Chester, i Linkin Park e l’indagine sui sentimenti

Chester Bennington Morto a 41 anni il 20 luglio 2017

I fari dell’auto fendono il buio.

Sono le 23:30 e un giovane ragazzo sta andando a fare il turno di notte.

La strada è deserta.

Ci sono solo lui, qualche lampione sparuto, la terra irrigidita dal freddo e la musica nell’abitacolo.

From the inside” ce la mette tutta per aprire le casse della piccola utilitaria come meloni e per tirare fuori lo schifo che tutti hanno dentro. Tutti quelli che ascoltano quella canzone. Compreso il ragazzo.

In mezz’ora di tragitto ci sono due sole costanti: la guida e la voce di Chester Bennington.

Era così da diverse settimane e sarebbe stato così per tante altre.

Chester non è solo un cantante che ha voluto uscire di scena anzitempo, lasciandoci impietriti.

La sua voce è stata un megafono potentissimo per chi tra noi si è sentito incompreso, afflitto e inerme di fronte alle storture di questo mondo. Un mondo carico di aspettative, di tranelli e botole, pronte ad inghiottirci al primo passo falso.

Era il frontman dei Linkin Park, che si sono evoluti nel corso del tempo. Hanno cambiato stile e si sono riposizionati sul mercato. Sono cresciuti, nei testi e negli intenti. Ma non è mai venuta a mancare quella loro caratteristica eccezionale che li ha sempre distinti da moltissime altre band.

La loro fortuna è sorta anche sui contenuti che hanno trasmesso. Hanno sempre parlato di sentimenti e non l’hanno mai fatto usando parole a caso. Non “sole – cuore – amore”, non ballate leggere sulla gioia e sulla felicità. Chester si è abraso le corde vocali per spiegarci come ci si sente quando i sentimenti negativi ti annichiliscono, quando l’incomunicabilità regna sovrana, quando il senso di colpa diventa insostenibile, quando ti senti una crepa in un castello di vetro.

E basta un niente per mandarti in frantumi.

L’incredibile sensibilità e l’interpretazione genuina di Chester sono stati nostri compagni nella buona e nella cattiva sorte. Quando avevamo i brufoli e ci sentivamo il peso di un mondo alieno sulle spalle e quando siamo diventati adulti, e quel mondo avevamo imparato a conoscerlo un po’ meglio.

Proprio Chester, che ha sempre così ben descritto l’ineludibile fragilità umana, alla fine ha compiuto una scelta estrema. Non sono bastati l’affetto della famiglia, dei membri della sua band e dei tantissimi fan in giro per il mondo. La dura infanzia trascorsa gli ha portato in dono un acume sensitivo fuori dal comune, e la musica gli ha permesso di sfogarsi contro i propri demoni. Forse è stata proprio quell’indagine costante, continua, sulle mille tempere che tingono l’intima tela umana e sui demoni che la minacciano, ad essergli fatale.

Non posso fare altro che ringraziarlo per il suo contributo mai banale, per i suoi punti di vista così personali, per le sue interpretazioni così intense, per le emozioni sincere che ha saputo trasmetterci.

Il video in cui lui canta una cover di Rolling In The Deep di Adele, davanti ad un pubblico gremito, mentre lacrime gli rigano il volto, è il ritratto migliore di un artista che ci ha portati a riflettere e a conoscere un po’ di più la gamma spaventosa e magnifica di intonazioni che sgorgano da una sorgente nascosta dentro di noi.

Un viaggio personale che tutti facciamo, spesso senza alcun riferimento. Un percorso che abbiamo vissuto singolarmente e che è stato scandito anche dal suo timbro vocale inconfondibile.

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