Mini in Boboland

ledailysirien

Per questo nuovo appuntamento di Mini dans le métro niente musei, mostre o esposizioni fotografiche. Oggi voglio portarvi semplicemente a fare una passeggiata nel mio quartiere.

La vostra Mini abita (con Maman Gioiuzza, Papà Chéri e Nairi le chat) nel X arrondissement di Parigi, ribattezzato Boboland.

Inizialmente multietnico, abitato prevalentemente da curdi e pakistanesi, il decimo (le dixième, come lo chiamano i parigini) è oggi uno dei quartiere alla moda della nostra capitale.

Da qualche anno infatti, i bobos hanno invaso il quartiere (contribuendo all’impennata dei prezzi delle abitazioni, in media 10.000 euro al m2) e convivono con i vecchi abitante in un colorato melting pot culturale e sociale.

Cos’è un bobo, volete sapere?

Il termine è usato ante-litteram da Guy de Maupassant nel 1885 nel romanzo Bel-Ami. Se siete curiosi, leggetevi pure il Bel-Ami, perché io non ve ne dico di più (dispettosa la vostra Mini!).

Potrei parlarvi del giornalista americano David Brooks e del suo Bobos in Paradise, ma mi limiterò a dirvi che bobo è la contrazione di bourgeois-bohème.

Il bourgeois-bohème è la variante gallica dell’hipster anglosassone.

Di mestiere fa l’architetto, o il grafico o mette su delle start-up, mangia rigorosamente bio e ha un look tutto suo (adesso capisco il perché di certi look miei e di Maman che prima non riuscivo proprio a spiegarmi!). Il bobo vota a sinistra o al massimo per i verdi, a tal punto che il Fronte nazionale ne ha fatto uno dei bersagli della sua campagna. E no, neanche io ti amo, Marine (Le Pen): il mio cuore batte per Jean-Luc (Mélenchon). Ehi JL ho votato per te alle ultime presidenziali e voterò per te for ever… Ehm, scusatela, Maman si è lasciata un po’ trasportare… Jean-Luc je t’aimeeeeee… Ok, Gioiuzza, basta, lo abbiamo capito che lo ami.

Dopo questa doverosa premessa, che ne dite di partire alla scoperta di Boboland?

Scendiamo alla fermata Strasbourg- St Denis: la stazione si trova all’incrocio fra il boulevard de Strasbourg e la rue du Faubourg-Saint Denis (Saint Denis fu il primo vescovo di Parigi), da cui prende il nome.

Usciti in superficie, non possiamo non notare la Porte Saint Denis, un imponente arco di trionfo costruito nel  1672 ad opera dell’architetto François Blondel in onore di Luigi XIV, il re Sole.

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Incamminiamoci sulla rue du Faubourg Saint Denis.

Sulla destra Julien, uno dei locali del gruppo Flo, che annovera alcune fra le più belle brasseries di Paris, come La Coupole e Bofinger.  Gioiello dello stile Art Nouveau, classé monument historique, Julien è da sempre il ristorante dove festeggiamo i momenti importanti in famiglia: è qui infatti che, quando avevo appena dieci giorni, abbiamo brindato al mio arrivo con i Nonni e lo zio Joey, il fratello di Gioiuzza. Ma questo ve lo racconterò la prossima volta.

2)julien

Proseguendo sulla sinistra Jeannette, dal nome della antica proprietaria, è oggi uno dei cafés branchés della capitale, la place to be. Ripreso dai fratelli Moussié, che ne hanno conservato inalterato il vecchio arredamento (comptoir in zinco, tavolini in formica etc), vi ritroverete intatta l’atmosfera di un vecchio bistrot di quartiere.

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Di fronte, il Passage Brady con i suoi ristoranti indiani. La cucina indiana è la preferita di Maman, che ama mangiare piccante, piccantissimo. E qui, dai samosa in entrée al biryani al curry di verdura, tutto è fatto per incendiarvi la bocca. Per spegnere il fuoco, provate ad accompagnare il tutto con un lassi alla rosa.

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E  se volete fare il giro del mondo in cucina, avete solo l’imbarazzo della scelta.

Da Le Daily Sirien, oltre a comprare giornali e magazines, potrete gustare degli ottimi falafel.

Se invece preferite le mézès, c’è il ristorante turco Istambul. Gioiuzza ve lo consiglia particolarmente per la sala accogliente in stile turco, e per l’ottimo rapporto qualità-prezzo: le porzioni sono abbondanti e gli ingredienti freschissimi. Un suggerimento: chiedete di mettervi da parte i baklava (dessert a base di pasta phyllo, miele e noci, accompagnato da yogurt greco) prima di iniziare a mangiare perché vanno veramente a ruba, e rischiate di rimanere senza.

Per uno spuntino veloce ma gustoso, niente di meglio di un sandwich curdo da Urfa Dürüm (ve ne parlo qui).

E per i fan della cucina a stelle&strisce nessun problema: all’Epicerie de la Cour (6 Cour des Petites Écuries) troverete degli ottimi bagels, da Paris New York dei succulenti hamburger e uno dei migliori cheese-cake di Parigi. Per gli hot-dog invece andiamo da Hutch, (ve ne parlo qui.) E se vi interessa saperlo, quelle che vedete in foto qui sotto siamo io e la mia madrina che era venuta a trovarmi da Barcellona.

hotdog

hamburger

Per l’aperitivo, fermiamoci al Cadran (ve ne parlo qui). Io ci vado spesso con Maman e Papa, perché fanno le migliori frites (patatine fritte) di Paris, ed io vado matta per le frites. E possiamo anche decidere di fermarci per cena. A pranzo e a cena infatti al Cadran servono alcuni classici della cucina “veloce” francese: steak e frites, salade de chèvre chaud, oeufs mimosa. Niente di complicato, certo, ma sono sicura che le foto qui sotto vi faranno venire l’acquolina in bocca.

La nostra passeggiata finisce con un dernier verre, il bicchiere della staffa, allo Swinging Londress. In questo animato café sono stata presentata ufficialmente agli amici di Maman e Papa all’età di due settimane. Vi consiglio di andarci anche per il brunch della domenica, per approfittare dei raggi di sole che bagnano i tavoli sulla strada.

Allora, vi è piaciuta questa visita del mio quartiere? la prossima volta, se restate con me, vi porto a cena chez Julien.

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2 Comments

  • Ahah allora sei una habitué dei caffés…bobo bobo…nome alquanto strampalato. Chissà se anche loro camminano senza scarpine come una che vedo spesso nei post di Gioiuzza 😉
    Bellissimo articolo!
    Non vedo l’ora di entrare con voi da Julien 😉
    Bisou de Rome xoxo
    Cecilia K

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