Sono stato colpito dal significato del termine  “cinismo” fin dai tempi del liceo, quando ebbi modo di ricollegarlo a Diogene di Sinope, in filosofia.
Trovo che la  parola “cinico” sia estremamente suggestiva ed affascinante, perché al suo interno risiede il “cane”: il significato del termine greco κυνισμός, può infatti essere letto come “imitazione del cane”.
Il miglior amico dell’uomo in persona.
Quell’essere peloso che, ultimato il percorso di addomesticamento iniziato all’alba dei tempi, si è inserito nella società come animale da compagnia.
Eppure il cane è pur sempre un animale e le razze più aggressive ce lo ricordano ad ogni latrato incazzato o ad ogni doloroso morso portato in tribunale per responsabilità del padrone sulla temibile belva.
Vi è mai capitato di guardare o ricordare una persona e pensare “certo che quel tipo è proprio un cane”?
A me si, è capitato e capita con una certa frequenza.
Il cane, appunto.
Un animale, una bestia che non parla, che ha dei bisogni istintivi da soddisfare con puntualità e che gode della fortuna tra le fortune: non doversi preoccupare di etichette, galatei o regole di convivenza civile.
Quelle al massimo gliele imponiamo noi, con non poca fatica.
Fosse per lui, il nostro amato compagno peloso, sarebbe ogni giorno una festa di cibo, trottorellate esplorative, goderecce e territoriali aspersioni di pipì su ruote ed alberi, bisognini in mezzo alla strada ed accoppiamenti ululanti en plein air.
A questo punto, se vi ritrovate a sorridere sommessamente e non ne capite il motivo, la vostra percentuale di “bestialità” è ancora ben salda in voi e potete serenamente ammettere di aver invidiato il vostro cane e la sua pacifica esistenza, almeno una volta!
Tutta questa introduzione, un po’ umidiccia e scodinzolante, era necessaria per entrare nella parte con la giusta dose di introspezione.
A cavallo tra filosofia e zoologia, troviamo infatti la medicina.
Secondo un recente studio finlandese pubblicato sulla rivista scientifica Neurology, è risultato che le persone particolarmente ciniche vedono incrementarsi le probabilità di sviluppare forme di demenza in età avanzata.
Pensiamoci bene: affrontare la vita con il pensiero costantemente rivolto verso una concezione egoistica ed utilitaristica dell’essere umano, è un’abitudine che va ad azzoppare molto dell’entusiasmo che ci dona madre natura.
Il cinismo spesso viene utilizzato come arma difensiva, un modo per mettere le proverbiali “mani avanti” ed essere psicologicamente ed emotivamente pronti ad affrontare le delusioni della vita.
Se trasformiamo il cinismo in uno stile di vita, un modo per essere costantemente al di sopra delle delusioni, secondo questo studio degli instancabili finlandesi rischiamo di rimetterci non solo in allegria, ma anche in salute.
Le ricerche svolte presso la University of Eastern Finland di Kuopio, hanno interessato 1449 soggetti con un’età media di 71 anni, per valutare l’insorgenza di forme di demenza.
Ad ogni soggetto, oltre al classico esame clinico, è stata affiancata la compilazione di un questionario per quantificare il personale livello di cinismo.
I test miravano ad ottenere risposte su domande come “la maggior parte delle persone mente pur di andare avanti” o “meglio non fidarsi di nessuno”.
In base alle risposte ottenute, gli esaminati erano poi suddivisi in tre diversi gruppi: poco cinici, mediamente cinici o molto cinici.
L’efficacia statistica del questionario era già stata testata in precedenti esperimenti, che hanno dimostrato come le risposte più o meno ciniche di ciascuno tendano a rimanere le stesse nel tempo.
Questo implica che, tendenzialmente, raggiunto un certo grado di cinismo è facile che questo si vada a consolidare nella mente del soggetto.
Le 622 persone del campione sono state poi sottoposte ad uno screening sulle demenze, 8 anni dopo la somministrazione del primo test.
Il risultato fa quantomeno pensare.
A 46 dei partecipanti sono state diagnosticate forme di demenza senile (un deterioramento cerebrale che porta problemi a memoria e alterazioni del carattere, legato – spesso – a problemi vascolari, ma non solo).
Eliminate altre possibile cause, come colesterolo alto, fumo ed ipertensione, i ricercatori si sono espressi nel senso che i super cinici corrano un rischio tre volte superiore, rispetto agli scarsamente cinici, di andare incontro a disturbi neurologici con l’incedere dell’età.
Digressioni finlandesi a parte, la notizia mi ha fatto riflettere,  in quanto è abbastanza evidente che la realtà che ci circonda sia molto abile e prodiga nello spingerci verso un pensiero o meglio, una “scelta cinica” (ed ecco la battuta).
E qui lo dico e non lo nego, ammetto di aver frequentato i loschi locali del cinismo.
Eppure, credo che ad affrontare costantemente la vita in “cagnesco” non ci sia molto da guadagnarci.
Si, forse ci si prepara psicologicamente al peggio e si è sempre pronti ad applicare una bella garza imbottita sulla testa, però è altrettanto vero che si rischia di perdere davvero parte di ciò che può rendere interessante e varia la vita.
La componente aleatoria, casuale, ciò su cui noi mai abbiamo avuto controllo e mai lo avremo: i sentimenti, la fiducia altrui, le occasioni, le aspettative.
Probabilmente è vero che viviamo in un contesto sociale dove i buoni e puri d’animo fanno la fine del topo, e dove gli spietati portano a casa il pane, però, finché la legge dei grandi numeri non verrà confutata, esisteranno sempre i diversi, quelli che cani non sono e non vogliono diventarlo.
Per quanto possa sembrare allettante ed utile il vestire i giocosi e bavosi panni dei nostri amici a quattro zampe, forse sarebbe meglio staccare ogni tanto, riprendere un po’ contatto con i vestiti, le scarpe, e soprattutto le persone.
Che hanno tantissimi difetti, ma pure qualche pregio.
Per non fare sempre la solita “vita da cani”.

A lunedì prossimo.

Arf, Arf!

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