Il Potere della Musica: una canzone per te

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A me le cose non piacciono.

Io mi innamoro. Forte – per citare un famoso libro ed una pessima frase.

Mi folgoro e per attimi lunghi un’era geologica entro in un loop che mi devasta, fino ad avere la nausea di quella cosa.

Non so esattamente perché mi accada, ma è come se mi stessero cucendo qualcosa addosso e sentirmi completamente affine a qualcosa mi sembra quantomeno singolare.

 

Oggi è il turno di un gruppo musicale italiano.

Ho una mia idea, incredibilmente arbitraria di cosa piaccia a chi.

I fruitori della musica per me si dividono in sole due fazioni:

  • Chi ammira i testi
  • Chi ama la melodia sotto al testo e non presta attenzione alle parole.

Di solito si definisce proprietario dei diritti di una canzone chi ha creato il testo, quando in realtà personalmente credo che la parte più difficile sia studiare il magico suono delle note che comporranno lo spartito che ci fa tenere in testa quelle parole.

Credo che se a scuola non leggessimo sui libri ma inventassimo una filastrocca di sottofondo che accompagni le vittoriose battaglie di Napoleone, oggi ci ricorderemmo anche i suoi successi, invece che la sua unica sconfitta.

Io faccio parte del primo gruppo: io amo ascoltare una canzone e comprenderne il testo solo perché talvolta avrei voluto scrivere io quelle parole. Mi sale un’invidia che non provo nemmeno quando Bolt corre i 100 metri mentre io mangio la torta ai mars sul divano, o Irina Shayk cammina sulla passerella di Victoria’s Secret.

Niente. Io vorrei scrivere come loro, trasferire emozioni come loro le trasferiscono a me.  

Ricordo di aver detto all’insegnante di inglese delle medie che avrei voluto continuare a studiare le lingue solo perché mi infastidiva ascoltare una canzone e non riuscire a comprenderne il testo.
Quando poi cominciavo a capire il testo, tutte le canzoni che da piccola amavo profondamente hanno rivelato il loro perché: semplicemente, erano e sono tutt’oggi splendide nelle loro piccole frasette perfette.

via pinterest
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Quanto al panorama musicale italiano, oggi parto dal presupposto che ci sia una vera e propria moria. Un buon 80% della musica commerciale strimpella note di malinconia, storie struggenti, versi respirati da adulti che pare provino l’amore che provano solo le 14 enni brufolose che vorrebbero stare con il più figo della scuola e questo non le caga.

Manco a 14 anni provavo l’amore di cui parla Laura Pausini oggi che di anni ne ha 42.

Oggi rimango folgorata dai Thegiornalisti, che buttano lì una strofa che avrei voluto uscisse dal mio cervello per tutte le volte che ho pensato la stessa cosa ma non ho saputo scriverla.

Si intitola Sold Out: il cantante spera di trovare una chiesa gremita, un paradiso colmo di persone e di lasciare una canzone che canta guidando come un pazzo verso un luogo che non conosce.

 

Per quando corri in macchina alle due di notte

 

Senza una meta

Senza una strada

Con gli occhi lucidi

E la sigaretta-a-aaaa-ah-ah

Tra le tue dita di seta

 

Vorrei morire brillo

Mentre canto questa canzone

Correndo a duemila come un coglione

 

 

Mi sono innamorata. Punto. E come ogni grande amore, non sai spiegare il perché di tutto ciò e se lo sapessi spiegare, non sarebbe così tanto amore.

 

Le canzoni sono fatte così. Hanno lo scopo primario di smuoverti senza dirti niente.

Vogliono essere il più vaghe possibile per poter colpire più persone possibile e farti sembrare le abbiano scritte per te.

Ed oggi mi sento così. Voglio credere questa canzone l’abbiano scritta per me, per raccontarmi perché corro a duemila come una cogliona.

 

 

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