Dallas Buyer Club. Quando non si ha voglia di morire.

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La morte non piace a nessuno, si sa. Invece, piace molto chi tenta di combatterla. Se sopravvivi diventi un eroe. Sarà per questo che commuove, sarà per questo che funziona.

Dallas Buyer Club. Siamo nel 1986 in Texas ed è ispirato ad una storia vera. Il rude texano Ron Woodroof scopre presto di essere malato di HIV.  Ron (Matthew McConaughey) è il prototipo dell’uomo texano degli anni Ottanta: maschile e maschilista, dipendente da alcool, droga e donne. È un elettricista e un cowboy e tutto questo gli calza a pennello, almeno fino al giorno in cui scopre di essere sieropositivo e che la sua vita si riduce a soli 30 giorni. Ron non accetta questa sua condizione e comincia a fare qualsiasi ricerca che riesca a farlo vivere. Dopo i primi rifiuti ufficiali per entrare a far parte delle sperimentazioni per un nuovo farmaco, gli eventi lo portano in Messico, dove esistono medicinali che sembrano avere un qualche effetto sui pazienti. In essi Ron non vede solo la propria salvezza, ma anche un’ottima possibilità di guadagni. Omofobo fino al midollo, trova un improbabile alleato in Rayon (Jared Leto), un transessuale con l’AIDS. Per evitare sanzioni e impedimenti governativi, i due fondano il Dallas Buyer Club, un’associazione nella quale i membri, a seguito di una quota d’iscrizione mensile, ricevono gratuitamente tutti i medicinali necessari alla loro condizione. E di qui, inizia la rivoluzione…

Si assiste, quindi, a una lunga odissea. Una lotta senza quartiere e senza esclusione di colpi contro la Food and Drug Administration americana, per conquistare il diritto alla libertà di cura, nella quale Woodroof-McConaughey ruba tempo alla morte e si trasforma davanti ai nostri occhi, e non solo fisicamente (con un dimagrimento che fa concorrenza a quello dell’Uomo senza sonno). Ridotto a nervi, “eroe per caso”, inizia a scoprire un mondo che aveva sempre osteggiato, e a capirlo, quanto meno ad accettarlo. E, attraverso la propria malattia, passa dalle iniziali intenzioni di sfruttamento imprenditoriale a una battaglia libertaria che lo vede sempre più convinto, e sorpreso di sé.

Dallas Buyers Club è essenziale, nonostante si tratti di una storia ricca di sfumature e fronzoli emotivi. Perfetta è la descrizione che ne dà Matthew McConaughey, protagonista del film:

È incredibilmente umana, ma senza sentimentalismi.

Merito anche dello sguardo di Ron che, nonostante tutte le difficoltà, non smette mai di essere se stesso

E’ un bastardo irascibile con un senso dell’umorismo perfido. È un tipo che si odia facilmente, ma che non puoi evitare di amare. Quando una persona resta fedele ai propri principi, ti rendi conto che è proprio così e finisci per amarlo.

Ma anche di Rayon, perchè come dice Leto

Rayon e Ron sono agli antipodi. È questo che rende il tutto interessante: un cowboy e una queen. Coppia sensazionale, in termini di costruzione della storia.

A quasi vent’anni dalla morte del vero protagonista, Jean Marc Vallée porta sullo schermo la storia di un malato di AIDS morto nel 1992 che, che nel pieno degli anni Ottanta, ha creato una vera e propria rivoluzione in Texas sulla malattia. La sceneggiatura è concreta, materiale. Gli stessi due attori hanno dovuto sottoporsi a una notevole perdita di peso che li ha aiutati a esprimere maggiormente la sofferenza fisica ed emotiva dei loro personaggi.

Per interpretare Rayon ho perso 15-20 chili, poi ho indossato tacchi e gonne. Ma quello che più mi preoccupava era cercare di non renderlo caricaturale. Non volevo che fosse l’ennesimo cliché, visto in tanti altri film. Ho amato fin da subito il mio personaggio. Per interpretarlo mi sono preparato ascoltando le storie vere di alcuni transgender, le storie di chi ha vissuto la stessa esperienza di Rayon. Cosa ho in comune con lui? Beh, abbiamo entrambi delle belle gambe. Leggendo la sceneggiatura, che peraltro girava nell’ambiente già da 15 anni, ho scoperto un mondo che non conoscevo, ho scoperto delle problematiche di cui è bene che si continui a parlare.

In un’atmosfera sempre ai limiti dello squallore, sottolineata da una fotografia un po’ sbiadita e da scenari texani “minimali”, Vallée spinge lo spettatore dentro un mondo di dolore e strazio ma sempre pieno di un’umanità toccante. La lotta politica messa in piedi da Ron contro le istituzioni mediche e farmaceutiche e contro i loro interessi speculativi sulla sperimentazione dei farmaci richiama tremendamente quella lotta che tutt’oggi si combatte. Quello che passa oltre la pelle è la disperata lotta per la vita che permette anche a un cowboy maschilista di prendersi cura di una transessuale sensibile e irrimediabilmente condannata. E, alla fine, anche di quelle migliaia di dimenticati dal mondo che chiedono solo una speranza per sopravvivere.

Perchè la morte, si sa, non piace a nessuno.

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Il film è stato presentato in anteprima al Toronto International film Festival nel settembre 2013 e distribuito dal 1º novembre 2013 negli Stati Uniti. In Italia, il film presentato in concorso al Festival Internazionale del Film Roma 2013, sarà distribuito nelle sale il 2 gennaio 2014.

 

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