Arte in pillole

Treviso: Custode di Segreti Romani

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Buongiorno compagni di viaggio, nella nostra terza tappa approderemo a Treviso!

Sì, non serve andare troppo lontani, anche qui, sotto il nostro naso, possiamo scorgere dei ricordi lasciati dai nostri antenati.
Dobbiamo però fare un notevole salto temporale poiché tutti i reperti custoditi da Treviso sono di epoca romana.

Cominciamo con dei brevi cenni riguardanti l’antica Tarvisum:
Fin dagli anni Ottanta del Novecento si è ipotizzata l’estensione della città in una sorta di isola delimitata da Cagnan, Roggia e Sile, le cui mura si sviluppavano tutt’intorno questa zona, comprendendo l’attuale cattedrale e via Cornarotta (area bianca della carta).
Per quanto riguarda la sua organizzazione, gli studiosi hanno individuato tre zone occupate diversamente: l’area di S. Andrea, la più elevata della città, fu vista come luogo ospitante l’arx (altura maggiore che rappresenta il principale centro di culto) e il pretorio; Piazza Duomo intesa come zona residenziale o come zona pubblica destinata ad ospitare un teatro, un complesso termale o un tempio; mentre sulla lieve altura di Piazza dei Signori era collocato il foro e lì dove oggi c’è la Loggia dei Cavalieri, in età repubblicana sorgeva la basilica (edificio per l’esecuzione del potere giudiziario!).

Carta di Treviso in epoca romana

Individuata la zona delimitata possiamo procedere e andare a fondo, perché io non voglio soffermarmi sulla storia di Treviso ma su alcuni piccoli gioiellini di cui, ne sono certa, non avete mai fatto caso.
La mia sicurezza si basa sul fatto che prima di domenica 26 aprile non ne ero a conoscenza nemmeno io. Ho partecipato all’evento promosso dall’Associazione Ex Allievi Liceo Canova e ho potuto scoprire Tarvisum grazie a questa “passeggiata archeologica”.

Voglio riproporre l’itinerario guidato dal dott. Franco Luciani (assegnista di ricerca in storia romana ed epigrafia latina presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia):

1^ TAPPA: Il Calmaggiore. Proprio nel muro di fronte al negozio di Swatch troviamo il primo documento di epoca romana: un’edicola con due sposi (a destra la donna, a sinistra l’uomo) posizionata lì dal medioevo per volere di un nobile, durante la costruzione dell’abitazione per impreziosirla.

L’edicola è una piccola struttura architettonica che riprende le sembianze di un tempio ed ha la funzione di custodire l’elemento che vi è collocato. Solitamente eretta per le immagini di culto, era utilizzata anche come stele funeraria.

Edicola funeraria

2^ TAPPA: Il Battistero di S. Giovanni vicino al Duomo. Avete mai fatto caso alla sua facciata?
Ebbene, la prossima volta che passate davanti all’edificio ponete un po’ di attenzione e potrete notare a destra e a sinistra dell’entrata due esempi di decorazioni vegetali con volute e ghirlande tipiche del periodo augusteo e molto simili all’altare dell’Ara Pacis a Roma.

Lastre di pietra decorate

Perché troviamo qui questi reperti che molto probabilmente appartenevano ad una tomba?
Perché proprio vicino alla zona del Duomo, fuori le mura romane, vi era il sepolcreto e durante il Medioevo i costruttori degli edifici, esigendo materiale, trafugavano lastre di pietra decorate per dar maggior valore a monumenti o abitazioni.

3^ TAPPA: Il campanile del Duomo vicino al Battistero. Altra testimonianza romana, che sfugge agli occhi, è questa menade bacchica che riporta in alto l’iscrizione “Ecclasticum”.

Le menadi erano fanciulle seguaci del dio Dioniso (Bacco per i romani), che ne celebravano il culto con cerimonie e danze forsennate. Sono uno dei soggetti più rappresentati nell’arte antica, spesso proprio in preda alla frenesia, compiendo movimenti estremi, sottolineati dal corpo inarcato e dal panneggio dell’abito svolazzante.

Menade bacchica

4^ TAPPA: Il mosaico. Il famoso mosaico in Via Canoniche, rinvenuto nel 1967 a tre metri di profondità rispetto al livello dell’attuale pavimentazione, è l’esempio di arte romana più conosciuto in città.
Se ne vede solo un settore ma originariamente di disponeva per tutta la circonferenza delimitata oggi dai mattoni. Al momento del ritrovamento si è ipotizzato come pavimento di un battistero paleocristiano, oggi l’ipotesi più accreditata è che facesse parte della pavimentazione di una casa privata di lusso risalente all’incirca al 350 d.C.
Si possono distinguere tre o quattro registri:
1. Il registro esterno decorato con pesci la cui coda si avvolge in un tridente.
2. Il registro centrale nel quale è rappresentata una scene di vita bucolica, con tralci di vite e volatili attorno ad una figura, forse femminile, che raccoglie grappoli d’uva. Dal volto sembra la rappresentazione di una stagione, si pensa all’autunno visto il contesto nel quale si trova, ma è una supposizione come il fatto che fosse raffigurata assieme alle altre tre.
3. Il registro interno presenta ancora decorazioni marine con altri pesci e si ipotizza l’esistenza di un quarto registro ancora più interno nel quale la decorazione era puramente geometrica.

Mosaico

Treviso romana non si sintetizza solo in queste brevissime tappe, anzi, la nostra città è piena di altre testimonianze: dalle pietre calcaree che si ritrovano in alcuni edifici in Vicolo del Duomo, all’epigrafe funeraria con due tori e uno scudo inserita tra i mattoni di un’abitazione in Via Pancera, o ancora vicino all’osteria Tocai, dove sono stati rinvenuti resti di due domus romane e di un pozzo.

Proviamo ad aprire di più gli occhi, ad osservare e non semplicemente a vedere, così da poter valorizzare i tesori che detiene la nostra città, anche indirettamente, da normali cittadini curiosi!

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