E anche lui è andato via

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Qualche giorno fa sono andata al funerale di un signore di 84 anni. La sua storia meriterebbe un articolo a parte, sicuramente non scritto da me perché non gli renderei giustizia, in ogni caso aveva una famiglia numerosa e molti amici quindi la chiesa era affollata. Una volta finita la messa, ci siamo riversati tutti nel piazzale e ho perso di vista i miei genitori, ritrovandomi accanto a due signori sconosciuti che avevano iniziato a raccontarsi vecchie storie ed episodi vissuti con il loro amico che non c’era più. Poi uno di loro ha detto una frase, ed è stato come se un fulmine mi avesse attraversato il cranio.

“E anche lui è andato via”

Andare via. Andare via.

Non so voi, ma per qualche ragione il mio cervello non riesce ad abbinare una persona di ottant’anni ad un’espressione così… Moderna? No, non moderna, qualcos’altro. Comunque, mi è parso strano.

Non era la prima volta che la sentivo. L’anziana vicina di mio nonno ha detto lo stesso di lui quand’è morto. “È andato via”. Ricordo che anche allora ci avevo pensato, ma ero giunta alla conclusione che si trattasse di un suo personale modo di dire. A questo punto, credo invece sia proprio un trend generazionale o qualcosa del genere.

Forse è solo una soluzione elegante per non ripetere la parola “morte”, che immagino sugli anziani abbia un certo impatto.

Vi dirò, ce l’ha anche su di me, anche se “andare via” non mi fa proprio impazzire perché mi suona come una scelta di allontanamento, non so bene  come spiegarlo. Mi piace più di “morire”, però. Ora, non che la scelta delle parole sia proprio il primo pensiero quando qualcuno muore, ok, però ho trovato una tristezza quasi rasserenante in quel signore con i baffi bianchi e il basco nero  che diceva “E anche lui è andato via”. Guardava a terra, le rughe più profonde che mai, e l’amico accanto a lui annuiva, fissando un punto nel vuoto. Chissà quante volte lui stesso aveva sentito o detto quella frase. Mi sono costretta a pensare che fossero entrambi più giovani di quanto sembrava, e che godessero di ottima salute. Non li conoscevo, ma ho sentito una morsa al cuore pensando che anche loro, pima o poi, sarebbero andati via, e qualcuno vicino al loro feretro avrebbe detto le stesse parole. Parole migliori di altre, che non riescono a curare nessuna ferita ma forse alleviano un superfluo peso formale in chi sente di stare camminando verso la meta finale.

Andare via. Come camminare, con le proprie gambe, verso una nuova destinazione. Sembra quasi temporaneo, come quando tua madre ti chiede dove stai andando e tu rispondi “via”, e poi la sera torni per cena dopo una giornata di shopping. Andare via. Come quando hai bisogno di allontanarti per un po’ per ventilare. Ha un sapore amaro, ma lascia in bocca una nota consolatoria. Ok, non è la frase perfetta. Nessuna lo è. Però forse aiuta, in qualche modo che ancora non capisco.

Dire: “È andato via”, perché era tuo amico da 60 anni e dire che è morto fa troppo strano, fa troppo male. Non può essere vero, e non lo è. Deve essere andato da qualche parte, per forza.

Magari la morte fa un po’ meno schifo, se decidi di vederla come un viaggio. E quel tuo caro amico che è andato via, tanto lo sai dov’e andato. Quando sarà ora lo raggiungerai al bar, e giocherete a briscola a soldi, e perderai, come sempre, e dovrai offrirgli un’ombra di vino.

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