Arte in pillole

Treviso: turismo tra natura e silenzio

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Torniamo a scoprire quel piccolo gioiello che abitiamo: Treviso.

Treviso è città d’acqua: numerose sono le risorgive, localmente dette fontanassi, dalle quali prende vita una fitta rete di rii e ruscelli.

Treviso città d’acqua: il fiume Sile

Tra questi, quello più ricordato è sicuramente il fiume Sile, che costeggia a Sud il tratto lungo le mura rinascimentali e percorre tutta la Restera fino a Portegrandi.

Il Sile era già noto nel secondo secolo, ricordato persino da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, con il termine Silis.
Alcuni studi lo attribuiscono alla derivazione latina silensilenzioso, in riferimento alle sue acque tranquille; altri lo avvicinano al termine pre-latino sila che significherebbe canale.
Dall’idrografia si ipotizza anche la derivazione dello stesso nome della città, originato dalla tripartizione (tre visi) del territorio cittadino, creata dalla separazione degli affluenti del Sile (Siletto, Roggia, Cagnan).

Da sempre il Sile, come tutti i fiumi nella storia, ha rappresentato un fattore economico, ma anche ambientale e culturale, oltre ad essere anche la principale barriera difensiva di Treviso.

Quando, nel 1511, T15541012_10211643542354386_3437497365960158417_oreviso venne attaccata durante la guerra della Lega di Cambrai contro Venezia, i nemici si trovarono bloccati da un ingegnoso sistema idraulico, nonché difensivo, progettato da Fra Giocondo.

Nel 1509, Venezia affida a Fra Giovanni Giocondo da Verona (1433-1515) la costruzione dell’assetto murario di Treviso, come noi lo vediamo oggi, come ricompensa alla fedeltà dimostrata dalla città.
Fra Giocondo era anche uno dei massimi esperti di idraulica, e decise di sfruttare un sistema che permetteva, mediante una serie di chiuse, non solo di allagare la fossa esterna della cinta muraria ma anche di allagare tutto il territorio subito fuori dalle mura. Ecco che in quell’occasione i nemici dovettero fermare la loro avanzata all’altezza di San Giuseppe, poiché tutto il territorio era allagato e impaludato.

Treviso riuscì perciò a salvarsi grazie alle sue acque.

Itinerari e percorsi a Treviso: il GiraSile

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Abbandonata la frenesia cittadina, a dieci minuti da Piazza dei Signori, si ha la possibilità di percorrere un “corridoio ecologico” immerso nel Parco Naturale Regionale del Fiume Sile, comprensivo di diversi percorsi, tutti destinati alla mobilità lenta (ciclabile, pedonale e in barca), che collega, in un sistema a rete, diversi punti di interesse.

Il tratto più percorso è quello che collega Sant’Ambrogio di Fiera a Casier, passando per l’appena ristrutturata passerella dei Burci, in una passeggiata a contatto con la natura, nel silenzio della zona verde fiancheggiata dall’acqua.

Le sponde del Sile, nella zona di Fiera sono frequentate soprattutto per passare il tempo libero, ma un tempo, con la definizione di alzaie (ecco perché tutta la via è denominata Via Alzaia), erano destinate al traino da riva delle grosse barche che risalivano la corrente, tanto che ancora oggi è possibile individuare le tracce dei ganci usati per bloccare cavalli o buoi che trascinavano i burci per mezzo di corde intrecciate dette “reste”.

Da qui, il nome popolare che ancora oggi la Restera conserva.

Restera: paesaggio per estraniarsi

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Indotti, come per ogni viaggio, alla ricerca di aspetti positivi per colmare i disvalori di cui, idealmente, la vita di tutti i giorni è portatrice, siamo influenzati dal repertorio iconografico a pensare alla Restera come luogo di pace e di ristoro sia per il fisico che per l’animo.

Non è sicuramente un pensiero contemporaneo, ma è una sorta di tradizione che si tramanda iconograficamente dai tempi dei vedutisti veneti (probabilmente anche prima, ma le testimonianze più famose si hanno nell’Ottocento), in particolare con Guglielmo Ciardi (1842 – 1917).

Ciardi, vuole imprimere nella tela gli sbalzi cromatici della campagna veneta nella zona di Quinto, che incontra il fiume Sile in armonici giochi di colore, netti, limpidi, ma dal carattere pacificatorio.

guglielmo_ciardi_mulino_sul_sile

È lo stesso stato d’animo che si percepisce anche guardando le più moderne fotografie, che stereotipano la zona verde trevigiana e che sicuramente la promuovono valorizzandone la bellezza.

 

Ancora una volta le immagini precedono la visita al luogo, rendendo la meta mera destinazione da verificare e non scoprire. In questo caso, però, l’immagine diventa un’anticamera di preparazione ad un’esperienza a contatto con la natura che ogni volta, nelle emozioni, è sempre diversa.

 

Immagini: scattate da me e prese dal web

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