I'M ME

Una linea sottile

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Chiudo gli occhi. In effetto negativo di fotografia ti rivedo davanti a quello specchio, risento la tua voce cantare quella canzone. Spalanco gli occhi. Paura. Non voglio richiuderli per rivivere quel soleggiato e ventoso pomeriggio di

Settembre.

I pensieri affollano la ragione. Il cuore batte all’impazzata ma nello stesso tempo è linea piatta. Morte celebrale del cuore nei pensieri che mi riportano lì. Paura. Non voglio richiudere gli occhi e rivederti. E se chiudo gli occhi e vedo il tuo corpo danzante e sento la tua voce cantante di nuovo vicino a me?

Vorrei scappare da quella camera.

Dolore. Ricordi ancora troppo vivi. Note musicali. Terremoto sotto il mio equilibrio. Quel pomeriggio era sinonimo di cambiamento. Amari e struggenti ricordi di una vita mia. Vita che ha dovuto cambiare copertina alle sue pagine.

Sonno. Paura. Ansia. Voce mozzata. Lacrime.

Vorrei che fosse una dolce notte ma lo so già: i mostri arriveranno in sogno. Prendo coraggio.

Buonanotte.

Tuttora sento forte la paura di addormentarmi per paura di svegliarmi ed essere catapultata di nuovo in quel periodo. Quelle sere in cui la tua migliore amica si presentava a casa con un occhio nero o il naso rotto. La notte in cui la sua pazzia è diventata follia allo stato puro e noi vittime di quelle mani comandate da quel cervello fuori di senno.
Poi la tua pazzia nel cercare di salvarlo. Il mio rinnegare il suo sentirsi Dio e la sua onnipotenza. La tua assenza forzata di dieci giorni. Il mio telefono che suona. Commissariato. Un unico pensiero. Ora mi dicono che l’hanno trovata morta. E la mia rabbia. E il pensiero della tua paura in balia di un pazzo. E i mille pensieri che si arrovellavano nel cervello. L’ansia. I pianti strazianti. E io sola a pregare per te. A chiedermi perché.

E poi la telefonata. La tua voce. Il tuo ritorno. La sua prigione. Si ricomincia tutto da capo. Si intraprende un percorso lungo di ripresa fisica e psicologica. Il dolore. Gli errori. Il troppo amore. La paura che ti immobilizza e ti spinge a non reagire e qui i miei fottutissimi e pesantissimi sensi di colpa che tolgono aria.

Oggi sento forte più che mai il senso di colpa. Mille domande su cosa avrei potuto fare, se il mio agire è stato giusto e sufficiente, se avrei dovuto agire in maniera diversa.

Se, se, se, se, se, se, se, se e il cervello esplode, gli occhi si gonfiano, sul cuore un macigno che mi porterò con me per sempre. O forse è come dici tu, amica mia, tutto sta lì… in una linea sottile tra amare e amare troppo.

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