Ultimamente mi è capitato di soffermarmi a pensare ad alcune tipologie di persone.

Tra queste vi sono coloro che hanno sempre bisogno di raccontarsi, continuamente, incessantemente e senza fermarsi. Ci provi a bloccarle, ma non ci riesci. Cerchi di farti spazio nel discorso, ma le loro parole forzute e muscolose assalgono le tue, minute e impaurite, e tu non puoi che retrocedere. Si raccontano anche nelle parti più intime di sé. Iniziano monologhi in cui spiegano parentesi intere della propria vita e tu rimani lì ad ascoltare, magari anche con la faccia inebetita di uno a cui stanno spiegando la teoria della relatività, se non peggio. In testa ti ritrovi mille persone/eventi/problemi/… da non sapere da che parte collocarli. E magari, nel frattempo, ti apri una parentesi tutta tua, parallela a quella di chi racconta, fai pure le tue considerazioni e soprattutto ti chiedi se l’altro si sia mai posto il problema di domandarti se ti è mai capitato qualcosa di simile o cosa hai fatto l’altra sera o qual’è il tuo colore preferito.

Io ascolto tanto, mi piace da morire, e se parlo cerco di non farlo in maniera così compulsiva. Ho i miei momenti in cui riesco ad estraniarmi da tutto il resto e rimango sola con i miei pensieri; se ho fortuna posso raddrizzarli mentre cammino o corro tra la natura ed il verde.
Io non parlo mai delle mie paure più intime e dei mie pensieri più personali ed insidiosi.
Io SCRIVO tutto questo.

Oggi ho capito che questa è la differenza che, spesso, percepisco come barriera tra me e gli altri (e viceversa).

Ho capito che questa è la mia “qualità”, che probabilmente mi farà apparire distaccata verso argomenti connotati emotivamente alcune volte, che mi farà rimanere a corto di parole altre.
Forse non mi conosce chi parla tanto con me, forse riesce a conoscermi chi comprende in profondità quello che scrivo, che penso, e che, io stessa in difficoltà, provo a rendere comprensibile.

Io non riuscirò, probabilmente mai, a raccontarvi, parlando, tutta la storia tormentata, travagliata e contorta della mia vita come un’avvincente saga cinematografica, o di quella serata memorabile in cui un ufo è atterrato a pochi metri da noi, non inizierò dal niente a dirvi perché mi sento giù e cosa mi è successo due minuti prima. NO. Io accumulerò e accumulerò e accumulerò pensieri, emozioni, ricordi e poi crollerò sotto il loro peso.

Poi, però, inizierò a scrivere e pian pianino tutto ritroverà un ordine, una collocazione che prima non trovava, ma che, una volta raggiunta, calzerà a pennello.

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