Dopo quasi un anno dalla sua prima presentazione al Festival di Cannes, arriva anche nelle nostre sale l’apatica e inquietante storia d’amore firmata Jim Jarmusch. Un regista che scontato e prevedibile non lo è mai stato. Sugli schermi dal 15 Maggio.

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Ultimi giorni di una Festa del cinema che noi italiani con il nostro solito masochismo, non abbiamo saputo minimamente apprezzare. Gli incassi dei botteghini non hanno subito alcuna notevole inclinazione e le sale sono rimaste sempre vuote per metà. La crisi, il poco tempo libero, le giornate soleggiate hanno fatto senza dubbio la loro parte, ma non v’è dubbio che negli spettatori nostrani vi sia sempre più una vena di superiorità, mista a menefreghismo verso qualsiasi aspetto riguardante la cultura. Ecco allora che molti di voi si perderanno, tra i tanti, anche un film che ha fatto dell’originalità e dell’anticonformismo i suoi punti di forza.

Stiamo parlando di “Only lovers left alive” per dirla con il titolo della versione originale. Una pellicola che compie un lavoro di interessante rovesciamento degli schemi tradizionali e commerciali dell’industria filmica. Gli elementi di partenza sono una storia d’amore che ha come protagonisti (tenetevi forte), due vampiri. Ma state tranquilli, se da bravi malfidati state pensando di trovarvi di fronte a un ennesimo rifacimento di “Twilight” vi state sbagliando di grosso. Con una personalissima  impronta autoriale, Jarmusch costruisce quello che potremmo definire un melodramma apatico. Melodramma non nel senso di opera lirica, bensì di commistione quasi fisica tra quello che è lo svolgimento della fabula e la musica che le fa da sottofondo. Il film diventa così un racconto dal sapore post-rock, un viaggio lisergico in cui si ha la precisa sensazione di vivere fuori dal tempo in una dimensione ai limiti del sensoriale.

Se siete amanti dei film d’azione o delle storie accattivanti e ritmate, “Solo gli amanti sopravvivono” non è decisamente il film che fa per voi, ma se saprete apprezzare i silenzi, la buona musica e l’anti-convenzionalità vi perderete con piacere nelle vicissitudini di Adamo ed Eva, i due innamorati che attraversano le ere temporali guidati dal loro puro e semplice amore. Un sentimento, che mai come in questo caso si nutre del sangue e di una passione che non deve per forza essere travolgente, ma che come un lungo tunnel ci avvolge e ci racchiude inesorabile nelle sue viscere, fino ad arrivare al punto di non essere più in grado di abbandonarlo. Oltre a una scelta eccellente per quanto riguarda le musiche e l’intera costruzione sonora della pellicola, Jarmusch costruisce a meraviglia un film di interni bui e cupi, e pone un interessante dialogo d’esterni tra la piatta ed orizzontale solitudine di Detroit (metafora del mondo occidentale), e il caos antico e soffocante di Tangeri (il mondo orientale).

I due amanti sopravvissuti in questo mondo dalle tinte apocalittiche sono l’androgina Tilda Swinton, sempre precisa ed impeccabile nel suo mestiere e un Tom Hiddleston oggi all’apice della sua popolarità, protagonista in una prova per sottrazione che nel risultato finale è tutto sommato apprezzabile. Non convince però una ricerca a volte troppo evidente (e per questo irritante) di una dimensione che vuole essere alternativa a tutti i costi. Di un rifiuto categorico del mainstream in favore di una visione indie ed eccessivamente controcorrente (frasi del tipo: “Speriamo non diventi troppo famosa. Sarebbe un peccato per lei” ne sono l’esempio) L’Amore vampiresco di “Only lovers left alive” è perfetta metafora dei sentimenti di questo tempo. Un’epoca in cui sono sempre più rare le emozioni forti, e in cui il rosso acceso dell’Amore ha lasciato il posto alle tinte grigie e spente di una massa di individui che vogliono essere per forza diversi e non si accorgono invece di essere tutti atrocemente uguali tra loro.

 

Alvise Wollner

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