“Le Otto Montagne” di Paolo Cognetti

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Siamo verso la fine del libro, ma proprio da qui voglio partire.

“Fu un vecchio nepalese, tempo dopo, a raccontarmi delle otto montagne. […] gli dissi che c’era una montagna, dov’ero cresciuto io, a cui ero molto legato, e che da lì mi era nato il desiderio di vedere le più belle e lontane del mondo. – Ah ,- disse lui. – Ho capito. Stai facendo il giro delle otto montagne. – Le otto montagne?  L’uomo raccolse un bastoncino con cui tracciò un cerchio nella terra. Gli venne perfetto, si vedeva che era abituato a disegnarne. Poi dentro al cerchio, tracciò un diametro, e poi un secondo perpendicolare al primo, e poi un terzo e un quarto lungo le bisettrici, ottenendo una ruota con otto raggi.

[…] Noi diciamo che al centro del mondo c’è un monte altissimo, il Sumeru. Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi. […] Comunque puntò il bastoncino al centro, e concluse: – E diciamo: avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?”

Le Otto Montagne di Paolo Cognetti è un romanzo incredibile nella sua semplicità.  Parla di riconciliazione col passato, di amicizia autentica, di affetti perduti e di esplorazione. La montagna insegna a mettere un passo davanti all’altro, parla di silenzio, tempo e misura. È un modo di vivere, concreto e semplice.

Un romanzo umano, per niente retorico, a tratti amaro. Così come a volte lo è la vita. Misurarsi con la montagna significa affrontare la solitudine e la fatica. È Il luogo ideale  per entrare in contatto con se stessi, senza illusioni.

Se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l’acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c’è più niente per te, mentre il futuro è l’acqua che scende dall’alto, portando pericoli e sorprese. Il passato è a valle, il futuro a monte. Ecco come avrei dovuto rispondere a mio padre, qualunque sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa.

In qualche modo, la montagna restituisce ciò che la vita sottrae. Le Otto Montagne sono gli affetti, le persone care, il monte Suremu è il nostro io. Avrà imparato di più chi…

“Ciao, come va?” mi chiese mia sorella. “Niente vivo in montagna. L’aria è buona quindi non c’è male. Non c’è un cinema, solo qualche negozio di alimentari… non molto di più”. La parola – Montanaro- , per chi è nato in città o in pianura come me, spesso identifica qualcosa di “chiuso”, ostinato, troppo sulle sue. In effetti qualcosa di vero c’è, ma per dei motivi, spesso diversi da quelli che credevo. La montagna parla e gli abitanti l’ascoltano. Come se le chiacchiere non riescano a raggiungere una certa altitudine. Poco tempo dopo il mio trasferimento, ogni prospettiva e idea riguardo la vita è cambiata. Vedevo le persone in modo diverso ed io non ero più la stessa di sempre. Penso che “la voce dall’Universo” si possa sentire meglio in alto. Esplorazione e avventura sono il mio pane quotidiano, perchè sentivo, e ora ne sono certa, che la montagna ha sempre qualcosa da dirmi… qualcosa che parla di verità.

Ovunque mi porterà la vita, questo ricordo rimarrà indelebile nel mio cuore, come le “Otto montagne”.

Da mio padre avevo imparato, molto tempo dopo avere smesso di seguirlo sui sentieri, che in certe vite esistono montagne a cui non è possibile tornare. Che nelle vite come la mia e la sua non si può tornare alla montagna che sta al centro di tutte le altre, e all’inizio della propria storia…

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