Suoni di Marca

Women’s Night: Suoni di Marca si tinge di rosa

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Se Maria Gadù fosse nata qualche anno prima in una grande città degli Stati Uniti d’America, si sarebbe potuta benissimo chiamare Tracy Chapman. Nata nel 1986 a San Paolo, in Brasile, la giovane cantautrice di lingua portoghese è stata invece la vera protagonista di una serata interamente dedicata alle donne, nella splendida cornice del festival Suoni di Marca, giunto domenica alla sua quarta serata.

Una Women’s Night iniziata sotto il segno dell’originale cantautorato di Erica Boschiero.

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La giovane musicista, amante della musica tradizionale veneta, ha portato al festival l’album ‪”Caravanbolero”‬: un viaggio di undici brani originali che raccontano lo scorrere del tempo, il rapporto con la natura, gli oggetti piccoli e e le grandi domande del vivere umano, in un linguaggio musicale al contempo intimo e universale, capace di raccontare il tutto attraverso il minuscolo, il leggero, il fragile. Sonorità vicine alla musica di Fabrizio De Andrè e ai grandi cantautori italiani, molto apprezzate dal pubblico presente. A scaldare ancor di più l’atmosfera però ci ha pensato Cecilia, piacevole sorpresa della serata. Arpista di talento, ha presentato in un’esecuzione coinvolgente il suo primo album di inediti dal titolo “Guest‬”: 12 canzoni che raccontano con delicatezza e intensità storie del vivere quotidiano e che hanno come protagonista una sintesi poetica di voce, arpa e sonorità elettroniche. La stessa Maria Gadù, a fine concerto, ha voluto dedicarle un omaggio.

Intorno alle 22.30, l’attesa artista brasiliana candidata a ben tre Grammy Awards, è salita sul palco San Marco accolta dall’entusiasmo di una nutrita compagine di fan sudamericani disposti nelle prime file. “Suspiro” è stato il pezzo semi-strumentale di apertura, seguito da “O Bloco” ed “Ela”. La prima vera palpitazione è arrivata alla quarta canzone, quando Maria Gadù ha suonato “Bela Flor”, uno dei pezzi più amati nel suo repertorio. Da lì in poi ha iniziato a prevalere la saudade malinconica e il concerto ha assunto tinte più intime e raccolte, adatte forse a un locale chiuso più che a una location grande e all’aperto come quella trevigiana. Negli anni la musica di Maria Gadù ha subito un’evoluzione sensibile, passando da atmosfere semplici e acustiche a sonorità elettriche, dure e molto spesso malinconiche. Il livello però si è alzato notevolmente nell’ultima parte grazie a brani coinvolgenti come “Aquaria” e “Sonhos roubados”.

A sorpresa, non era stata inserita nella scaletta la canzone che ha reso celebre l’artista in tutto il mondo, ma Maria Gadù non ha potuto esimersi dal suonare “Shimbalaiê”, presentata in una nuova versione più ritmata ed elettrica. Pezzo di chiusura perfetto per lasciare totalmente soddisfatti i numerosi seguaci della cantante. Ventun canzoni suonate per quasi due ore di concerto senza interruzioni, tanti i brani tratti dall’ultimo disco “Guela”, anche se come detto non sono mancati i pezzi classici del suo repertorio. Una serata in cui, alla fine, la vera protagonista è stata ancora una volta la musica, capace di fare da ponte tra mondi e culture molto diversi tra loro, unendoli sotto l’unico cielo di Treviso.

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Alvise Wollner

[ Foto di Valeria Bisacco ]

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