Da qualche giorno al cinema è uscita l’ultima fatica dei fratelli Dardenne. Uno struggente affresco sul mondo del lavoro, in cui a farla da padrone è la prova titanica di Marion Cotillard. “Due giorni, una notte” è il film da non perdere questa settimana.

50485
Quando ci si trova davanti a opere dirette da grandi registi dell’industria cinematografica, dovremmo sempre porci il problema del rapporto tra il loro stile e l’influenza che esso ha nella storia che stiamo guardando. Mi spiego meglio: ci sono film in cui la cifra stilistica del regista è talmente forte da imporsi sulla trama, finendo così per indebolire il film stesso che diventa un puro esercizio di bravura tecnica (“La grande bellezza” ne è un esempio). Ma ci sono anche registi da cui noi ci aspettiamo già certe cose prima di entrare in sala, perché sappiamo che nei film precedenti le hanno sempre adottate. E’ il caso di un Quentin Tarantino per esempio, che offre sempre allo spettatore dei personaggi forti sullo sfondo di un’esplosione pulp di rimandi e citazioni. Succede anche con i fratelli Dardenne, maestri del cinema francese da diversi anni, che nelle loro opere ripropongono storie di vita vera, con personaggi estremamente umani e vicini alla nostra sensibilità. Qualcosa insomma di molto simile ad un “Neorealismo 2.0”, in cui a farla da padrone sono i personaggi lasciati ai margini della società. Intendiamoci, non che in questo fatto ci sia qualcosa di sbagliato, però riproporre a lungo andare storie sempre molto simili tra loro può generare noia o disaffezione agli occhi di chi guarda.

Un fatto che rischiava di riproporsi nella loro ultima fatica, che arrivava dopo una carriera di infiniti successi. Ma la mano dei grandi maestri si vede proprio in queste occasioni ed è così che “Due giorni, una notte” non si trasforma nella fiera del già visto ma in uno dei migliori film dell’anno. Ci troviamo in Francia, ma in questo caso il dove è solo un pretesto per indicare qualsiasi luogo dell’Europa martoriata dalla crisi economica. In una piccola fabbrica che produce pannelli solari lavora Sandra, madre di due bambini, con uno stipendio che la fa arrivare a malapena alla fine del mese. La situazione precipita quando i suoi colleghi vengono messi davanti ad una scelta: votare per il rinnovo del contratto di Sandra, considerata l’anello debole visti i suoi gravi problemi di depressione, oppure licenziarla e ricevere un bonus di mille Euro. Se la donna resta, gli operai non riceveranno i soldi. L’esito della prima votazione è disastroso, ma grazie a un errore formale si deve ripetere il voto una seconda volta, appena finirà il weekend (due giorni e una notte per l’appunto). Sarà questa l’occasione di Sandra per convincere i suoi colleghi a farla rimanere. Una corsa contro il tempo e contro l’egoismo della gente dall’esito estremamente incerto.

I Dardenne mettono a segno un ennesimo grande colpo con una storia che punta dritta ai sentimenti dello spettatore. Un film in apparenza elementare per il modo in cui sembra essere realizzato, ma in realtà connotato in maniera fortissima dallo stile semplice ed asciutto dei due fratelli. Non è il virtuosismo e la ricerca dell’inquadratura perfetta ad interessarli, bensì una solida sceneggiatura che racconti il dramma umano di tante vite così vicine e simili alle nostre. Raramente al cinema si incontrano storie di questa portata emozionale, capaci di creare empatia e sofferenza già dai primi fotogrammi. E’ un dono raro, che i Dardenne ci regalano superando per l’ennesima volta l’ostacolo della routine stilistica. Un film semplice, ma estremamente riuscito grazie anche alla prova immensa della sua attrice protagonista. Marion Cotillard impressiona per la sua capacità di restituirci migliaia di sfaccettature dell’animo umano sul grande schermo. E la sua prova non si esprime tanto con l’uso della parola esibita e pronunciata, quanto piuttosto con la capacità di trasmettere emozioni attraverso i silenzi e le espressioni di un volto perfetto per l’inquadratura cinematografica. “Due giorni, una notte” è anche un’importante chiave di lettura per capire il modo di raccontare una storia con un occhio europeo, rispetto al tradizionale tema dell’American dream a cui Hollywood ci ha abituato. E’ una storia che più che vista va vissuta. “Due giorni, una notte” è Cinema che diventa struggente quotidianità.

Alvise Wollner 

MORE FROM ALVISE WOLLNER

ENTRA NELLA COMMUNITY

We use cookies to ensure that we give you the best experience. If you continue without changing your settings, we’ll assume that you are happy to receive cookies from our website. anytime by typing