Le cose belle arrivano all’improvviso, quando meno te l’aspetti, quando sei con la testa occupata da problemi irrilevanti (ma che intanto ti fanno pensare) e mentre i mille impegni ti attanagliano la bocca dello stomaco.
C’è sempre il cuore, però, che vuole la sua parte… ed ecco che arrivano le persone speciali: che siano amici di vecchia data, che siano nuove conoscenze, poco importa, basta che arrivino a travolgerti la giornata, che con una proposta abbiano addirittura il potere di alleggerire con un mega sorriso il mal di testa che ti martella dalla mattina.
Ecco, qui sta la vera fortuna dei messaggi inaspettati!

Tutta questa premessa per dire che non c’è location stupenda che tenga, se anche la compagnia non è la migliore in assoluto.

E questo è stato il caso del weekend che ho trascorso ad Assisi!

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Dopo cinque ore di viaggio siamo arrivati in terra umbra.
La cittadina ti accoglie fin da subito: la vedi, non puoi sbagliare, si staglia sul pendio di una collina come un piccolo presepe con le casette in pietra.

È un borgo! La prima sensazione che si ha è veramente quella di aver passato una frontiera spazio-temporale ed essere atterrati in un borgo medievale.
È stata costruita a misura d’uomo… in macchina è un inferno fatto di stradine strette e ripide!!
È la città delle salite (e delle discese), dei gradini e delle rampe, ma percorrerla vuol dire perdere energia fisica per acquistare il doppio in “energia morale”.

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Assisi è conosciuta principalmente per la Basilica di San Francesco, e come dare torto a questa associazione spontanea: la Basilica è un gioiellino a contatto col Creato, avrebbe detto San Francesco: da una parte il borgo, dall’altra, dietro di lei, la valle.
Troneggia pacifica in questa posizione, mentre di giorno e di notte la gente passeggia, si sofferma, ammira, chiacchiera e si fa “qualche” foto!

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Impressionante sapere che quest’Opera, così armoniosamente inserita nell’ambiente che la circonda e che continua a stupire ancora, abbia circa otto secoli di vita!
È stata infatti costruita subito dopo la canonizzazione di Francesco nel 1228, consacrata da Innocenzo IV nel 1253 e conclusa nel 1280.
La Basilica, simbolo indiscusso dell’ordine, originariamente aveva tre funzioni ben stabilite:

1. Chiesa mausoleo (la cripta ospita le spoglie del fondatore)
2. Casa Madre dell’ordine (la Chiesa inferiore)
3. Santuario di diretta pertinenza romano-papale (Basilica superiore)

e io ne aggiungere una quarta, ovvero quella di modello di tipologia architettonica che da allora è ricordata come francescana: siamo accolti da una semplice facciata a capanna, con doppio portale decorato, grande rosone e campanile romanico.
All’interno, invece, la chiesa custodisce un segreto: si articola in due livelli soprapposti entrambi ad aula unica con transetto.
È quasi un ossimoro pensare alla povertà e umiltà predicate da Francesco e trovarci davanti a una simile meraviglia: la struttura architettonica è una delle più semplici, ma in quanto a decorazioni vi è una ricchezza (per numero e per tecniche di affresco) da far rimanere a bocca aperta, un cantiere variegato che ha visto transitare diverse mani di artisti, ognuno con tecniche speciali e soggettive.

Anche in questo caso entrare significa perdere la cognizione del tempo e dello spazio.
Sono stata letteralmente rapita da quel cielo stellato… che sarei rimasta ore a contemplarlo, mentre tutt’intorno San Francesco e gli altri personaggi (a grandezza quasi naturale), chi conservato meglio, chi peggio, stanno immobili per raccontare anche a noi la loro storia, imperterriti dal 1230.

Quello che mi impressiona sempre di più è che le decorazioni non sono fatte a caso, hanno un ordine ben stabilito e un loro significato insito.

Ho avuto modo di riscoprire questa meraviglia, anzi, ho avuto modo di conoscerla ancora più a fondo, perché dal vivo (ovviamente) le opere ti travolgono in una maniera differente.

A proposito di decorazioni ben pensate, uno dei vari capolavori sono le Allegorie Francescane dipinte da Giotto e dalla sua bottega sulle vele della volta a crociera (nella Basilica Inferiore).

Per un’amante delle allegorie, come me, questa è l’apoteosi!

Tutte fanno riferimento, ai valori cristiani che il Santo ha fatto suoi e ha predicato: partiamo dalla Povertà.
È una donna, al centro, tenuta per mano da Cristo che la accompagna verso il suo sposo, Francesco.
Ella poggia i piedi su dei rovi ma che alle sue spalle si trasformano in rose. Adoro questa metafora perché mi fa pensare e sperare, che per quante difficoltà siamo tenuti ad affrontare, queste non sono mai degli ostacoli negativi, ma servono a farci crescere e a far sbocciare qualcosa di bello e di nuovo.
Francesco dona alla sua sposa un anello che lei consegna a sua volta alle due virtù a lato: speranza (vestita di verde) e carità (vestita di rosso).
Tutt’intorno sono raffigurate delle scene simboliche di gesti di umiltà o disprezzo nei confronti della povertà.

La seconda vela raffigura l’allegoria della Castità, donna vestita come una monaca, rinchiusa in una torre dalla quale sventola una bandiera bianca (colore della purezza).
Verso di lei volano due angeli per portarle un diadema (simbolo della nobiltà d’animo) e una palma (simbolo della ricompensa del regno dei cieli).
Dalle mura si affacciano la Pulizia e la Fortezza che offrono ad un giovane che sta davanti ad un lavacro (= fonte battesimale) un vessillo bianco e uno scudo dorato.
In angolo tre vergini guerriere, assistite dalla Penitenza, sconfiggono i demoni della Morte, dell’Amore carnale, dell’Immondizia e della Concupiscenza.

Nella terza vela è ospitata l’allegoria dell’Obbedienza, riparata da una loggia a tre arcate decorata da mosaici cosmateschi raffiguranti una crocifissione.
Seduta, la donna, comanda il silenzio a un frate inginocchiato davanti a lei.
Ai lati la Prudenza (stupenda l’allegoria mentre si specchia le spalle e tiene in mano degli strumenti per conoscere il mondo e riceverne gli insegnamenti, per avere, appunto, sempre sotto controllo la sua sicurezza) e l’Umiltà.
All’altro lato, un uomo e una donna vengono condotti al giogo dell’Obbedienza.
Sul tetto è seduto San Francesco mentre anch’egli indossa il giogo sorretto da Dio Padre.

Assisi è Pace, è stata la mia ricarica energetica per il cuore e naturalmente non si esaurisce solo nella Basilica di San Francesco! S. Chiara, San Damiano, trovarsi a dominare una porzione di mondo dalla Rocca Maggiore, il canto degli uccellini, le campane che suonano ogni sempre, le casette di pietra con i balconi e le terrazze traboccanti di fiori… magari, però, questo ve lo racconto un’altra volta!

Ringraziamenti speciali alla compagnia, che con canti di giubilo e tante grosse risate ha stemperato le ore di viaggio e le fatiche nelle salite!

Foto : in gentile concessione da Andrea Montanari che ringrazio (ancora, di tutto)

Immagini delle vele: prese dal web

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