Figli delle stelle

Tony Esposito: Il grande esploratore

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Il grande esploratore è il nome del primo grande successo di Tony Esposito. Prima di quell’album targato 1984 il percussionista di Napoli aveva lavorato con Pino Daniele (Vai mò, 1981), Edoardo Bennato (I buoni e i cattivi, 1974 e altri), Alan Sorrenti (Aria, 1972 e altri), Lucio Dalla (Automobili, 1976), De Gregori (nel suo omonimo del ’74) e moltissimi altri artisti italiani. Aveva pubblicato già cinque dischi e ricevuto consensi dalla critica.

De Piscopo con il già citato Pino Daniele, James Senese, Mark Harris e altri mostri sacri della musica italiana costituisce una delle tessere più importanti di quel sound che è stato poi battezzato ‘Napoli power’, unicum mondiale che metteva insieme jazz world funky e sensibilità partenopea. Qui un pezzo del live di Vai mo’ del 1981.

Il singolo che apre le porte al successo personale di Tony – e non più quindi come session man – è Kalimba de luna. Quella canzone viene subito coverizzata addirittura dai Boney M., toglie la patina di cantautorialità e provincialismo e lo fa esplodere come bomba partenopea internazionale. Qui sotto il video dei Boney.

L’anno dopo esce con Papa Chico, suo secondo standard di sempre. Kalimba è stata composta da Gianluigi Di Franco, altro musicista campano, che veniva dalla stagione del prog (aveva suonato il flauto e cantato nel gruppo prog Cervello) e che in seguito sarà uno dei primi in Italia a puntare sulla musicoterapia. Tanto per farvi un’idea della voce di Di Franco, ecco qui Luna, uno dei suoi più bei pezzi, uscito nel 1988.

Il suono di Esposito è una cosa che pur mantenendo la ritmica in primo piano non pesa mai, quasi una specie di maestro zen nel mare magnum delle tastiere, dell’effettistica elettronica che in quegli anni stava iniziando a spopolare. Una spora proto-new-age da Napoli. Un alieno.

Se pensavate che stesse con le mani in mano, se l’avete perso di vista, se pensavate che non suonasse più, alla fine del 2013 è uscito un disco su Sony in collaborazione con Andrea Lucchi alla tromba e gli ottoni dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il lavoro si intitola Tam Tam Brass ed è un riarrangiamento di standard di classica con ovviamente la predilezione su suoni world tribal. Da sentire.

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