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Il topo che si fa la doccia: la verità sul video virale

Il video del “ topo che si fa la doccia” diventa virale: 53 milioni di visualizzazioni in meno di 48 ore.

Commenti ironici, utenti divertiti, condivisioni a catena, cuori a profusione e diciamolo pure, tanta stoltezza.

I comportamenti umani che assume il topolino sotto la doccia nascondono ben altro, sono il sintomo di un maltrattamento. Sta semplicemente tentando di togliersi quella schiuma chimica a base di tensioattivi. “È palese – afferma Enrico Alleva, etologo dell’Accademia dei Lincei – che il roditore si trovi in una condizione di forte disagio

IL TOPO HA FATTO TUTTO DA SOLO

Il video è stato postato dal Dj peruviano Josè Correa, che incredulo difronte a tanta risonanza, ha dichiarato in un’intervista di essersi trovato per caso di fronte a quella scena. Certo, e noi stiamo inseguendo il coniglio bianco nel paese delle meraviglie.

“Per addestrare gli animali ad assumere comportamenti divertenti – spiega Alleva –  in alcuni casi i metodi usati prevedono anche punizioni che portano alla sofferenza di quest’ultimi”.

L’analfabetismo emotivo e il maltrattamento sugli animali non sono di certo una novità. In diverse occasioni video come questi hanno fatto il giro del web divertendo in modo spicciolo un certo tipo di pubblico. Chi  compie crudeltà di qualsiasi tipo verso gli animali manifesta diverse forme psicopatologiche che si alimentano di narcisismo, paranoie e senso di inferiorità.

Leggi anche: Chi da piccolo sevizia gli animali è un potenziale serial killer

LA LEGGE IN ITALIA

In Italia il maltrattamento di animali è un reato del codice penale e l’art. 544-ter recita così:

  1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 18 mesi o con la multa da 5 000 euro a 30 000 euro.
  2. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.
  3. La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell’animale.

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