Arte in pillole

Un mondo abitato da Pulcinella

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Facciamo un salto pindarico di circa quattrocento anni, perché credo che la visione del mondo che aveva Giandomenico Tiepolo, nel lontano 1760, sia attualizzabile.

Vi porto a Zianigo, una frazione di Mirano (VE), nella casa di campagna di Giandomenico, figlio del celebre Tiepolo: pittore veneziano di grandissimo valore e successo dell’inizio del Settecento.

La villa, privata, è stata interamente affrescata tra il 1759 e il 1797, facendo riferimento ad un tema molto particolare.
(Ora i dipinti sono conservati a Ca’ Rezzonico, a Venezia.)

La vita artistica di Giandomenico è stata sempre eclissata da quella del padre, ma la peculiarità che sorprende (almeno me!) non è tanto l’abilità tecnica, quanto la profondità di pensiero che questo ciclo trattiene, poiché libero, non commissionato: il “piccolo” Tiepolo dipinge ciò che vuole.

Dedica un’intera sala a Pulcinella, la famosa maschera napoletana che si diverte a sbeffeggiare i potenti e a risolvere in maniera bizzarra problemi che sembrano inestricabili.

Provo sempre una sensazione di pizzicorio al cuore quando riscopro che l’arte non è mai fine a sé stessa, che non è solo un mezzo di diletto personale o con lo scopo di dare solo piacere, ma riesce a far riflettere anche in merito ad altri ambiti:

Il mondo alla fine del Settecento, così come il mondo d’oggi, è abitato, governato, vissuto da milioni e milioni di Pulcinella. Questo vuole trasmettere Tiepolo.
Facciamo tutti parte di una realtà fittizia, indossiamo tutti, almeno qualche volta, anche solo per poche ore una maschera.
Perché ci fa stare bene, perché ci fa apparire come gli altri vorrebbero, perché in questo modo possiamo raggiungere obiettivi che, senza l’aiuto della finzione, non potremmo raggiungere.

Il mondo che Giandomenico percepisce, è un mondo apparente e ambiguo.
Un mondo in crisi, ma che non vuole darlo a vedere.
Un mondo dove la crisi c’è ma si fa finta di non vederla.

il ciarlatano

 

Pulcinella è in ogni scena di vita quotidiana, si inserisce nei vari momenti, mentre guarda con ironia e scetticismo ai cambiamenti di potere nel mondo, sempre pronto a smascherare la retorica delle sorti del progresso. Fa parte della società, doppia come le facce di una medaglia.

innamorato

L’emblema però sta nel soffitto:
il modo di dipingere non è nuovo, l’espediente dell’oculo che dà sulla realtà esterna, sul cielo, è stato utilizzato anche da Mantegna!

Ma duecento anni prima, quell’apertura era come la rappresentazione e la celebrazione del divino.
Era uno spiraglio verso il cielo, sempre azzurrissimo, puntinato di nuvole, dal quale facevano capolino putti allegri e giocosi.

soffitto

Qui, abbiamo una visione del mondo dal basso verso la superficie del suolo… come se ci trovassimo sottoterra e riuscissimo a vedere solo gli uomini (per altro mascherati e falsi) che l’unica cosa che possono fare per sembrare leggeri e avvicinarsi al divino (in contrapposizione quindi agli angioletti) è fare l’altalena… perché l’uomo, tanto terreno e razionale, non riesce a volare… neanche con la fantasia, a volte, in questo ventunesimo secolo.
Siamo tutti concentrati a rimanere con i piedi per terra, a mascherarci come persone per bene, eleganti, che non sgarrano mai… altrimenti veniamo definiti dei pazzi…
Ma qualche volta andare fuori dagli schemi, viversi la vita per quello che è, non programmarla per filo e per segno ma accettare ciò che viene, come viene, potrebbe farci bene!
Ci riempirebbe meglio il cuore e l’effetto dovrebbe essere più o meno questo:

Peso del cuore

 

Immagini prese dal Web

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