Il capo non sono io e questo è un privilegio

Gushmag team

Mettetevi comodi. Scriverò molto. È giunta l’ora di un Summary pre-ferie.

Dal 2013 in questo spazio di contaminazione e parole mi chiamano il Boss (giuro, non scherzo). Inutile tirarsi indietro oggi, questo sono, questa è la mia responsabilità e questo è il momento più opportuno per analizzare il significato di questa parola.

Nella vita, in generale, sono il grigio delle posizioni; l’atteggiamento ‘o bianco o nero‘ non sono mai riuscita a comprenderlo. L’essere ‘sfumato‘ ti porta inevitabilmente a doverti mettere in discussione costantemente, in diverse situazioni, anzi, in tutte le situazioni che il tuo Io ha deciso di sperimentare. Io di esperimenti ne ho voluti fare tanti e la domanda “Come fai?” comincia a starmi molto stretta. Sono passate diverse settimane dall’ultima volta che ho vomitato uno stomaco intero su questo spazio che un giorno ho creato perché avevo voglia di testare, con un gruppo di persone, le molteplici sfaccettature di Sua Maestà la Parola. Acque, nuvole e tornadi, task, riunioni e mail.

Ogni tanto, però, sento la necessità naturale di respirare scrivendo.

L’età avanza, le emozioni pure. Si piange per il nulla e per il tutto. Alle volte, le peggiori, non si percepisce neppure la strana sensazione del dover andare al bagno. Sorso dopo sorso si cammina. Ma quando si ricoprono le ‘Posizioni’ in una gerarchia queste cose facilmente si negano e si nascondono sotto le truccate occhiaie. (Il perché mostrarsi umani è ancora un tabù non l’ho ancora contemplato).

Nel mondo tutto si gestisce. Si regola, si pianifica, si programma, ogni cosa si infastidisce ancor prima d’esser compiuta. Anche le relazioni e le reazioni. Io e la mia incoerenza perenne (che è sostanza di un continuo ‘mettersi in discussione’), alle volte ci chiediamo: Ma voi, Come fate a non cambiare idea su niente?

Oggi dopo settimane placo l’orologio, riprendo in mano questa enorme situazione e scrivo.

Quando si coordina un team di persone, io credo non bisogna lasciare nulla al caso. È un atto di dedizione, di fiducia, di stima, di tempo, tanto tempo.

Una cosa però è la più meravigliosa e severa da tenere in considerazione: la propria Coscienza. Matura, spiazzante, sorridente, ma affranta dalla verità che si rivelerà da lì a poco. (Tipo: Hai sempre pensato di esser fotogenica fino alla stampa). Un mondo di positiva creatività messo in disparte per far spazio all’esame più grande: ascoltare tante voci per avere sempre il quadro fin troppo chiaro. Questo, ve lo giuro, è la cosa più complessa di tutte.

I team non sono numeri, registri, badge. I team sono Persone e anche questa è una delle cose più complesse da comprendere quando sei il Boss.

La gente parla moltissimo. Parla del più del meno dell’uguale. La gente parla di tutto quello che crede di sapere senza saper nulla. Parla dando giudizi, conclusioni, affretta sentenze, si manifesta potente di fronte ad orecchie sorde e sta in silenzio quando è il momento di parlare. Le persone sono diverse, tutte. Tutte hanno le proprie ragioni, scuse, giornate no e personali questioni che non riporteranno mai sui tavoli delle riunioni. In questi mesi ho assistito a tutto questo. Ho osservato la convenienza degli atteggiamenti, le parole sincere dell’ultimo giorno, le cose che non vengono sempre dette e va bene così, il dirti le cose carine perché sei il Boss, l’offenderti come il peggior nemico perché per sbaglio hai preso una decisione affrettata.

Tante volte in questo percorso dall’angolo del silenzio ho sentito la parola ‘incoerenza‘ sparata a caso, senza studiare il percorso ma solo la meta, quella che personalmente in autonomia ognuno ha disegnato come tale.
Quando mi chiedono ‘Come fai?‘, io in realtà m’infastidisco. Quella domanda è riferita alle tante cose quotidiane tra ufficio, figli, case e cose, ma non alla Sostanza del fare tutto questo. Non si riferisce, perché non si conosce, quanto è complesso amare il proprio team, farlo crescere con cura, decidere che strada intraprendere e perseguire il miglior obiettivo per tutti. Si pensa sempre che il ‘Capo’ è quello dei propri interessi, del numero, del foglio Excel, dei sotterfugi per il proprio Bene. Il vero Capo di un team però non è il Boss. La chimica tra le persone non può essere imposta, in nessun contesto.
Io ho cominciato a capire che riesco a fare tutto questo con serenità quando ho compreso che il vero capo in un gruppo di persone sono le Persone. Il loro entusiasmo, il loro trasporto, il loro valore, il loro funzionare quando il sistema è costituito da soluzioni e non da problemi: questa è la più grande gratificazione.

Non è facile, ma le soddisfazioni più grandi in un team, come nell’amore tra due persone, si manifestano quando Tu Responsabile aspetti il passare dell’innamoramento iniziale dovuto all’entusiasmo ed è lì che non te ne devi andare. Significa lottare con passione per un fattore comune, senza mai dimenticarsi delle differenze di genere, di modo, di tempi, di forme e di Sostanze; senza dimenticare che l’obiettivo principale di un’azienda è sì fatturare, ma senza le Persone e la loro carica positiva questo obiettivo è vuoto.

Una donna responsabile di un’impresa, under 30, con 2 figli assume la fisionomia di una bestemmia nel pensare comune. Anzi, sì arriva anche a disprezzare per invidia distruttiva o mancanza di completezza delle informazioni. Eppure già, questo sono per le carte burocratiche, per le gerarchie e il “Come faccio” è una delle domande più sbagliate che mi possono fare. Perché è come chiedere ad un cane come fa a pisciare su un albero con una gamba alzata. Quello fa, perché quello è. Per me essere il Capo è essere un team che funziona e con immensa gioia vado in ferie conscia che questo è il mio presente (e futuro?), questo è e sarà il mio buon caro Gushmag.

– giuro che volevo solo condividere questo video simpatico in realtà, ma poi mi son fatta prendere –

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