(Gay) pride and (homophobic) prejudice

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Quando ho cominciato a scrivere questa rubrica mi sono ripromessa di uscire il più possibile dalla mia sfera di azione e pensiero, dando spazio a prospettive diverse.

Sul momento non avevo considerato che in qualche occasione l’opinione degli altri potesse arrivare a collidere con la mia a tal punto da spingermi alla critica feroce. Ma sono contenta che sia successo. Oggi quindi non vi parlo dell’opinione altrui, ma della mia opinione sull’opinione altrui riguardo all’omosessualità.

Qualche giorno fa ero su un treno semivuoto al ritorno da lavoro. Due ragazzi in piedi a qualche metro da me stavano parlando in italiano. Non ho prestato particolare attenzione alle loro parole finché uno dei due se n’è uscito con questa originalissima frase, palese apice della suo acume: “No ma figurati io non ho niente contro i gay, basta che mi lascino stare e stiano per i fatti loro”.

Basta che ti lascino stare? Ma chi pensi di essere? Cosa credi che facciano gli omosessuali esattamente, che avvertano la tua presenza a chilometri di distanza e si mettano in agguato per poi attaccarti e stuprarti? Fidati.

E poi la perla. NON HO NIENTE CONTRO I GAY.

Ma ci mancherebbe, omofobo decerebrato. Tu non hai il diritto  di avere niente contro nessuno, io invece ho molto contro la tua assenza di materia grigia.

Vedete, io credo fermamente nella diplomazia, nel portare alla comprensione, nel dialogo e nella crescita, ma credo anche che in questo caso il fine sia più rilevante del mezzo quindi non mi risparmierò perché vi giuro che sentendo o leggendo frasi come quella che vi ho citato mi chiedo seriamente in che mondo  viviamo.

Cioè, capiamoci, ESISTONO PERSONE CHE DISCRIMINANO ALTRE PERSONE SULLA BASE DELL’AMORE. Ma vi pare normale giudicare qualcuno per il modo in cui ama? Per chi ama? Penso sia la cosa più grave che si possa fare, la più irrispettosa nei confronti dell’umanità e, per chi ci crede, di chi ci ha messo su questo mondo. Tra l’altro ogni singolo libro sacro e ogni singola religione mettono al loro centro l’amore per l’altro e la gente cosa fa? Odia. Odia chi ama.

E poi, sveglia! L’omosessualità non è contagiosa e se ad un uomo piacciono altri uomini non vuol dire che ti trasmetterà per osmosi il gene gay.

Poi, certo, c’è anche l’evergreen: “E’ contro natura”. Ma chi? Ma cosa? Ma cosa stai blaterando? Sai cos’è contro natura? La ridotta dimensione di un cervello che formula certe frasi. Già, perché proprio quel cosiddetto cervello è incapace di capire che la natura per poter funzionare segue degli equilibri fatti di diversità. La natura è complessa e misteriosa ma perfetta, e l’uomo con i suoi sistemi artificiali e macchinosi è l’ultimo a poter giudicare ciò che è naturale e ciò che non lo è. Se c’è una cosa certa, tuttavia, è che io sono nata da mia madre, la mia amica lesbica e il mio amico gay dalle loro, quindi siamo tutti parte della natura e del suo procedere. Insomma prima di usare parole di cui non comprendete il significato quantomeno informatevi. E questo apre l’ennesima questione: c’è chi nemmeno ha un’idea chiara su cosa sia l’omosessualità. Un conto è giudicare senza conoscere (già grave) un conto è condannare alla pena capitale senza conoscere. Un’azione che denota ineducazione, passività e soprattutto ignoranza nel senso più letterale della parola.

Nella top 5 della nostra classifica “Stereotipi sull’omosessualità” rientra anche “è una malattia e va curata”. Se l’omosessualità è una malattia, l’omofobia è una malattia terminale, e spesso purtroppo incurabile. No, l’omosessualità non è una malattia, non è una decisione né un comportamento. Omosessualità non vuol dire boa di piume sugli uomini e camicie a quadrettoni sulle donne.

Quando mi esprimo su questo argomento spesso mi viene detto di stare calma e rassegnarmi perché l’omofobia è quel che è e non la si può fermare. Ma io mi rifiuto di crederlo e mi rifiuto di tacere solo perché quello che dico potrebbe essere contestato o perché sembra forse banale. Non smetto di indignarmi e stupirmi della cattiveria che vedo e sento e nessuno dovrebbe rassegnarsi a questa realtà. È una cosa che riguarda tutti, deve essere una cosa che riguarda tutti. Vedete, l’omofobia non è un fenomeno isolato e relativamente poco dannoso. Assolutamente no. Essa rientra nel più ampio e pericoloso insieme della discriminazione. E la discriminazione non fa prigionieri, non lascia scampo che tu sia sovrappeso o disabile o porti gli occhiali o balbetti o venga da un altro paese. Tutto ciò che non rispecchia lo stereotipo deciso dalla maggioranza e dai poteri forti è guardato dall’alto in basso, come si trattasse di un effetto indesiderato dello sviluppo, una falla nel sistema. Quindi se pensate che l’omofobia di per sé non sia un problema, mettetela insieme a tutti gli altri tipi di discriminazione e vedrete che non solo è un problema, ma coinvolge la società intera, voi e me inclusi.

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Poi, ovviamente, c’è quel povero, mal interpretato concetto di libertà di pensiero.

Omofobi miei carissimi, libertà di pensiero potrà anche significare libertà di ignoranza ma non significa giustificare la discriminazione e la violenza psicologica e fisica che la discriminazione comporta. Pertanto sì, potete pensare quello che volete (aiuto) ma non siete autorizzati a fare delle vostre idee una crociata contro la diversità.

Tra l’altro, e ora voglio alleggerire un po’ l’atmosfera, diversità de che? Se ci pensate l’eterosessualità è come la metà di una mela unita alla metà di un’arancia. L’omosessualità invece è come l’unione di due mezze mele. Cos’è contro natura adesso, eh?

Non per rigirare il coltello nella piaga, ma omofobi 0 gay 1.

In tutto questo, vi lascio con una morale ironica. Se davvero per voi essere gay vuol dire essere sbagliati, deviati, andare contro l’amore predicato dalla vostra religione o contro la natura….Beh, voi siete sicuramente molto, molto gay.

Tengo a sottolineare che questa mia durezza non vuole essere una critica sterile ma vuole avere un impatto forte e fermo perché non è accettabile che ci sia tale odio verso l’altro, specialmente non in questo momento dove l’umanità sembra essere così bisognosa di dimostrazioni d’amore.

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