Profumo di casa

01

Il mondo, la strada, il caos, il traffico, Sao Paolo, Brasile.
Il numero è il 163.
Ecco, ci sono. CASA ELLI.
Il numero civico è visibile, classico, curato, di quelli che non si vedono più in giro (non so voi, ma a volte sembra una caccia al tesoro trovarlo!).

04Una porta, la soglia di casa, mi accoglie nella sua imponenza gentile.
Si tratta di una porta-protagonista, è la porta di Casa.
Dalle vetrate, intravedo legno caldo, fiori, libri. Per lo più elementi semplici, primari, fondamentali.

Varco l’ingresso e mi trovo immersa in uno scenario perfettamente familiare. Non è possibile, non ci sono mai stata, non so nulla di questo posto, che è una gelateria ma che è molto di più.
La sensazione è la stessa che si prova quando si va a casa un amico: ti senti accolto, ospite, benvenuto.
Oppure può essere la casa della nonna, di una “nonna-sprint”, di quelle che colgono il bello del tempo e lo reinterpretano secondo un gusto a noi più vicino, di quelle che capiscono il valore degli oggetti e la qualità dei materiali, di quelle che apprezzano la musica classica e il pranzo domenicale, ma che girano con l’iPad e dicono che Luca Argentero sia un gran bel “toso”.

 

Cerco di guardare, di andare oltre il primo sguardo, di capire a cosa sia dovuta la sensazione di casa.

Tutto richiama gli anni dorati del dopoguerra italiano: il periodo mitico in cui il made in Italy diventa la garanzia del buon gusto, sotto ogni forma.
Lo scenario è quello di Vacanze romane, della Dolce vita di Fellini, della Vespa, del Settebello (il treno disegnato da Guido Minoletti, che collega Roma e Milano), della Superleggera di Giò Ponti, del boom della televisione, di Carosello e degli spot pubblicitari passati alla storia (Olivetti, Cinzano Soda al mare, Barilla, …), delle creazioni sartoriali delle sorelle Fontana, Emilio Pucci e Fernanda Gattinoni.
Uno dei riti tipicamente italiani, quello del caffè al bar, nasce proprio in questi anni, grazie alla nascita di nuovi modelli di macchina per il caffè.
Non è un caso se l’architetto italiano Ernesto Rogers parla di questi anni di crescita, qualità e buonumore come capaci di “trasformare in poetico canto ogni rappresentazione formale dell’esistenza: dal cucchiaio alla città”.
I prodotti e la qualità italiana sono esportati in tutto il mondo.
Italia docet.

Sembra si voglia far rivivere una qualità tipicamente italiana, un’idea di artigianalità e di competenza del fare che si rivela nella scelta di ogni dettaglio.
07Le sedute assumono forme semplici e sinuose, struttura lignea e leggera e imbottitura con tessuti dai colori tenui ma di carattere (il rosa antico, il verde, l’azzurro carta da zucchero, il giallo caldo). Le poltrone, eleganti, belle, funzionali, con la loro forma netta e pulita, invogliano a stare.
Altro tocco di classe è dato dalle lampade. Colori decisi, forma essenziale, dettagli in ottone, parlano di lusso artigiano, di eleganza senza tempo, di ricchezza della semplicità.
Non c’è ridondanza, né citazione.

Il bancone, in legno e con parti verniciate in azzurro, il colore istituzionale, ha un ruolo chiave. Con la sua modulazione a differenti altezze sembra essere progettato con un intento prioritario: i clienti, gli ospiti della casa, sono i protagonisti, vanno guidati e, anche senza una loro presa di coscienza, devono avere la sensazione di sentirsi a proprio agio, a casa appunto.

Il designer progetta con un occhio capace di immaginare, di pre-vedere.
05Il suo lavoro è buono quando accompagna e rende protagonisti i fruitori dei suoi artefatti (oggetti, edifici, ma anche giornali, video, siti, qualsiasi cosa) senza che essi ne siano consapevoli.
E poi.
Stando in questo posto si ha la sensazione che tutto parli la stessa lingua, narri di uno stesso mondo.
E’ stata progettata un’esperienza, non (solo) una gelateria.
Comincio a capire quella sensazione di familiarità.

Ordino il gelato (la frutta brasiliana è insuperabile, un gelato al mango così non so se lo troverò altrove).
Me lo gusto con calma, sfoglio un libro, parlo con una signora, noto i dettagli in ottone.
Coppette, copriconi, salviette, cartelli segnaposto, packaging e nastrini, tutto comunica casa e italianità.
Come direbbe Rogers, ogni forma, ogni cosa, ogni azione è stata trasformata in poetico canto.

Esco con del gelato take-away (contenuto in un packaging-pacchettoregalo) pensando che ci potrei proprio portare la mia nonna-sprint, e pure Luca Argentero sarebbe il benvenuto…

ps: per la cronaca, il progetto di CASA ELLI è di uno studio creativo italianissimo e giovanissimo, ma allo stesso tempo internazionale e pieno di esperienza… Olivia pop!

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