Thanksgiving Day
Il quarto giovedì di novembre è tradizionalmente reso famoso in (quasi) tutto il mondo con il nome di Thanksgiving Day e cioè il giorno del Ringraziamento. Nella fattispecie, si ringrazia Dio per il raccolto ottenuto durante l’anno. Le origini di questo giorno arrivano direttamente da Plymouth, città inglese da dovè salpò la Mayflower e trovano radici a Cape Cod, dove arrivò l’11 novembre 1621 scaricando un centinaio di cittadini inglesi.
Il territorio allora selvatico e del tutto sconosciuto, per natura e clima, non permise di coltivare i semi che erano stati portati da casa e di sfamare la popolazione e quasi la metà non sopravvisse. Per loro fortuna, i nativi indicarono cosa coltivare e gli animali da allevare. Tra i quali il tacchino.
Con i loro consigli i pellegrini l’anno successivo ottennero un abbondante raccolto e decisero di indire una giornata di festa per ringraziare Dio. Ricordandosi anche di invitare chi aveva salvato le loro vite. Fu quello il primo Thanksgiving Day made in the US, a base di pietanze che poi divennero tradizione per le feste: tacchino e la zucca in special modo.

Il giorno del Ringraziamento in Italia
Questa breve narrazione per capire da dove deriva questa tradizione che sembra sia unica degli Stati Uniti d’America. Ma, forse, quello che molti italiani non sapranno è che anche l’Italia ha il suo giorno del ringraziamento. Ha una tradizione molto meno secolare di quella a stelle a strisce perché risale al più recente 1951, su iniziativa della Coldiretti e viene celebrato la seconda domenica di novembre mentre, a livello locale, si propone dalla festa di San Martino (11 novembre) alla festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio).

Non dimentichiamo le nostre tradizioni
Volevo precisarlo perché questa mattina mi è capitato di leggere un articolo che dava alcuni consigli sul perché anche noi italiani dovremmo festeggiare il Thanksgiving Day. Sbagliando, non ho voluto informarmi se il sito in questione sia anche registrato come rivista giornalistica e chi lo ha scritto sia giornalista, pubblicista o apprendista.
Ma leggendo quell’articolo (?) mi si è chiusa la vena perché mi fa capire come le nostre bellissime e secolari tradizioni stiano scomparendo progressivamente e quel che trovo ancora più triste che le stiamo cancellando dai nostri calendari per dare spazio ad altre che non ci riguardano, che non fanno parte della nostra storia millenaria. Non venitemi a fare il predicozzo (lo sapete che quando ero bambino cronometravo quelli del parrocco? Andavano tutti oltre il quarto d’ora!) dicendomi che sono un conservatore bacchettone che non accetta le novità. Ma non trovo niente da festeggiare non sentendomi partecipe di una tradizione altrui. Ci ricordiamo degli zombie di Halloween e non più dei nostri cari defunti! Per carità!
Non c’è niente di illegale nel celebrare le tradizioni degli altri e mettere in forno un tacchino ripieno di 15 chili, ma non dimentichiamoci delle nostre!
Che non sono i 10 anni dalla conquista del quarto titolo della Coppa del Mondo di calcio (l’anno prossimo) , ma ricorrenze che devono sempre ricordarci da dove veniamo, chi e cosa ci ha permesso di essere questo popolo, questa Nazione.
E dopo tutti i disastri naturali che ci hanno colpito, credo sia opportuno rendere grazie per poter godere del frutto della terra e del lavoro dell’uomo, facendo una profondissima riflessione sul consumo del territorio, che nonostante lo stiamo maltrattando, ci risponde sfamandoci.
Ma non fermiamoci qui, perché ci sarà sempre qualcuno dopo di noi. E’ importante educare le generazioni più giovani a rispettare la terra dove camminano, a ringraziarla ed a custodirla.
Diversi anni fa, un fisioterapista per distrarmi dalle terapie di riabilitazione (come ogni calciatore dilettante che si rispetti, anche io ho douto sacrificare un legamento crociato ed un menisco, almeno), mi regalò un semplice foglio ma con un contenuto interessante: il calendario gastronomico vicentino. Da quel momento l’ho sempre fatto rispettare in casa, grazie anche all’aiuto di mia nonna materna.
Da quando lei non c’è più e da quando ho perso quel foglio nel primo trasloco, qualche anno fa, faccio più fatica a ricordarmi i piatti tipici della cucina locale ed i proverbi che li accompagnano. Mi spiace molto e mi vergogno di più.
Alcune volte l’oracolo di Google mi soccorre, ma vuoi mettere quel foglio, grande meno di un A4, capace di contenere una storia? Nel suo piccolo, raccontava chi siamo, come e perché.
Non dovremmo mai scordarcelo. Bevendo un bicchiere di vino, gustando un pezzo di formaggio anche proveniente da tutt’altra valle.
Per esempio, sapete che il giorno tradizionale degli gnocchi cambia da regione a regione?
A Roma sono il piatto tradizionale del giovedì, secondo l’adagio “Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa”
A Verona invece nel giorno della sfilata dei carri di Carnevale si celebra il “Venardì Gnocolàr”, mentre in Campania il giorno tradizionale è la domenica quando si mangiano i gnocchi alla sorrentina, ovvero conditi con ragù napoletano e mozzarella e fatti gratinare al forno.
Alla salute.

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