Fuori c'è il sole, dentro dipende da te

Viaggi mentali, mezzi di comunicazione ed alienazione

0
Like

Salve a tutti!
Da quando ho iniziato questo ‘nuovo capitolo della mia vita’ chiamato Gushmag, più di una volta, mi sono chiesta perché senta il bisogno di scrivere. Perché, soprattutto, senta quello di rendere disponibili i miei pensieri ad ‘altri’.
Non ci sono risposte più giuste o precise di altre, forse solo il fatto che la scrittura sia parte di me, così come il mio amore per gli animali, per la natura, l’arte e le relazioni umane. Ho deciso di rendere accessibili le mie ‘Bozze’, perché penso che ci siano persone che potrebbero avere esperienze e pensieri simili ai miei, perché, come ha detto la grande Frida Kalho, ‘ci deve essere al mondo qualche persona proprio come me, che si senta birrazza e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io’.
Sono questo io. Questo incessante bisogno di scrivere, di rivelarmi e, poi, tornare immediatamente a nascondermi dietro me stessa. Scrivendo mi libero da ogni sovrastruttura, volo verso mete sconosciute e mi sento libera di essere Me stessa.
IMG_6295

Oggi pensavo al fatto che passiamo gran parte del tempo ad immaginare, sognare, pensare a realtà che probabilmente non toccheremo mai. A conversazioni che non avverranno mai. A posti che non visiteremo mai.
Perché?
Viaggiare con la mente (e quindi anche scrivere) è sicuramente più facile. Tieni tutto sotto controllo. Sbagli un millimetro del tuo pensiero e ti puoi prendere la briga di fare “rewind” e ricostruire tutto. Nella vita no. L’occasione è una, talvolta nemmeno c’è, va creata ad hoc.
Troppo impegno emotivo e cognitivo per l’uomo moderno, che sogna un mondo adeguato alle proprie fantasie, sempre più smodate, sformate, irreali e inconsistenti.
Questa comodità, ricercata incessantemente, è stata causata anche dallo sviluppo tecnologico. Quest’ultimo ha portato, inevitabilmente, tutto a portata di mano. Abbiamo mezzi di comunicazione che ci alienano. Sviliscono la comunicazione in sé, quale mezzo per costruire relazioni. Finiamo, invece, per distruggerle. Ci aggrappiamo al “detto” è non al “fatto” di una relazione, che per nascere e consolidarsi, ha bisogno di reali momenti d’incontro con l’altro, di affettività, empatia e coerenza.
Perdiamo noi stessi in realtà virtuali che, invece di aprirci al mondo, ci chiudono in stanze troppo piccole. Gli occhi perdono la capacità di guardare in grande, finendo per guardare a pochi centimetri di distanza, davanti a smartphone sempre più potenti, a pc sempre più umani. Ci alienano, ancora. Costruiamo macchine che riusciranno a fare tutto ciò che un tempo era in nostro potere, tutto ciò che ci rendeva umani. Come se trasferissimo queste qualità in congegni elettronici che ben presto ci domineranno. Parliamo di robot in grado di provare emozioni, tralasciando il fatto che gran parte dell’umanità sta disimparando a provarne. Buttiamo tutto verso l’esterno e ci annulliamo, inaridiamo.
Ben presto diventeremo noi le macchine, comandate da meccanismi di causa-effetto, avendo spazzato via l’intermediario dell’emotività, dell’ irrazionalità creativa.

Vuoi scrivere un commento?
Effettua la registrazione da questo link:

Registrati

MORE FROM IRENE VALSECCHI

ENTRA NELLA COMMUNITY