Bugie e Web – il mercato delle emozioni

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Qual è il vostro rapporto con le bugie?

Inizio con una domanda alla Marzullo, quest’oggi.
In questo articolo di Internazionale, si parla di come ci stiamo letteralmente assuefacendo alle sottili e suadenti menzogne che ci vengono propinate ogni giorno, in pillole dagli attori del web.

L’articolo si sofferma soprattutto sulle “bugie emotive” che incrociamo nella nostra vita da internauti.
I  messaggi di “complimenti!” e le “congratulazioni!” che Facebook o il sito della nostra banca fanno comparire in base alle nostre azioni, iniziano a puzzare tremendamente di falsità.
Nessuno, negli uffici di Facebook, si è alzato in piedi battendo le mani commosso se abbiamo raggiunto il traguardo di quattro anni di amicizia virtuale con una persona.
E alla banca, siamo certi che non staranno stappando lo spumante migliore se siamo riusciti a sostituire la vecchia password con una nuova.
Ho trovato la critica interessante ed azzeccata.
E’ vero, noi ci stiamo assuefacendo ormai ad essere viziati, coccolati, e chiamati coi vezzeggiativi più simpatici e gentili.
C’è una (presunta) premura da parte di ogni player nel mercato per cercare di farci sentire a nostro agio, importanti, al centro dell’attenzione.
E’ un po’ come se fossimo considerati tutti come dei bambini un po’ soli, in cerca di attenzioni continue, disperatamente impegnati a imbrattare la parete coi colori per attirare mamma e papà, con le mani sporche ed un sorriso ebete e sognante in faccia.
E forse è proprio questa la leva sulla quale si sta concentrando chi deve sfruttare la comunicazione, come lavoro o come canale per approdare ad altri obbiettivi: l’emotività.

In un mondo che si sta sviluppando sempre più attraverso canali digitali, che mette in contatto miliardi di persone che però non stanno quasi mai l’una accanto all’altra, i bisogni emozionali ed i sentimenti divengono l’ultima frontiera del mercato.
Latenti, insopprimibili, non convertibili ed eterni, rappresentano un grilletto facile da premere.
Ecco perché – e il richiamo alla politica fa sempre buon gioco – quando accadono le tragedie la prima reazione è sempre quella di pungolare gli animi, rimbambiti e plagiati, per risvegliare le parti della coscienza che servono allo scopo.
Capita così che paura, rabbia, impotenza e frustrazione  divengono armi del consenso, così come gentilezza, cortesia, attenzione e dedizione puntano, come frecce, verso di noi, bersagli mobili nel mare della rete.
Una volta travolti da questa ondata di mielosa attenzione virtuale, di bugie buone, però, mi chiedo come reagiremo di fronte alle attenzioni vere, umane, imperfette, che continuano pur sempre a costituire la base dei nostri rapporti sociali.

Riusciremo a distinguere tra verità e falsità?

Proverò a chiederlo a Pablo Meneguzzi, magari mi aiuta a trovare una risposta.

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