Il lato giusto della vita

Viaggi Mentali: Ronin – l’Uomo alla Deriva

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L’Estremo Oriente ha sempre esercitato un fascino profondo su di me.
Spesso mi sono ritrovato a ricercare possibili punti di raccordo tra modi cosi diversi di intendere la vita, quali sono l’occidentale e l’orientale.
E’ un esercizio mentale che di solito non porta a nulla di concreto, ma finisce inevitabilmente per sottolineare le profonde distanze non solo geografiche, ma anche comportamentali tra due mondi così distanti.
Quando si parla di Giappone, ad esempio, uno degli elementi caratteristici più popolari di sempre è sintetizzato nella figura del Samurai: una macchina da guerra, precisa, devota, dedita anima e corpo alla disciplina dell’ordine e dell’onore.
Una figura ammantata dal fascino quasi soprannaturale, che deve la sua ragione di vita al proprio Signore, e consacra la propria vita a valori quali la fedeltà e l’obbedienza.
Praticamente, per noi popolo dello Stivale, stiamo parlando di un possibile Incontro Ravvicinato del Terzo tipo.
Prendete un italiano medio, accostatelo alla figura che ho appena tratteggiato in modo volutamente stringato ed otterrete l’equivalente del rapporto che può collegare il Diavolo all’Acqua Santa.
Nulla di ciò che caratterizza il codice del Samurai può essere accostato al modo di intendere la vita dello Stivale.
L’obbedienza è un elemento assente, il rapporto con l’autorità è qualcosa di vissuto con cocente disappunto ed astio, la fedeltà, a partire dalla base familiare, è elemento più di colore che sostanziale.
Per quanto riguarda invece la disciplina e l’ordine, riesco solo ad esprimere un muto ghigno, che è un misto tra una’espressione affranta ed una disperata.
Non esiste un modo giusto o sbagliato di intendere la propria vita, chiariamoci.
E sono ben conscio che è improponibile fare un parallelo su due civilità che nulla hanno in comune, prendetelo come un gioco.
Perché dunque, vi chiederete, scelgo di proporre questo bizzarro confronto tra due approcci culturali separati da millenari abissi cronologici e culturali?
Perché, in verità, a forza di lasciar vagare la mente, ho trovato una figura storica giapponese, che potrebbe inserirsi, per certi versi, nel contesto sociale dell’Italiano.
Sto parlando del ruolo del Ronin.
Il Ronin è il Samurai decaduto, colui che ha perso il proprio padrone, o perché costui è morto, o perché ha perso la di lui fiducia.
Questa figura, a mezza via tra il mercenario ed un guerriero errante, aveva le conoscenze e le padronanze dei Samurai, ma era nuda, priva del prestigio sociale che tale ruolo comportava.
Una delle possibili traduzioni del termine è “uomo alla deriva”.
Ora facciamo un gioco, e proviamo a guardaci un po’ attorno.
Chiediamoci “per cosa lottiamo?”, e “per chi lottiamo?”, e subito dopo “qual’è il mio codice d’onore?”, sempre che ne abbiate uno.
Forse avrete modo di riflettere su chi siete, su cosa volete dalla vita.
Forse avrete paura, o magari sarete soddisfatti di voi stessi.
Il Ronin è un rinnegato che non ha avuto il coraggio di fare “seppuku”, legando la propria esistenza al tragico destino del proprio sovrano.
E questa, è per certo una delle manifestazioni più incomprensibili e distanti rispetto all’ideale di sacrificio che conosciamo in occidente.
Eppure vedo, una schiera di combattenti inconsapevoli, senza un sovrano, una guida, erranti, impegnati più a colpire alla cieca che a cercare di recuperare il proprio onore, di seguire i propri ideali, di aspirare ad un cammino di rettitudine e giustizia.
Uomini alla deriva, in balia delle onde, li riconosco, li osservo, ne vedo il riflesso allo specchio.
Una dimensione dove il sovrano latita, avvolto nella nebbia, sostituito da una opulenta ed ineluttabile anarchia.
Dove la ricerca dei propri ideali, è tanto più difficile, quando non esistono modelli illuminati da seguire.
Eppure tale ricerca deve essere costante, personale, e vitale.
Perchè quando manca quel qualcosa, quell’aspirazione ad andare oltre, ad inseguire dei traguardi così lucidi, quanto distanti, ci attende un destino fluttuante, in perenne e crescente attesa.
Buona settimana e i miei migliori auguri per un 2015 foriero di vento di novità e di lucidi ed accorati propositi e convinzioni.

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