Fast Animals and Slow Kid live a Festambiente Vicenza

FASK

Che cosa è la musica per voi? Cosa rappresenta? Un’arte? Certo, se la si deve definire in questi termini. Anche lo sport della boxe, per quanto sorprendente, all’inizio veniva chiamata “noble art” anche se non è tanto la stessa cosa.
Scendendo dal ring per ritornare sul palco che ci spetta, la musica può assumere un ruolo definito per ciascuna persona. Per alcuni aiuta a concentrarsi o isolarsi, altri ad annegare nell’autocommiserazione i propri dispiaceri e le proprie paranoie , altri si sparano la musica nelle orecchie per caricarsi mentre per qualcun altro è utile per rilassarsi.

Dopo il concerto di questa sera dei Fast Animals and Slow Kid a Vicenza, in occasione di Festambiente, posso aggiungere che la musica è una liberazione, un vero e proprio sfogo. Perché è così che la intendono i musicisti perugini che compongono questo gruppo di rock alternativo.
Quando leggo  i testi di una canzone penso che dietro ci sia sempre un pezzo di vita o un’esperienza sia diretta o indiretta comunque vera, vissuta. I testi scritti da Aimone Romizzi, voce chitarra e percussioni dei FASK, parlano di ritagli di vita amari, riflessi di gioventù conditi da certa mestizia e li urla con tutta la forza che ha in modo straziante e neanche fosse il più navigato dei rocker internazionali sa coinvolgere il pubblico che ricambia con rabbia. La voce di Aimone è forte e alta, talvolta ricorda un altro rocker dalla chioma generosa che non trema, è solo una parte di se che se ne va, condividendo stile e malinconia.
“Perché a Perugia cazzo c’è da fare? Allora tanto vale sfogarsi con la musica!” mi dice Aimone a fine concerto. Lo vedo da vicino e quel ragazzo di neanche 30 anni che sul palco sembra satana presentare “questo gruppo del cazzo” che canta “canzoni di merda”  e incitare il pubblico a “tirare giù tutto” ha un aspetto diverso, come se sul palco ci fosse un suo alter ego indemoniato mentre lui è una persona pacata, ma con l’argento vivo addosso.

I FASK sparano i pezzi dell’ultimo album, Forse non è la felicità, che è un po’ quello che penso anche io, che non è quello che vogliamo, ma più la strada da percorrere verso di lei né salire sulla vetta ma sentire il brivido di cadere giù, passando per quelli di Alaska, con Come reagire al presente trascina i ragazzi e le ragazze del pubblico a ricordarsi di quello che sono, delle parole dei loro padri e dei consigli ricevuti in una vita fatta per lo più di apparenza a quelli di Hybris, come Maria Antonietta e A cosa ci serve.

Ammetto che non conoscevo questo gruppo anche se ne avevo sempre letto bene. Questa sera erano in concerto nella mia città e grazie a una serie di combinazioni fortunate – moglie e piccoli al mare, tempo a sufficienza tra la partita di un torneo di calcio e l’inizio di un concerto, cielo sereno dopo la burrasca del giorno primo e nonostante le previsioni meteo avessero annunciato altri lampi tuoni e saette e fragori dal cielo e  umidità particolarmente bassa – potevo andarli a sentire dal vivo. Prima però dovevo documentarmi sugli sconosciuti FASK così ho ascoltato alcune canzoni online.

Ed è stata subito una fulminazione: dal primo ascolto, dal primo accordo di Annabelle, ho capito di cosa avevo bisogno. Ma anche di cosa ha bisogno la musica italiana. Basta con le solite canzoni d’amore tradito d’amore agognato d’amore platonico, basta con le voci pulite e forti che sembrano un disco incantato.
Vorrei che ci fosse più spazio per la delicatezza e la sensibilità delle parole dei Fast Animals and Slow Kids cantante con rabbia e cattiveria e accompagnate da una musica potente coinvolgente. Ecco quello di cui avevo bisogno di ascoltare. A tutto volume. Come è stato alla fine il concerto anzi di più perché la band sul palco non si risparmia un attimo. Lo dimostra subito un amplificatore, che alla terza canzone suonata e cantata alla massima potenza è collassato.

Dal vivo il contrasto tra i testi arresi rabbiosi e malinconici (A cosa ci serve è un brano simbolo) e la musica potente grezza e veloce viene esaltato come si esalta il pubblico che conosce alla perfezione ogni singola canzone e si fa coinvolgere dal vigore di Aimone Romizzi, affiancato da una gruppo affiatato che si muove e suona all’unisono e composta da Alessandro Guercini alla chitarra, Jacopo Gigliotti al basso, Alessio Mingoli a battere fortissimo alla batteria e Daniele Ghiandoni che li accompagna alle tastiere e alla chitarra nei concerti. Insieme a Nicola Farinelli, il Faro per gli amici, che proprio a Vicenza saluta la band dopo 5 anni trascorsi al seguito del gruppo che lo ha saluto in un tributo tragicomico.

Pur essendo un gruppo nato da pochi anni (nel 2010), ha pubblicato 3 album (Cavalli, Hybris, Alaska e Forse non è la felicità) e 1 EP (Questo è un cioccolatino) ma sono forti di oltre qualche centinaia di concerti (105 solo nell’arco del 2013). Mi avevano detto che dal vivo spaccano e questa sera mi ha impressionato anche la qualità del sonoro, dimostrazione di un team che funziona alla perfezione (Aimone non si è limitato a presentare solo i componenti della band ma anche i ragazzi dello staff, definendo tutti come i componenti di una famiglia) e questa sera ho avuto la conferma che spaccano i culi per davvero.

Se tutti quelli che avessero bisogno di sfogarsi scegliessero questo modo e lo facessero così bene, porca miseria rischieremo davvero di vivere in un bellissimo posto. Perché la musica, che faccia male al cuore, che faccia sentire una fitta tremenda tra reni e fegato o che faccia saltare, è un bene necessario. Se portata sul palco come fanno i Fast Animals and Slow Kid, diventa una sana liberazione.

In questo periodo ci sono tanti concerti in Italia. Eddie Vedder, Editors, Wolfmother, Depeche Mode, Guns’n’Roses, Dinosaurs Jr, Tiziano Ferro, Vasco e tanti altri che faranno venire la pelle d’oca al pubblico. Purtroppo mi sono perso i concerti che mi piacevano anche se sarebbe stato un bis o un tris. Ho letto bellissime recensioni, una delle quali di un concerto che ha confuso i confini tra realtà e magia. Questa sera  invece i FASK hanno abbattuto i confini, quelli della realtà e la confusione, mescolandoli in uno spettacolo forte e sincero.

Non avrò ascoltato Glen Hansard duettare con Eddie Vedder né gli acuti di Steven Tyler, ma sono tornato a casa soddisfatto. Mica perché tra ingresso birra e hamburger (sì alla fine sono riuscito a cenare, quasi a mezzanotte ma ce l’ho fatta!) ho speso neanche 15 euro, ma perché ho ascoltato una dannata, bellissima, musica. E ne avevo un enorme bisogno. Mi sono sfogato anche io così come quei ragazzi che sbattevano l’uno sull’altro impazziti e divertiti in un pogo confusionario.

“Ciao noi siamo i Fast Animals and Slow Kid e veniamo da Perugia. Ciao noi siamo i Fast Animls and Slw Kid e veniamo da Perugia. Ciao noi siamo i Fst Anmls ‘n Slw kd e veniamo da Perugia”. Si presenta così Aimone al pubblico. Come se fosse davanti alla giuria di un talent che se andrà bene gli darà un po’ di luce per poi spegnergliela non appena vorrà. No per carità! 105 concerti in meno di un anno solare. Bello sbattimento. Ecco cosa serve alla musica italiana, non quelle trasmissioni che resettano l’essenza di ogni aspirante cantante.
La musica italiana ha bisogno di ragazzi come loro, di tanto rock potente, grezzo e vaffanculo. Augurandosi che non ci sia il bisogno di ricordarli tra 30 anni e che non perdano la loro natura e naturalezza rimanendo originali così come sono.

Ph. credits: Facebook/fastanimalsandslowkids

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