Backlink, SEO e Content: Intervista ad Enrico Altavilla

Enrico Altavilla SEO

Enrico Altavilla è un pezzo da 90 tra i SEO italiani.

Il suo vecchio sito personale MotoRicerca è probabilmente il più vecchio sito italiano sulla SEO e vanta diverse citazioni illustri.

Da brava, ho cominciato questo articolo aprendo Majestic e controllando tutti i backlink a LowLevel, il suo blog sul Search Marketing.

Ascolto il suo speech al Web Marketing Festival in una sala gremita, attenta a comprendere la “sottile” differenza tra backlink validi e robaccia – anche se sono abbastanza certa che sul suo blog avrebbe sostituito “robaccia” con un’altra, particolare parola –

Enrico utilizza tecnicismi dovendo spiegare una teoria empirica, che subisce di continuo una revisione e non so come riesca a rendere il tutto così comprensibile, senza risultare mai pesante.

Gli abbiamo chiesto di passare da noi, per qualche ulteriore chiarimento per dipanare quella nuvola a volte un po’ tenebrosa che avvolge la SEO, da sempre impersonificata da informatici dall’aria nerd.

Ciao Enrico, spiegaci la differenza tra qualità e quantità di backlink.

Non tutti i link sono uguali, soprattutto perché il link è considerato una sorta di “suggerimento”: è ovvio che se questo suggerimento arriva da una persona o un sito conosciuto l’impatto è sicuramente diverso, la fiducia è diversa. È per questo motivo che tutte le strategie di link building devono puntare più sulla qualità: è quello il driver che produce ripercussioni positive nei risultati di ricerca, nella visibilità ed induce ad ottenere traffico aggiuntivo targettizzato.

È vero che diversi anni fa si consigliava di inserire Keyword un tot al chilo?

Sì, ma ora è diverso, per una ragione tecnica. Google è stato anche abbastanza esplicito e categorico in questo: la ripetizione delle parole chiave non trasforma la pagina in qualcosa di più attinente. Si arriva ad un limite e le successive ripetizioni non producono beneficio, anzi: se la ripetizione è eccessiva può indurre alcuni motori di ricerca a prendere provvedimenti negativi sulla specifica pagina o addirittura sullo stesso sito. Si tratta quindi di penalizzazioni, svalutazioni del sito che quindi poi otterrà una visibilità inferiore nei motori di ricerca.

C’è poi una ragione decisamente più pratica: se continuo a ripetere la stessa parola troppe volte, scrivo un articolo tendenzialmente orrendo che non legge nessuno, facendo anche una figura piuttosto magra e non producendo nessun risultato.

La posizione nei motori di ricerca però non è l’unico KPI da considerare, giusto?

Assolutamente no. Sebbene non succeda spesso, in linea teorica anche una pagina che è in seconda posizione può portare benefici maggiori in termini di traffico rispetto ad una pagina che è posizionata in prima. Google stesso, nella Console, ti suggerisce di dare un’occhiata alla posizione media: utenti diversi vedono cose diverse anche con la stessa ricerca. Non esiste più quindi una posizione ufficiale.

La regola aurea comunque, suggerita dagli stessi motori di ricerca, è quella di mettere al centro l’utente. studiando le sue esigenze ed i motivi che lo hanno spinto a fare una ricerca su internet. In questo modo si riescono a prendere delle decisioni che di solito vanno anche a beneficio della SEO.

È importante per un sito avere un magazine online?

Dipende: lo trovo molto importante per alcune aziende che si occupano di e-commerce. Avendo un sito che è fondamentalmente composto da una lista di articoli, l’utente per atterrare in pagina deve aver effettuato una ricerca molto mirata.  Attraverso un blog o una sezione editoriale che produce articoli trasversali per il settore merceologico di riferimento, si aumentano le possibilità di utenti che approdino sul sito anche attraverso ricerche diverse, più generiche.

 

Guarda l’intervista video ad Enrico Altavilla qui:

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