È bello perdersi (ma non troppo): il viaggio attraverso i contenuti di Agnese

content journey di Agnese

Sono una mente lenta, un po’ analogica – analitica? -, a tratti pigra, sempre piena di cose, di entusiasmo, di propositi e di liste. In questo momento mi sto chiedendo se parlare al contempo di pigrizia e di entusiasmo sia semanticamente corretto (piccolo viaggio mentale sul significato di pigrizia, di pigrizia mentale, di entusiasmo e di correttezza semantica).

Ho sempre poco tempo – anche se è tutto relativo-, un umore variabile come il meteo di marzo, una dipendenza dalle penne (nere) che mi servono per ragionare e da un figlio che da un anno a questa parte è entrato nella mia vita e l’ha più o meno stravolta.

Ancor più da quando sono mamma, il mio viaggio attraverso i contenuti è tutto fuorché lineare.

Il digitale e l’analogico, anche se sarebbe più giusto parlare di digitale e di incombente, si intrecciano senza sosta, accavallandosi spesso con scarsa agilità.

Il percorso digitale lo paragonerei ai miei spostamenti domestici mentre il figlio dorme.

Parto con l’intento di montare la cassettiera IKEA appena comprata ma poi: salendo le scale per andare a costruirla trovo la cartellina delle carte da consegnare al commercialista, ops! Dovevo chiamare il commercialista, prendo il telefono (dove l’ho lasciato?), eccolo sul tavolo, ma cosa c’è? Ah sì, il regalo per Cesare che dovevo aprire, dai lo apro, (…) un completino estivo!, ecco allora lo metto a bagno, mi rendo conto che il lavandino è occupato dai costumi da bagno del weekend che devono essere lavati, li sposto, e penso bene di mettere su la lavatrice tanto poi in estate le giornate sono lunghe, vado in cucina (sì, la lavatrice ce l’ho in cucina), guardo l’ora, le 5 del pomeriggio, c’era qualcosa che dovevo fare, ecco la notifica: chiamare asilo nido, chiamo l’asilo, parlo con Elisa e fisso l’appuntamento, vedo il melone appoggiato sul tavolo, pronto per essere tagliato, decido di farlo, così magari mi mangio una fetta, prendo il contenitore, quanta polvere sul ripiano! Passo lo straccio, metto in frigo il melone tagliato, ci sono le uova che stanno per scadere, che sia da fare un dolce? No, non ho tempo, cosa stavo facendo? Mi sforzo di pensare da dov’ero partita. Sento piangere. Tempo scaduto.

Non è forse questo che succede alla nostra mente quando navighiamo, usiamo app, guardiamo le bacheche dei social, leggiamo articoli, salviamo cose da leggere, ci informiamo, ci divertiamo, ci sorprendiamo, condividiamo, apprezziamo, facciamo cose?

Certo, cambia il mezzo. A volte avere tra le mani un tablet, o uno smartphone, o un altro device, ci permette di poter contare sempre su un’entità virtuale capace di supportarci nel ricordare o di evadere come niente fosse dalla realtà incombente.

Ecco perché mi mancano i miei spostamenti parigini o milanesi in metro o in tram.

Era in quelle parentesi urbane, fatte di tragitti e di attese interstiziali, che trovavo il tempo di aggiornarmi – rispondere a messaggi – leggere le mail – riflettere – fissare il vuoto senza sentirmi scema (per lo meno non troppo) – consultare le schede aperte in Safari o gli articoli salvati in Facebook – pensare alle cose da fare – approfondire un concetto consultando varie fonti – dare un occhio alle ultime tendenze.

Perdersi tra i contenuti è un fatto inevitabile, e sono sicura che questa pratica muterà forzatamente la nostra forma mentis. Flessibilità, velocità, impazienza, voracità di sapere, sono già parte di noi, e li dobbiamo usare coscientemente, credo.

Credo anche che sempre di più il reale e il virtuale si intrecceranno, andando a tracciare percorsi più agevoli: tutte le esperienze e i contenuti che stanno a cavallo tra fisico e digitale saranno potenziati, dall’acquisto di oggetti, ai servizi, al tempo libero, all’acquisizione di informazioni, …

Ad uscirne vincitori sono ovviamente i contenuti utili, chiari, sintetici, e soggettivamente adatti a noi. Tutto il resto cade nel buco nero del web. Viviamo in un mondo veloce e pieno di stimoli: la vera difficoltà sta nel dare priorità, sintetizzare, cestinare, catalogare.

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