Spagna – Italia 3 – 0: la sconfitta annunciata

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Qualificazioni ai Mondiali di calcio Russia 2018: Spagna – Italia  3 – 0. L’Italia torna dallo stadio Santiago Bernabeu di Madrid con una lezione dalla quale, temo, non imparerà nulla: perché non è solo la Nazionale italiana di calcio che è stata sconfitta, ma l’intero sistema calcistico azzurro.

Pensavo di scrivere un commento su Spagna – Italia, ma con il trascorrere del tempo i miei pensieri andavano a quel risultato: 3 – 0, pesante, a un gol dall’umiliazione, a due dalla manita e, a vedere come gioca la Spagna, a poco dalla vergogna. Ma le Furie Rosse ci hanno umiliato lo stesso, dimostrand quali sono il gioco e la mentalità da mettere in campo.

Spagna – Italia 3 – 0: sconfitta mediatica annunciata

Già lunedì mi è bastata la copertina della Gazzetta per capire che oggi a Madrid avremmo perso: “Cara Spagna, guarda perché Belotti vale 100 milioni”. Se domani El Mundo Deportivo titolerà: “Italia, hai visto perché Isco è inestimabile?” non ci trovo nulla di male anzi, mi sembra la risposta migliore ad una stampa superficiale, lecchina, faziosa, incompetente e che ha quella malsana tendenza a esaltare fin troppo facilmente un atleta di qualsiasi disciplina.
Un altro titolo che tirava male riguardava Insigne: “Insigne titolare, perché Lorenzo sa come fare al Bernabeu!”. Certo, l’esterno del Napoli ha segnato al Real Madrid nella scorsa Champions League. Peccato però che il Napoli alla fine abbia perso.
Guardiamo bene la rosa della Nazionale di Ventura: quante coppe internazionali ci sono tra i 22 convocati? Tolta la Coppa del Mondo del 2006, Darmian ha vinto l’Europa League con il Manchester la scorsa stagione e… e poi basta.
Dall’altra parte, solo Isco che ci ha rifilato due peri ha vinto 3 Champions League. Poi ci sarebbero tre tipi come Sergio Ramos, Piqué e Iniesta. Quindi quella rovesciata di Belotti avrebbe dovuto sporcare le mutande a questi quattro qui? La decantatissima BBC – Barzagli Bonucci Chiellini – doveva fermare le Furie Rosse? Mi sembra che affidarsi a quella coppia di centrali non abbia portato poi risultati in Nazionale. E non penso sia un caso se al di là delle Alpi non ha riscosso successi con il proprio club.
Durante la settimana non ho letto giornale che ammettesse la netta superiorità della Nazionale spagnola e che sarebbe stata una partita molto difficile. Certo non potevano che riportare le parole dei giocatori in conferenze stampa sempre più inutili: “ce la giochiamo”, “non partiamo sconfitti”, “possiamo stupire” (capisco che la vittoria azzurra fosse ben remunerata dagli scommettitori, ma definirla una sorpresa mi sembra svilente). Nessuno tra giocatori e giornalisti che abbia fatto cenno alla possiblià di perdere e di dover giocare uno spareggio per qualificarsi alla Coppa del Mondo in Russia. Capisco che bisogna essere fiduciosi, ma questo non significa che si debba perdere il senso della realtà. Josè Mourinho la chiamava prostituzione intelettuale. Lui l’ha sdoganata, i giornaliati la perpetuano.

Spagna – Italia 3 – 0: sconfitta sportiva

La Spagna ha giocato come suo solito, come sempre, come sa e cioè per l’unico risultato che conta: la vittoria. L’Italia invece, come la sua intera società, ama i calcoli le probabilità i giochini i tornaconti. Si è giocata, nel senso che ha gettato nella pattumiera, l’unica speranza che aveva di qualificarsi direttamente alla Coppa del Mondo di calcio in Russia, nella partita di andata giocata in casa propria, pareggiandola. Si era anche sforzata di trovare il gol, con tenerezza anche: sembrava la piccola squadra che affronta l’inarrivabile super potenza.
E neanche tanto in fondo, quello era in estrema sintesi: perché una squadra di calcio che scende in campo, avendocelo a favore, per cercare di non perdere, a mio modesto parere è una squadra piccola. A me hanno sempre insegnato che a calcio si gioca per vincere, altrimenti te ne stai a casa,
Chiaro che devi misurare anche la forza dell’avversario, ma in questo caso parliamo di Spagna – Italia e non di Caltanisetta – Real Madrid, non so se così mi spiego meglio.
All’andata la Spagna ha tenuto il gioco e, pur sforzandosi, l’Italia non è riuscita ad andare oltre il pareggio grazie a un rigore. Se all’andata avesse vinto, oggi sarebbe a pari punti, 18,
Questa sera la Spagna, giocando in casa propria (anche se il fattore campo agli spagnoli pare non faccia né caldo né freddo), ha giocato come suo solito: per vincere, che è l’unica cosa che conta (semi citazione da Giampiero Boniperti) dando una lezione di calcio.
Certo, se i suoi avversari, ovvero i nostri Nazionali, fossero scesi in campo con l’atteggiamento giusto almeno. Perché ho visto undici pulcini impauriti, incapaci di rispondere sia tecnicamente che psicologicamente, che si facevano saltare come birilli. Emblematico il secondo gol di Isco: quel pallone che riceve e che passa orizzontalmente mi ha fatto saltare i nervi perché non doveva arrivargli, ma gli Azzurri sono rimasti fermi, lenti nel capire cosa stesse succedendo. Ho detto “2 a 0” quando ho visto il passaggio. E ormai mi sono stancato di azzeccarle.
Possibile che il Bernabeu non carichi i giocatori? L’atteggiamento giusto non era affatto quello di questa sera, ma quello di Rino Gattuso ogni partita. Invece no, sai cosa gli frega a Busquets dei 100 milioni di Belotti? E meno male che Insigne sapeva come fare!
Vorrei cercare di capire perché Ventura si affidi ancora a Candreva che ha fatto bene un campionato per tornare quell’onesto uomo di fascia qual è, a Eder che è più che sopravvalutato, perché abbia voluto giocarsela con 2 soli centrocampisti contro il centrocampo più forte del mondo. Ma non è questione di uomini né di modulo: puoi essere Cristiano Ronaldo e avere quattro Paul Ince in mezzo al campo, ma se entri in campo rigido come un baccalà appena battutto non puoi combinare qualcosa di buono.

Cosa c’è da imparare dalla Spagna?

Il bilancio finale di questo week end è Spagna – Italia 6 – 0, perché venerdì sera l’Italia Under 21 ha perso in amichevole con lo stesso risultato. Tutte le nazionali di calcio spagnole, dalle giovanili alla selezione maggiore, giocano a calcio o meglio, giocano il pallone. Non mi sembra di vedere fisici bronzei e scultorei anzi: Iniesta mi sembra un semplice impiegato piuttosto annoiato e Isco il fighetto del bar più in voga del momento. Eppure giocano la palla che è una meraviglia e perfino Busquets, che coi piedi potrebbe essere il più sfigato della combriccola (ed è tutto dire!), ti scherza senza molto impegno.
Mentre il calcio spagnolo migliorava la sua tecnica fino a renderla eccellente, gli allenatori italiani puntavano alla fisicità alla corsa al moto chissenefrega se siamo inferiori, l’importante è dare il 110% che Conte amava molto facendo impazzire il popolo ma allo stesso tempo bollire i suoi.
Però a calcio si gioca coi piedi. Ogni tanto mettercela tutta paga, ogni tanto. Richiede molto sforzo e tanta forza e prima o poi esaurisci entrambi (oltre che te stesso se non hai qualcuno che ti faccia respirare).
La tecnica invece non si esaurisce. La impari da giovane e la devi coltivare, con serietà e gioia. Come diceva Holly Hutton: “non devi avere paura del pallone, il pallone è il mio amico” (anche dei marines dicevano qualcosa di simile o sbaglio!?).
Non si deve nemmeno aver paura dell’avversario però. Altrimenti quei 100 milioni diventano carta igienica.

 

Foto: twitter.com/Vivo_Azzurro

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