Content Journey di Max

“Riparte la schiavitù.”

Il primo pensiero mattutino.

Il secondo è “Bruciare lo smartphone.”

Esagero volutamente, ma il percorso che mi porta ai contenuti in rete è molto analogico.

Il contatto inizia per me di solito mentre ascolto le notizie salienti al mattino. Se passano notizie interessanti annoto ed approfondisco durante la giornata, chiedendo l’aiuto di Zio Google.

Il secondo contatto coi contenuti è col wall di Facebook. Ho talmente tanti “mi piace” a talmente tante pagine che rischio l’overdose informativa ogni volta che lo apro. Così ho imparato a scremare, scremare e scremare. Il mondo si divide in “cose poco importanti” e “cose più importanti”, ed esercito quest’operazione mentre vedo le notizie scorrere, secondo un criterio totalmente arbitrario.

I contenuti stranieri sono quelli che offrono spunti più interessanti, di solito. Noi italiani siamo un po’ banalotti, faciloni e i nostri giornali, soprattutto, sono imbranati come foche (a parte Il Post). Così di solito apro schede su schede nel pc e diverse restano lì, anche per settimane, nell’attesa (vana) di essere lette.

Solo gli Highlander che davvero hanno avuto la fortuna di spuntare in un momento di grazia vengono compulsati a dovere. Da lì poi parte la ricerca, che può passare per link interni o esterni, oppure ampliarsi attraverso una sana ricerca personale che parte dalle informazioni lette e che mi hanno stimolato.

Condividere le notizie è utile se le leggi, ma ancor di più come promemoria per ripescarle in bacheca. Certe volte vedo un titolo o un argomento particolarmente interessante e lo condivido senza neanche leggerlo, con questo fine.

Parte tutto sempre e comunque dalla testa e dalle bestie strane che entrano ed escono in continuazione. Quando qualcosa cattura l’attenzione, e può essere qualsiasi cosa, parte la ricerca: su Facebook, Google, sulle pagine aperte e mai consultate o su quelle lette di sfuggita e recuperate.

I trend li seguo solo se penso che meritino, e molte cose le snobbo per la sopravvivenza del mio cervello anziano. Un contenuto è valido se dice qualcosa di nuovo o mi spiega qualcosa di eterno in maniera innovativa.

Chiarezza, immediatezza e completezza sono ciò che cerco nei contenuti. Devono essere un aiuto immediato e pronto nel momento stesso in cui li consulto. Devono risolvermi un problema, darmi un’informazione di pronto uso o intrattenermi proponendo qualcosa che individui come d’immediato valore.

Apprezzo i punti di vista personali ben argomentati e non smollati a caso. Individuo in 0.2 se un contenuto è fatto “tanto per” o se ha capo e coda. E in base a questo fiuto mollo dopo poco o procedo fino alla fine.

Con così tante informazioni, qualche acquisto esce, prima o poi. Diviso al 50 e 50 tra punti retail e acquisti online. Perché il punto fisico, nonostante tutto, mantiene un’importanza fondamentale per l’esperienza d’acquisto. Per il resto, sollevo e abbasso la soglia della mia attenzione come cambia il vento.

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