Referendum: la solitudine dei leader primi

Un commosso Renzi dichiara la fine del suo governo.
Matteo Renzi annuncia le dimissioni dopo l'esito del referendum costituzionale.

La sconfitta dell’uomo solo al comando.

Così potremmo riassumere l’esito referendario.

Una débacle annunciata che nemmeno un tour da oltre 200 tappe in giro per l’Italia, in meno di un mese, ha mitigato.

Cosa ci insegna questo risultato?

In primis che un leader, per quanto carismatico, ha sopravvalutato i propri mezzi e sottovalutato un popolo.

Sfrondata dalla patina dei talk show, dai salotti buoni e dai tweet repentini, la politica “del fare” di Renzi non ha saputo guadagnarsi la fiducia degli italiani, forse anche per via delle promesse non sempre mantenute e dell’atteggiamento adottato, talvolta spregiudicato.

Il voto testimonia la volontà del nostro paese di preferire lo status quo attuale e lo fa con la netta maggioranza dei voti.

È la dimostrazione che in Italia un uomo solo al comando non può tutto, e che, proprio per la spinta anti-sistemica che sta pervadendo le votazioni mondiali nell’ultimo periodo, occorre giocare d’anticipo intercettando la volontà del popolo prima di lanciarsi nell’agone delle urne.

Che cosa si poteva evitare?

In primis di farne una battaglia personale fin da subito.

Dire “se perdo vado a casa” in questo paese equivale ad aprire una dichiarazione di guerra con il mare in tempesta.

Si può solo cadere rovinosamente.

Perché questo è stato il referendum: una punizione collettiva per un presunto peccato di hybris di un uomo che ha voluto superare limiti dal valore sacro.

Se in molti concorderanno sul fatto che l’intento della riforma fosse positivo, lo stesso non si può dire sulla precisione dei suoi contenuti e sulla modalità con la quale è stata presentata al popolo.

Il referendum è stato proposto come un passaggio fondamentale per la Repubblica solo a tempo ormai scaduto, dando la precedenza all’idea di “unica via per evitare la palude”.

Questa dialettica su “paradi-sì” e “infer-no”  ha contribuito ad esasperare il clima, indebolendo una riforma dalle già esili fondamenta e fomentando l’acredine verso un’ipotesi di cambiamento malvista, per la sua estremizzazione.

La fretta è stata cattiva consigliera e i nemici creatisi attorno al fronte del sì, in questi mille giorni, hanno fatto il resto.

Le scelte difficili per il bene del paese ci sono e ci saranno sempre, ma bisogna concentrare in egual misura forma e sostanza, per sperare di ottenere qualche risultato.

Bisogna, soprattutto, muoversi per esaudire in maniera tangibile almeno alcune delle esigenze manifestate da un popolo in tumulto.

L’esperienza di governare l’Italia non è mai semplice e farlo da uomo solo al comando è ancora più complicato.

Ora più che mai, è necessario rinsaldare un dialogo deteriorato con un elettorato ultra-scettico e dubbioso. Un elettorato che va rispettato e interpretato correttamente per sperare di ottenere dei risultati, ed è necessario ricorrere alla concertazione e a un consenso esteso.

Non esistono scorciatoie, almeno non al momento, e il Referendum Costituzionale non era il banco ideale per una prova di forza, data la sua delicatezza.

Renzi forse è volato troppo vicino al sole, è stato malconsigliato e ha adottato una strategia rischiosa, ma ha dimostrato di avere la stoffa del leader, polarizzando una larga fetta dell’elettorato.

Questa sconfitta sarà preziosa per il suo eventuale futuro politico.

Ora non ci aspetta la fine del mondo, certo, ma si torna in una ulteriore fase di incertezza politica.

Con la necessità di individuare un nuovo governo provvisorio, prima di indire nuove elezioni, che grazie all’indefinita legge elettorale vigente e al dettato costituzionale invariato difficilmente consegneranno un governo in grado di avere autonomia di manovra, data l’eterna frammentazione politica.

Solo il tempo potrà giudicare il valore di questo voto per il nostro paese.

Nel frattempo, è giusto rispettare la volontà popolare e continuare a sperare in un cambiamento futuro, magari fondato su basi più solide e condivise.

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