La strizzata (provocazione sul bonus giovani)

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Siete a capo di un’azienda, di piccole, medie o grandi dimensioni. Avete subito la crisi iniziata nel 2008 e dalla quale non siete ancora usciti. E, per colpa di questa crisi economica, come tanti altri imprenditori, dirigenti e manager, avete dovuto tagliare le spese: questo significa soprattutto un taglio delle spese più ingenti, che pesano maggiormente sui bilanci, ovvero i lavoratori. I materiali servono per produrre e così anche le macchine, che costano tanto quanto la manutenzione e l’energia elettrica; le spese energetiche, d’altra parte, non si possono eliminare, sebbene non smettano di appesantirsi. Ciò che resta da tagliare, l’ambito da cui potete ancora mungere qualche risparmio è quello umano: tagliando straordinari all’inizio, passando alla cassa integrazione poi, e infine licenziando. Con meno personale, ci sono meno stipendi da pagare, ma c’è anche minore forza lavoro; ma la razionalità del capitale vi ha insegnato che i lavoratori, per propria indole umana, tendono a prendersi certi spazi di pausa, per andare in bagno, per fare uno spuntino, per respirare, eliminati i quali è possibile strizzare dal ridotto numero di dipendenti una produttività pari – se non maggiore – rispetto a quanto si otteneva dal numero di dipendenti prima della crisi. E così, strizzate, strizzate con il cuore che vi duole se siete in una piccola azienda e avete contatti con quegli esseri umani a cui chiedete uno sforzo per il bene di un’azienda non loro, che principalmente fornirà profitto non a loro – loro, infatti, avranno uno stipendio esattamente uguale (se non minore) a prima. Strizzate con maggiore cinismo, invece, se siete rinchiusi negli uffici amministrativi di una grande azienda, se quindi i vostri dipendenti non sono altro che numeri in un bilancio, se quasi nemmeno sapete dove sia la zona produttiva che tanto vi costa a fine mese.

A ogni modo, la crisi vi ha insegnato con impeccabile crudeltà che potete raggiungere ragguardevoli obiettivi senza spendere quanto prima spendevate per stipendi e tasse sul personale. La crisi, come ormai il luogo comune ci costringe a dire, è anche un momento di opportunità e quando la crisi finirà, voi avrete la vostra opportunità: continuare a fare profitto, con minori spese di personale. E ne volete certamente godere, di questo premio alla resistenza, tanto che, se il sistema economico che vi ha lasciati a terra, ora con il volto del sistema politico vi vuole incentivare a nuove assunzioni di giovani leve, il vostro pensiero primario è: perché dovrei ascoltarti, sistema economico? Perché dovrei darti una mano a risollevarti, dato che sei tu che mi hai scagliato a terra? E il pensiero secondario è: perché dovrei assumere, se quello che facevo prima, lo faccio ora, con minori spese e chiedendo ai miei lavoratori di correre di più, di rinunciare ad aumenti e a diritti?

Come biasimarvi?

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