The Last Reel (Recensione): dalla Cambogia a Udine FEFF 2015

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Al Far Est Film Festival è uno di quei giorni da cerchiare in rosso sulla data del calendario. Per la prima volta in diciassette edizioni è stato presentato in concorso un film cambogiano. Noi c’eravamo: ecco la recensione di “The last reel”

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A Udine le sorprese non finiscono mai. E sono talmente tante che non c’è nemmeno bisogno di aspettare la prima serata per ammirarle. In una mattinata piuttosto grigia e nuvolosa, al Teatro Nuovo va in scena un momento storico per gli annali di questa manifestazione. Alle ore 11.30 comincia infatti la proiezione di “The last reel” il primo film cambogiano proiettato al Feff. Già questa di per sé è una gran bella sorpresa per gli spettatori abituati a pellicole cinesi, giapponesi o coreane. Ma la rivelazione ancor più piacevole è stata quella di scoprire che alla regia del film c’era una donna. In un Paese in cui la discriminazione sessuale resta un elemento ancora troppo marcato e difficile da estirpare, Sotho Kulikar, riesce a dirigere un melodramma dalla tinte epiche e a portarlo nel cuore del Friuli per la sua anteprima europea.

Per farvi capire di cosa stiamo parlando dovete immaginarvi un film che unisce tra loro la prosopopea di “Ritorno a Cold Mountain” e la poetica nostalgica di “Nuovo cinema paradiso”. Connubio a prima vista spiazzante. Eppure la sfida della umile e introversa cineasta cambogiana è proprio quella di rendere omaggio al cinema del suo Paese. Protagonista del racconto è Veasna, ragazza splendida con un grande desiderio di indipendenza, costretta suo malgrado a sottostare alle regole familiari e a quelle coniugali che vorrebbero darla in sposa a un uomo che lei non conosce nemmeno. Un giorno, per caso, entra in un cinema abbandonato e lì la giovane scopre un film di quasi quarant’anni prima interpretato da sua madre. Lo stupore è talmente grande che Vesana farà di tutto pur di scoprire la verità su quella pellicola, finendo però con il sollevare ancora una volta le polveri sopite di un passato molto scomodo.

“The last reel” è un melodramma storico che mette in luce una pagina tragica degli annali cambogiani. Stiamo parlando dello stermino operato dai Khmer Rossi ai danni della cultura della Cambogia in una vera e propria guerra civile che aveva distrutto il Paese negli anni 70. Kulikar ricorda quella vicenda con una mano femminile e allo stesso tempo molto personale. Lo sforzo per compiere questa messa in scena è davvero notevole anche se i difetti non mancano. Uno su tutti l’eccessiva retorica con cui la pellicola narra i fatti della trama. La recitazione e diverse soluzioni narrative sono palesemente esagerate e quasi implausibili, senza contare il fatto che in quasi due ore di proiezione la noia e la stanchezza si fanno sentire in più punti. Colpa forse di un film che andrebbe ammirato ma che risente troppo della distanza tra la sua cultura e la nostra cultura occidentale. Si capisce subito che “The last reel” non è un film comune, non è cioè il classico film asiatico che vuole strizzare l’occhio alle pellicole occidentali. E’ un esperimento molto biografico e personale che racconta un mondo e un passato per noi distantissimi. E’ proprio in questa distanza che si nasconde l’elemento più perturbante del film di Sotho Kulkar. Ancora una volta il Feff riesce ad avvicinare culture tra loro quasi agli antipodi, ma che grazie al cinema e alla magia di un festival come questo, possono conoscersi ed apprezzarsi sotto il tetto comune della stessa sala.

Alvise Wollner

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