Noir, sex & rock'n'roll

Vieni, entra… ti porto nel bar più piccolo al mondo

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Se come me sei innamorato della bèlle époque, del vintage, del buon bourbon e dello swing.. ti sembrerà di entrare in paradiso. Io l’ho pensato veramente.

Si trova a Milano; un angolino incredibile, a tratti impalpabile. Si chiama “Black Door 43” ed è proprio il bar più piccolo del mondo; ma chiuso in questi “due” metri quadrati di locale si nasconde un connubio di esperienza e qualità difficilmente eguagliabili. Finiti i convenevoli…vi racconto la mia personale e magica esperienza.

Giovedì 2 luglio – passeggiando per i Navigli..

con un amico eravamo alla ricerca di un locale carino per un aperitivo. Dopo averne scartati alcuni poiché decisamente sovraffollati l’amico in questione si ferma davanti ad un locale niente male, si chiama Mag Cafè. Per me uno vale l’altro, sono in ferie quindi va bene tutto, sono un agnellino accondiscendente. Superata la soglia mi trovo dinnanzi ad una bottiglieria decisamente sopra il comune; gin, whiskey, vermouth di qualità mi si stagliano davanti agli occhi che iniziano a brillare. Sono certa che gli amanti del buon bere potranno comprendere esattamente il mio stato d’animo. Ci accaparriamo due sgabelli proprio davanti al bartender e ordiniamo due drink; mi sento una bimba al Luna Park. Mi assento un minuto e al mio rientro l’amico-co-protagonista-del-racconto paga al volo e mi strappa dal bancone. Ci rimango un po’ male..insomma nemmeno il tempo di fare le mie solite quattrocentocinquantamila domande al barman.. ma si salutano con un “Ci vediamo dopo” sospeso in aria.fisheye

“In che senso ci vediamo dopo?” – “Alle 22,30 in punto dobbiamo essere qui. Niente domande, è una sorpresa”. Ecco, ciao. Sono le 21 ed io, secondo lui, dovrei riuscire a far finta di niente per un’ora e mezza e conversare amabilmente di sushi, tasso di suicidi in Norvegia ed Expo come se nulla fosse. Che fatica! Ma sapendo che amo le sorprese svia sapientemente le mie domande concedendomi un unico indizio: “Due persone”. Non mi dice niente e la mia curiosità si fa sempre più logorante ma decido di gustarmi la cena e provare a non pensarci.

Alle 22.15 lasciamo il ristorante per tornare, finalmente, al bar incriminato. Ci fanno aspettare ancora dieci minuti durante i quali consumo il pavimento davanti al locale e fumo tre sigarette. Chi diceva “La pazienza è la virtù dei forti” aveva ragione; uff. Finalmente un cameriere alto due metri fa un cenno al mio amico che mi prende per mano e finalmente mi scaraventa a capofitto nella mia sorpresa.

Sulla sinistra del Mag Cafè si intravede una porticina piuttosto intrigante: è lì che siamo diretti. Da una finestrella sbuca una mano che ci allunga una chiave; percepisco una voce ovattata e lontana: “Buona sera signori”. Prendiamo la chiave, apriamo..trattengo il respiro, cosa sta succedendo? In quella frazione di secondi mi passano in testa un milione di possibilità e come ultima spero solo non mi abbia trascinato in un locale di scambisti. Ridacchio per la mia stupidità e faccio un passo avanti. Sono dentro.

Con un solo passo ho fatto un salto nel tempo di cento anni. Davanti ai nostri occhi un locale microscopico ma talmente curato da far imbarazzare un museo. Bottiglieria da veri esperti ma sopra di tutto un barman a nostra completa disposizione per le prossime due ore. Per chi mi conosce, sa del mio profondo interesse e rispetto verso questo mestiere, per cui sì, mi è mancato il fiato per un attimo. Ma non bisogna essere necessariamente un fissato per apprezzare il Black Door 43 eh! Chiunque abbia l’intenzione di scoprire questo mondo di alchimie alcoliche può semplicemente varcare la soglia e lasciarsi trasportante dalle sapienti parole di Francesco, il bartender del mini-locale.

Notate le bottiglie, mi lancio immediatamente su uno dei miei drink preferiti: Manhattan. E niente..so che il mio mestiere sarebbe quello di trovare le parole giuste per descrivere ogni cosa eppure Francesco mi ha lasciato senza parole. La miscelazione sapiente di un ottimo bourbon è stata un’esplosione in bocca; da provare assolutamente. Preso di mira per l’ingente mole di informazioni in suo possesso massacro il povero barman di domande su domande alle quali ricevo risposte ben precise. Passo la prima ora con un sorriso da ebete e un’opera d’arte a base di bourbon in mano. Inoltre con un I-pad a disposizione dei clienti possiamo scegliere la musica che più ci aggrada per creare la nostra speciale atmosfera. Io ho optato per swing e musica francese.. rimango pur sempre una romantica no?

OldFashioned

Secondo round di drink.. non poteva mancare il mitico old fashioned. La prima versione, delicatissima e arricchita con infusi home made, è per il mio amico che è partito dalla frase “A me il whiskey non è che piaccia molto..” ed è finito con una profusione di complimenti per la bontà.

Ampolle, infusi, fiale, bicchieri di cristallo mi circondano. Opto per una versione piuttosto semplice dell’old fashion con miele e pimento miscelati con un bourbon scelto da Francesco.

Le due ore volano decisamente troppo in fretta. Il barman si rivela un ottimo intrattenitore, così come il mio amico. Vi consiglio di scegliervi un buon accompagnatore e di entrare liberi da ogni pregiudizio in questo mondo sospeso nel tempo.

Per poter visitare il bar più piccolo al mondo vi consiglio di prenotare con debito anticipo.. ma fidatevi che ne varrà la pena. Tel. 340. 96 288 90

Grazie Francesco, grazie Andrea..grazie amico mio!

Ps. Si è poi scoperto che l’amico in questione e il barman del Mag già si conoscevano ma hanno finto l’opposto per non rovinarmi la sorpresa.. incredibile no? 

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