Il discorso di addio di Obama in 5 minuti

OBAMA

Il discorso d’addio di Obama è davvero emozionante, ma è molto lungo.

Non voglio perdermi in analisi sui perché e i per come e vi propongo un piccolo esperimento.

Ho immaginato che Obama avesse 5 minuti scarsi a disposizione, al posto dei 50 effettivi.

Ed ecco il risultato.

Leggilo mentre lo ascolti:

Ascolta 5minutesObama” su Spreaker.

“Cari cittadini americani,

in questi 8 anni di presidenza ho imparato molte cose.

La prima è che lascio un’America più forte, saggia e consapevole di prima.

E vi ricordo che nessun diritto che possedete oggi va dato per scontato: la salute, una buona istruzione, il lavoro, uno stipendio onesto, sono privilegi che solo il tempo e la lotta hanno portato.

Ogni conquista che per voi è normalità è passata attraverso sofferenza, privazioni e lotte.

Ciò che possedete oggi di buono non è detto lo possediate domani, ed è per questo motivo che dobbiamo sempre essere vigili, attenti e pronti a difendere attivamente i nostri diritti.

I diritti nostri, di tutti noi, cittadini americani.

I diritti che cercano di scardinare le diseguaglianze, di livellare l’iniquità e di garantire ad ogni cittadino la stessa dignità e le stesse possibilità.

Starà poi a ciascuno ricavare la propria strada, con le proprie forze ed ambizioni.

La democrazia è la vera chiave per garantire queste opportunità.

Una democrazia sana, dibattuta, viva.

Una democrazia che costringe a compromessi, concertazioni, a scontri e ad accesi dibattiti.

Perché le posizioni di molti sono diverse da quelle di altri, ma sono destinate a trovare un equilibrio, a bilanciarsi vicendevolmente, perché tutti siamo cittadini di questa grande terra.

Una terra che ha bene in mente il sogno americano e non lo dimentica.

Ed è proprio per garantire quel sogno che non deve venire meno la cosa più importante: la cittadinanza.

Una cittadinanza attiva, partecipe e attenta.

Una cittadinanza che sappia mettersi nei panni degli altri, pur sentendosi a suoi agio nei propri.

Un gruppo di vicini che ricordino la massima dell’Avvocato Atticus Finch, il quale diceva che nessuno è in grado davvero di giudicare o di capire le necessità altrui, se non prova davvero a mettersi nei suoi panni.

E per fare questo serve uno sforzo, che però ci aiuterà ad essere meno egoisti, più empatici e più consapevoli della tremenda bellezza e difficoltà che sorge dall’obbligo di convivere in un paese tanto grande e tanto vario.

La varietà è ciò che ha fatto e farà grande l’America.

La varietà di idee, di proposte, di etnie, di sogni.

Quei sogni che sono sempre stati la guida, fin dai tempi dei nostri lontani, e mai così contemporanei, padri costituenti.

Il sogno di un paese retto su solide basi democratiche, che può rimanere se stesso e continuare a distinguersi in tutto il mondo solo se mantiene fede alle proprie origini, a quelle pagine che sanno ancora oggi ispirare adulti, anziani e giovani.

Quei giovani patrioti, idealisti, convinti sostenitori della giustizia e dell’uguaglianza, che domani erediteranno il mondo e i cui sguardi mi hanno reso fiero di essere il vostro presidente.

Diffidate da chi vi vende una verità unica ed assoluta.

E insospettitevi, quando vi rendete conto che siete sprofondati in una spirale dove tutti hanno il vostro stesso identico pensiero.

Perché questo è il primo passo verso l’isolamento, l’alienazione dalla diversità e la nascita di estremismi pericolosi e facili ad accendersi.

Siate consapevoli del vostro potere, come cuore pulsante di una Nazione che ha preso parte a tutti i momenti cruciali per garantire l’ordine e la fratellanza tra i popoli.

E siate, soprattutto, critici con le istituzioni, ma non distruttivi.

Non siete d’accordo su come viene amministrato il vostro paese? Candidatevi.

Vedete ingiustizie manifeste che vorreste eliminare? Associatevi e lottate pacificamente per una causa.

Se qualcosa non funziona, non aspettate che siano gli altri a sistemarla per voi.

Attivatevi in prima persona.

Solo in questo modo potremo conservare lo spirito che ha reso questo paese quello che è.

Che ci ha portati sulla luna, che ci ha fatti sbarcare sulle spiagge di Omaha durante la seconda guerra mondiale e ci ha visti protagonisti nel mondo.

God bless you, and God bless the United States of America

Barack Obama”

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