Avrei voluto occuparmi di ben altri argomenti, ma questo mi ha colpito – in negativo – così tanto, che non ho potuto esimermi dal dedicarci qualche riga, quest’oggi.
Pare che il mondo stia lentamente impazzendo: inghiottito in un vortice di ubriachezza molesta tramandata di social in social, e ora pure affossato da colpi di kappaò boxistico.
E non mi sto esprimendo per metafore, purtroppo.
Se non ne avete ancora sentito parlare, sarò io ad anticiparvi l’ennesima nuova e malsana “moda” nata nel web (o forse nel bronx) e che pare stia iniziando a diffondersi (ahimè) pian piano anche da noi.
A Roma i primi episodi: una persona esce dal ristorante dove lavora, attorno a mezzanotte.
Supera il vicolo e ad un certo punto si ritrova a gambe all’aria, esanime, in terra.
Dopo qualche minuto si sveglia con il volto impiastricciato di sangue,  dolorante, e viene soccorsa da alcuni passanti che avevano notato la scena.
Ecco, una delle vittime dello “knockout”, l’ultimo mostruoso fenomeno virale che consiste nel tirare cazzotti fortissimi in faccia agli sconosciuti, in modo tale da stenderli istantaneamente.
Le gesta, ovviamente, saranno filmate dai compagni di banda, che poi provvederanno a farle girare via piattaforme social per creare delle vere e proprie “hall of fame” di questa nuova e sconcertante disciplina.
Uscire di casa, in gruppo, a mani nude.
Il cappuccio della felpa in testa, o un cappello calato fino a coprire il volto, pronti a cercare una qualche ignara vittima che sta conducendo la sua vita: sta andando al lavoro, a prendere i figli a scuola, ad un appuntamento.
Una volta designato il malcapitato bersaglio, è questione di un istante: un gancio teso al viso, o alla testa, caricandolo con quanta più forza possibile, per mandarlo gambe all’aria e vederlo a terra, privo di sensi.
Questa pare essere una delle ultime terribili tendenze, la cui diffusione e propagazione nasce e cresce di pari passo con l’ignoranza che dilaga attraverso i mezzi di comunicazione offerti dalla rete.
Una “moda” che sembra essere nata in America, e che ha già iniziato a mietere vittime innocenti.
Ignari passanti che sono morti per queste stupide bravate, magari registrate negli archivi della demenza e della stupidità, ad imperitura memoria delle malefatte frutto di un mondo che offre sempre meno obiettivi e modelli positivi, e cede sempre più spazio agli incubi partoriti dalla noia e all’insensibilità che scorre nei flussi delle reti wi-fi.
Un gioco talmente crudele e ottuso da sembrare impossibile.
Dopo aver visto le catene di Sant’Antonio in versione 2.0 e condite da pericolosi picchi di ubriachezza, dopo essere passati per la moda dei selfie con i volti tirati in ghignanti maschere di scotch e follia, ecco la quintessenza (fino ad ora) della vacuità e della noia atavica: tirare cazzotti ai passanti filmandosi, per divertirsi.
Onestamente, non ci volevo credere quando ho appreso della notizia.
Passino le bravate alcoliche (i più cinici hanno scomodato addirittura il buon Charles Darwin, e le sue teorie sull’evoluzione delle specie), passino anche gli autoscatti in contesti più o meno censurabili, ma la violenza più insensata, più inutile e immotivata, che sgorga dal pozzo nero che si sta creando dentro le persone, è una cosa che mi riesce davvero difficile, se non impossibile accettare.
Fenomeni di questo tipo, stanno a ricordarci che un mondo senza coscienza civica, permeato di ignoranza, dove non esistono valori, dove non viene insegnato il significato di etica e di morale, finisce per forgiare dei mostri.
Quei mostri la cui grotta di origine è garantita, se le coscienze dormono così profondamente.

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