Content trip di Riccardo

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Il viaggio di un contenuto, per quanto mi riguarda, è lineare e prevedibile come la trama di Inception e, per riuscire a ricostruirlo in modo preciso e puntuale, dovrei ispirarmi a “Il curioso caso di Benjamin Button”, partendo a ritroso.

Ipoteticamente, il segmento che unisce più contenuti è simile a quello di un fiume: tendenzialmente lineare, si sviluppa gradualmente, ogni tanto si può creare qualche insenatura che sembra stravolgerne la rotta, ma alla fine collegare la foce alla sorgente è piuttosto semplice. Non nel mio caso: i contenuti seguono un percorso al limite della schizofrenia, e provare a prevederlo (o anche solo a spiegarlo razionalmente) farebbe le fortune di ogni psicanalista.

Poche settimane fa, leggendo un libro di storia che trattava i momenti salienti della Prima Guerra Mondiale, mi sono imbattuto nella battaglia dello Jutland, svoltasi nel 1916 in Danimarca, e che già ai tempi del liceo mi colpì, più per il nome della location che per l’aspetto bellico. Incuriosito dalla cosa, mentre leggevo questo libro sul mio Amazon Kindle, ho preso lo smartphone aprendo parallelamente la pagina Wikipedia della suddetta battaglia.

Accingendomi a finire di leggere le conseguenze della battaglia, leggo che le flotte tedesche, dopo aver strategicamente perso contro gli inglesi in questo scontro, stavano pensando di bombardare la città inglese di Sunderland, che io associo principalmente all’omonima squadra di Premier League.

Che poi, in che punto preciso dell’Inghilterra si trova Sunderland? Clicco sul nome della città, e vedo che si trova nella zona orientale della contea di Tyne and Wear, nome che assomiglia più ad un claim di un brand fashion.

L’indomani, mentre sono in treno, noto seduta di fronte a me una ragazza che, per quantità di trucco e pelle mostrata, mi ricorda le ragazze di un noto reality show di MTV, “Geordie Shore”. Ehi aspetta, che fine hanno fatto quelle ragazze? Stavolta lo smartphone è già in mano mia, e quindi cerco “Geordie Shore” su Wikipedia; così facendo, scopro che “geordie” – nello slang britannico – indica chi proviene dal Tyneside, che associo immediatamente a quanto visto la sera prima, e anche (tanto per cambiare) al calcio: non è forse il nome del derby tra Newcastle e – fatalità – Sunderland?

Chissà come si sta comportando il Newcastle in Serie B quest’anno… apro un sito che raccoglie tutte le classifiche di ogni campionato conosciuto, e scopro che – oltre ad avere ottime possibilità di tornare in Premier – il Newcastle quest’anno se l’è dovuta vedere con il Leeds, nobile decaduta del calcio inglese. Ma alla fine il Leeds l’ha mai vinto un campionato? Torno su Wikipedia, apro la pagina di questa squadra e sì, ne ha vinti ben 3, l’ultimo dei quali nel ’92. Ma chi c’era in quella squadra? Oddio, è vero, c’era Eric Cantona!

Idolo di Nicolò, il mio migliore amico, che avrebbe sempre voluto avere la sua maglia, ma ormai è fuori produzione da 20 anni, che peccato.

Risalito in treno alla sera, faccio un giro su Facebook e… maledetto Mark, ecco il post sponsorizzato di un sito che vende maglie da calcio retrò. L’algoritmo di Facebook funziona così bene che l’immagine scelta per attirare la mia attenzione è proprio quella della maglia di Cantona, ma figurati se ce l’hanno anc…ah ce l’hanno. E pure la L, la taglia perfetta di Nicolò, che compie gli anni a metà giugno, in tempo perfetto per riceverla nonostante i biblici tempi di consegna. E non costa neanche tanto.

In un giorno, quindi, ho rinfrescato i miei ricordi di storia, definito meglio le mie conoscenze geografiche dell’Inghilterra, scoperto un nuovo termine di slang inglese, e acquistato la maglia di un calciatore che credevo impossibile da reperire, e tuttora non so come.

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