Fronte del Fuoco – Intervista a Michele D’Amore

Copertina_Fronte del Fuoco_ Michele D'Amore

È il 26 Giugno e Iglesias brucia.

Lo sento, lo vedo da qui, dalla regione che mi ha accolto, dal Veneto.

Anche io sono lontana da casa.

 

Lo sento, lo vedo.

La terra sarda è un suolo che non ho ancora toccato ma che vedrò con i miei occhi fra poco meno di una settimana.

La vedo bruciare dalle foto su Facebook, telegiornale spesso poco reale ma senza dubbio campione di real time.

Una collega di Gushmag abita lì. Sento la paura e l’amore dalle sue didascalie.

Ho caldo. Fa caldo, in questo Giugno rovente. Percepisco le fiamme, empaticamente, da quelle immagini.

 

Spesso la casualità è talmente poco aleatoria che sembra guidata da una mano invisibile.

Nel pomeriggio di quello stesso 26 Giugno, sono venuta a conoscenza di Fronte del Fuoco, il nuovo libro di Michele D’Amore. 

Michele D'Amore

Un romanzo verista ed autobiografico, un romanzo scritto da un autore sardo, volontario antincendio della Protezione Civile in Sardegna, ma trapiantato a Milano.

Fronte del Fuoco.

Il fuoco è il vero protagonista del romanzo, da corollario il fronte organizzato per combatterlo.

Co-protagonisti John e Jack, entrati nella Protezione Civile ognuno per i propri motivi, entrambi però legati da un amore indissolubile per la propria terra.

Intervisto Michele il giorno successivo.

Ciao Michele, grazie per il tuo tempo! Parlami di te: hai 100 battute per descriverti, chi sei?

Grazie a te per il tempo che mi dedicherai in questa intervista. Mi definisco una persona in perenne stato di battaglia: lo faccio con i turni come volontario antincendio e provo a farlo con i libri.

Abbiamo visto come il tema degli incendi sia di grande attualità. Da pochi giorni hai lasciato Milano per tornare a Palau come volontario antincendio della Protezione Civile durante la stagione estiva.
Cos’hai provato vedendo Iglesias tra le fiamme?

D’estate è così: bisogna tenere i denti stretti, il morale alto e l’attitudine viva. E sognare settembre, con le sue piogge.

Come mai hai scelto di parlare proprio dell’emergenza incendi, dopo il terremoto del precedente libro?

1-1 è un inno dedicato al buonumore degli emiliani, che hanno ricostruito col sorriso senza perdersi d’animo un istante. Fronte del fuoco invece è un libro che volevo scrivere da anni. Perché insieme ai volontari ho vissuto emozioni e valori tanto forti che non potevo non raccontarli.

Una curiosità: come mai John e Jack? Immaginavo due protagonisti con nomi italiani.

Ho scelto questi due nomi perché in inglese Jack è il diminutivo di John. Questo per sottolineare il fatto che i due protagonisti, apparentemente diversi, sono invece molto simili.

Da tua definizione, sei un no-fiction writer:  una descrizione un po’ particolare perché generalmente i generi no-fiction sono saggi o libri di self-help. Qual è la tua sfumatura?

Amo raccontare storie che abbiamo una forte aderenza con la realtà. Niente è più emozionante del vero. Il colore della realtà, i suoi suoni, le sfumature, sono la cosa che più amo vivere.

Da donna e da lettrice amo i personaggi più che gli eventi, l’amore più dell’azione. Spiegami perché dovrei leggere Fronte del Fuoco. 

Immagina che dieci anni fa una storia d’amore ti abbia cambiato per sempre. E poi scopri che di quel sentimento non è rimasto che un nome e un dolore. E così ti rendi conto che il tuo vero amore era davanti a te ma non te ne eri mai accorta…

Card_Fronte del Fuoco 

Sfodero il mio lato social. Le persone che intervisto generalmente hanno utilizzato internet per farsi conoscere: “Questa è casa mia” è nato sui social, come una novel a puntate, un romanzo d’appendice moderno. Come ti è venuta questa idea high-tech e quale è stato il sentiment del pubblico?

Questa è casa mia è stato un esperimento che voleva far incontrare i feuilleton ottocenteschi con i nuovi social, attraverso 50 puntate quotidiane veicolate attraverso le facebook card. Volevo mettere alla prova i social con una storia di lungo respiro. Ha avuto un riscontro interessante, è stato un bel punto di partenza.

Trovate Michele sui principali Social con il nickname “mickdamore”.

Spulcia i suoi profili e vivi le sue citazioni, immedesimati nelle sue metafore.

«Sulla statale in direzione Palau, nel rettilineo che segue le curve della vecchia pizzeria, un’automobile abbassa il finestrino e qualcuno da dentro scaglia una sigaretta accesa. Il mozzicone cade nella cunetta, a pochi centimetri dalla striscia d’asfalto ancora calda dal sole di oggi. Il perfetto mix di erba secca e di vento si trasforma in una miccia perfetta. La sigaretta scalda tutto quello che trova attorno, nel buio della notte»

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