Digito Ergo Sum – A cena tra Perfetti Sconosciuti

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Era dai tempi del  Capitale Umano di Virzì che non tiravo in ballo un film scritto, prodotto, diretto ed interpretato nel Belpaese.

Ma dopo aver visto in sala “Perfetti Sconosciuti”, di Paolo Genovese, questo pezzo era inevitabile.

Immaginate la classica cena tra amici di vecchia data: le coppie, più o meno fresche, coese dal rapporto cameratesco stretto in gioventù tra i membri della compagine maschile, le compagne al seguito che si sono conosciute tra loro e sono parte integrante del gruppo, e l’immancabile single incallito.

Metteteli nella tipica cena casalinga all’italiana, il vino biodinamico da venticinque euro portato per l’occasione, e concludete con una spruzzatina di pepe prima di servire le portate: stasera tutti prenderanno il proprio telefonino, lo poseranno in tavola, e dovranno giocare “a carte scoperte”.

Ogni sms, messaggio su whatsapp o facebook, ogni chiamata o mail verrà monitorata in tempo reale da tutti i commensali, non ci saranno segreti, solo per questa sera.

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D’altronde, nessuno in una tavolata di amici di vecchia data ha grandi segreti da celare agli altri, giusto?

Da questo semplice, quanto efficace, stratagemma narrativo nasce una riflessione sensibile, intelligente e curata sulla “frangibilità” degli esseri umani nell’era del Dio Smartphone, una fase storica che consente, croce e delizia, a ciascuno di vedere assorbita la propria intera vita all’interno di un singolo dispositivo che sta nel palmo di una mano.

Ogni insicurezza personale, ogni bisogno represso, ogni paura o esperienza passata, ogni conflitto viene divorato avidamente da queste “scatole nere” della nostra esistenza, che finiscono per inglobare la nostra imperfezione umana ed allo stesso tempo ne diventano amplificatori potenzialmente letali per i nostri rapporti interpersonali.

Da un semplice gioco, al quale tutti partecipano a denti stretti, incrociando le dita per i motivi più disparati, emerge una serata che inizia a far vacillare ogni rapporto umano, partendo da quello filiale fino ad arrivare alla famiglia ed al nucleo più profondo della coppia.

Nella società “liquida”, così ben entrata a far parte del pensiero collettivo e che ci proietta in un flusso continuo di dati, di rapporti che nascono, crescono e muoiono al ritmo della pressione di un polpastrello, spunta con prepotenza, dai dispositivi che sono ormai propaggini del nostro corpo,  l’umana imperfezione.

È terribile ed allo stesso tempo reale: amicizia,  famiglia ed amore possono frangersi per un messaggio whatsapp, e le relazioni possono deteriorarsi e disgregarsi come castelli di sabbia, sotto i colpi della nostra sbadata fallibilità.

Quale speranza resta, dunque, di fronte a questo panorama di legami di carta, imbevuti dalla pioggia di una tempesta digitale?

Oltre la facile morale, oltre gli idoli di perfezione che ci hanno insegnato ad adorare, aspirando costantemente al successo ed alla gratificazione personale, in ogni singolo campo della nostra esistenza, rimane la capacità di dare valore a quelle connessioni che per noi hanno un senso, o l’hanno avuto, e sono state corrose dalla fiumana del progresso.

Perché siamo tutti fatti di cristallo, così splendente e lucido.

Siamo associati indissolubilmente al materiale che anima i nostri immancabili display, maneggiati dall’alba al tramonto, e così facili a creparsi, per una semplice caduta.

Forse, nella società così ben descritta da Bauman, invischiati in un effluvio inarrestabile di corpi, desideri, di obbiettivi ai quali aspiriamo per imitazione, ciò che davvero ci può ancora rendere capaci di essere umani è ricordare a noi stessi il segreto più grande e nascosto dai nostri luminosi led.

Le cose si possono rompere, così anche i legami tra le persone, e come è opportuno dedicare cura ed attenzione ad un dispositivo pagato centinaia di euro, che contiene il negativo di noi stessi, così è possibile alimentare ed accudire quel nesso che sa ancora accostare tra loro gli esseri umani.

Forse il vero segreto per resistere alla “frangibilità” delle nostre identità e dei rapporti, sta nel realizzarne la naturale cedevolezza, e la possibilità di fare una scelta.

Scegliere di riparare la crepa, al posto di passare direttamente al modello successivo perché “a parità di spesa mi conviene”.

Cercare di mettere ordine nei pezzi del rompicapo di una vita, consapevoli che i segreti si annidano sotto al tappeto, ma che alcune cose richiedono uno sforzo in più per continuare ad esistere.

E sono proprio quelle cose per le quali non basta la pressione distratta di un dito.

Quando tutto rischia di andare in frantumi, chi ha la pazienza e la vocazione per saperli riaccostare e riaggiustare, possiede l’unico kit di sopravvivenza al ventunesimo secolo.

Filate a vedere Perfetti Sconosciuti: non guarderete più il telefono nello stesso modo, e forse neanche voi stessi.

Garantito al limone.

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