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Epopea tragicomica, ovvero: volare in Sicilia con easyJet

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Che volare con easyJet o qualsiasi altra compagnia low cost possa essere un terno al lotto, ormai, è di dominio pubblico. Delle volte, tuttavia, nonostante la nostra piena coscienza di cosa ci attenda in volo, il viaggio riesce a stupirci ancora di più, arrivando ad assomigliare moltissimo ad un film tragicomico. Eccovi servita la mia personale epopea “Volare in Sicilia con easyJet”. Buon divertimento!

Arrivato in Sicilia. Questa isola non è così lontana come sembra. Alla fine si tratta solo di un’oretta e mezza di volo, no? Eh no! EH PROPRIO NO!

1) Aereo easyJet, partenza prevista per le ore 12:15. Il ritardo passa per le 13:40, ma alla fine approda alle 15:30. E già ti girano, dai cazzo (Gianluca!).
2) Saliamo a bordo: ritardo per il decollo. Si sa, c’è sempre traffico e prima o poi anche in cielo arriveranno i semafori a far smadonnare i piloti, prima ancora dei passeggeri.
3) Costeggiamo l’Italia, via etere s’intende, ed eccola: Sicilia, terra brulla e mare epico, scorgo Palermo. Ci avviciniamo, “scendiamo” sempre più… Ci siamo quasi… Dai che ci siamo… E…

Signori passeggeri è il comandante StaMinchia che vi parla: a causa del forte vento ci è impossibile atterrare a Palermo: opteremo per Napoli o Catania, presto altre informazioni.

Ora: immaginate un aereo carico di 156 siciliani (io sono di origini siciliane, sia chiaro!). Il panico. L’annuncio di una guerra nei cieli. Di una nuova manovra finanziaria. Di una nuova tassa sullo sciacquone dei cessi.

Settantenni assopiti improvvisamente riaccesi come in preda a un viagra fatale misto di adrenalina, quella scampata alle furie adolescenziali, e sincera paura di crepare proprio su aereo demmerda.

Donne in preda al panico e ai bagagli a mano carichi di cibo e scorte come per sfamare l’intera associazione “passeggeri siciliani orgogliosi”.

Gli isterici, coerenti, sempre isterici.

Persino qualche hostess in panico, visti gli sbandamenti a filo d’acqua dell’aeromobile, in balia del vento e dei “cali di pressione” che manco a una donna incinta di 15 gemelli (?!).

Il capitano riprende la parola:

Signori passeggeri, gli aeroporti di Napoli e Catania ci negano la possibilità di atterrare, ma noi abbiamo bisogno di fare rifornimento quanto prima [e te credo, siamo da un’ora in aria a fare piroette che nemmeno le frecce tricolore per la festa della Repubblica!]: atterreremo all’aeroporto di Trapani!

Nella sfiga, penso, tanto meglio: è nella mia direzione (Mazzara del Vallo), chiamo subito mio padre appena atterriamo e dico di venirmi a raccattare là!

MA NON È FINITA.

Iniziamo ad atterrare, stanchi, esausti, in giro da 8 ore tra ritardi terrestri e “cielesti” (con la i perché “ritardi del CIELO), chiamo immediatamente, mentre l’aereo sta ancora andando, e dico tra me e me “terra, pensavo di vederti talmente tanto da vicino che già mi vedevo in una bara!”. Ma non finisce mica così: atterrati a Trapani, ci è impossibile scendere dall’aeromobile.

La stiva è carica di bagagli e la legge dice che non puoi allontanarti dal bagaglio bla bla bla… MA IO NON HO BAGAGLIO IN STIVA!

Passano altri 30 minuti buoni. La gente è arrivata allo sciacallaggio linguistico contro steward e hostess e pure contro i tavolini che le stanno di fronte.

Sceneggiate siciliane sfidano quelle di una soap brasiliana di quinta categoria. Un uomo sta male, chiamano un medico (la madre con due bambini piccoli che mi sta seduta a fianco); una signora ha un attacco di panico e inizia a piangere, isterica, consolata dai colleghi isterici più esperti.

Io in tutto ciò chiedo timidamente a un assistente di volo stremato:

Ma chi non ha nemmeno bagaglio in stiva da ritirare, tipo me, può scendere qui e basta?! A me andrebbe anche meglio!

Lo steward (ma si scrive così poi?!) mi guarda, anche lui esausto, e mi dice:

L’uscita posteriore è aperta, inizi a dirigersi verso l’ingresso dove le chiederanno di lasciare il suo nominativo e allora potrà andare!

In tutto ciò, mio padre era già riuscito ad arrivare da Palermo a Trapani!

Ore? 20.00! 

Vado a letto dopo una cenetta a base di lasagne al forno, scampi freschi e una goccia di tiramisù (avrebbe gradito anche il mio aereo, credo!).

Insomma, una giornata leggera, fino alla fine.

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