È da un po’ che non mi siedo davanti ad una pagina bianca e una tastiera, in parte perché totalmente assorbita dalla routine lavorativa e domestica, in parte per timore di non riuscire a riempire questa pagina bianca con i miei soliti sproloqui.

Ed eccomi qui senza niente di particolare di cui scrivere ma con tante cose normali da raccontare.

Perché ho deciso proprio oggi di sedermi davanti a questa tastiera non lo so. Forse perché oggi mi sono ritrovata con poche cose da “dover” fare e tante da “voler” fare.

Sveglia tardi, colazione abbondante mentre mi porto avanti guardando un episodio delle tante serie tv che divoro (forse un giorno parleremo anche di questo), musica, metto in ordine il mio armadio (era necessario), allenamento soft, stretching gambe e schiena che mi ricordano che non so fare più né il ponte e né la spaccata, corsa al supermercato perché ho voglia di pizza e di quella fatta in casa ovviamente, ancora musica, impasto della pizza pronto. A questo punto avrei potuto scegliere tra guardare l’ennesimo episodio dell’ennesima serie tv, leggere quel libro che ho comprato e che non ho ancora iniziato o provare a SCRIVERE.

 

Ho scelto la terza opzione.

 

Accendo il pc. Mi serve un po’ di musica. Sicuramente il maestro Einaudi saprà come aiutarmi.

 

Riordino i pensieri così come oggi ho riordinato il mio armadio.

 

Avete presente quando il vostro armadio è talmente pieno di roba, talmente in disordine da costringervi a vestirvi sempre con le stesse cose? E Poi finalmente quando arriva quella giornata in cui avete voglia di mettere ordine nella vostra vita iniziate a riordinare l’armadio e di conseguenza a indossare nuove cose che nuove in realtà non sono, ma semplicemente erano passate in secondo piano per colpa del caos.

E così dopo un breve viaggio mistico all’interno degli angoli più nascosti del mio guardaroba sono riuscita finalmente a mettere in ordine il mio armadio e quindi posso indossare di nuovo le cose che fino ad oggi avevo trascurato.

 

(Si sto usando il mio armadio come metafora della mia vita).

 

Ed eccomi, “ritorno da te senza niente da dire, senza tante parole, ma con in mano un raggio di sole”, direbbe Jovanotti. Infatti è proprio così. Non ho un granché da dire ed è questo il bello. La mia vita è in ordine anche se non ho avventure speciali da raccontare. Non posso scrivere di viaggi entusiasmanti o di notte brave per il momento, ma solo della vita, quella che scorre abbracciata alla normalità.

 

Forse finora era proprio questa la paura, quella di essere troppo poco interessante, di non avere niente di entusiasmante da raccontare, non perché le mie giornate manchino particolarmente di entusiasmo, ma perché oggi la normalità sembra un po’ passata di moda.

E fidatevi non lo sto dicendo con tono polemico.

Bellissimi i social dove i Travel bloggers ci portano alla scoperta di posti meravigliosi, le beauty bloggers spacchettano i loro milletrentordici pacchetti, le influenzzzzers ci portano nei vari eventi organizzati da questa o quell’altra azienda.

Interessante vedere tutto ciò semplicemente con il nostro smartphone e sono la prima ad esserne affascinata.  Ma ogni volta affiora un senso di non so che, forse quella sensazione di avere una vita troppo normale, senza eventi super cool, senza partenze avventurose alla scoperta di posti che si trovano dall’altra parte dell’emisfero, senza aziende super fashion che ci fanno arrivare a casa nuovi prodotti da testare o nuovi capi da indossare. Non sono contraria a tutto questo anzi (se volete inviarmi qualche regalino vi lascio il mio indirizzo), penso solo che ciò ci stia facendo sentire un po’ meno soddisfatti delle nostre vite “normali”, come se questa parola abbia assunto un valore negativo.

Ecco perché ho sentito la necessità di sedermi e analizzare la mia quotidianità, fino ad arrivare a capire quanto sia importante, a sera, sentirsi soddisfatti della propria giornata, anche se non l’abbiamo condivisa sui social o raccontata in un post, anche se si è svolta nell’assoluta normalità.

 

 

E per normalità intendo i rapporti semplici, i risvegli lenti, le telefonate e i messaggi inaspettati, le pause tra un cucchiaino colmo di Nutella e un aperitivo disorganizzato, le colazioni abbondanti, gli abbracci, i sorrisi, gli acquisti non premeditati, il rossetto preferito, la frase preferita, il sushi, la pizza del sabato sera, il cappuccino della domenica mattina, il plaid di pile nelle giornate di pioggia, gli occhiali da sole appena spunta un debole raggio, le giornate in cui ci si prende poco sul serio e quelle in cui ci si sente importanti, i difetti degli altri che smettono di essere difetti e ci strappano un sorriso, i nostri difetti che magicamente diventano il nostro segno distintivo, la canzone del giorno e quella preferita di sempre,  il film preferito di sempre, le storie d’amore che tutti “blea che schifo” e poi sono comunque incollati allo schermo, quel libro ancora sul comodino e quello riletto mille volte, il posto che puoi chiamare casa, il posto che puoi chiamare cuore e poi quel posto che puoi chiamare amico. Insomma LA VITA, normale, ma VITA.

 

 

 

 

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