CartaCarbone Festival

Tiriamo le somme. Diario di una volontaria al CartaCarbone festival

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Siamo arrivati al capitolo finale, al momento di tirare le somme.

Che bello aver fatto la volontaria! Sono stati quattro giorni (sei a dir la verità) a contatto con la gente!
Ho incontrato e conosciuto delle persone fantastiche e ognuno aveva sempre il sorriso sulle labbra e questo sorriso contagioso arrivava anche a chi chiedevano informazioni.

Sono stati giorni importanti a contatto di gente importante!
Devo ricordare Chi Trung? Ivano Marescotti? Paola Mastrocola? La simpatia di Paolo Nori? Giovanni Casellato col suo caffè offerto come ringraziamento a un semplice e sentito complimento alla sua mostra?
Persone importanti ma molto, molto umili e disponibili.

Maino e Cinquegrani intensi ed espressivi, la visione del capolavoro dei primi anni del Novecento di Buster Keaton “The General”, l’arpa e l’armoniosità di Alessandro Tombesi, la bravura di Marco Dalpane nel suonare 75’ senza sosta il pianoforte, e poi Stefano Benni, Moni Ovadia, Teresa de Sio, Lucia Annibali e i loro “tutto esaurito”.

E questi sono solo alcuni dei nomi, pochi in confronti a tutti gli ospiti, solo quelli che ho avuto la fortuna di seguire e di conoscere in questo festival scoppiante.

Sarò sempre grata a quest’esperienza, alla proposta e all’idea lanciata da Bruna Graziani e le Nine dell’associazione Nina Vola, grata a me che ho preso al volo questa occasione!

Tante sono le immagini viste ed impresse in me in questo festival: come dimenticare i momentanei caos mentali, il provare a dare indicazioni giuste per i vari luoghi, già in italiano a un certo punto c’erano difficoltà, dare informazioni sul festival in inglese ai due iraniani è stata un po’ un’impresa!
E tutti questi personaggi di giallo fosforescente vestiti, questi uomini quasi volanti a cavallo di biciclette o durante una scarpinata per le vie del centro? Come dimenticare lo sguardo curioso dei passanti che con garbo e delicatezza varcavano l’uscio per chiederti <scusi, di che si tratta?>

Quello che ho amato di più sono state le mie pause tra un turno e l’altro. Non parlo per via del riposo, quanto per la bellezza nel girare per Treviso col cartellino “VOLONTARIA” e introdurmi nelle varie location, sedermi e ascoltare la presentazione di un libro, avendo la consapevolezza che contemporaneamente c’è qualcun altro che incanta, commuove, impressiona o fa ridere.
Ma tutti i posti sono uguali sotto un aspetto: l’attenzione dello spettatore.

13.000 presenze. TRE-DI-CI MILA! E si sono sentite! Treviso era avvolta da un’altra atmosfera, ed è stato bello vivere questa città in questi quattro giorni intensi. C’era un’altra aria, che mi auguro ci sia più spesso.

È stata una corsa? Ho visto casa solo per dormire? Ma sono felice all’ennesima potenza, perché si è parlato di racconti, di poesia, di arte, scrittura e teatro. In una parola: ciò che adoro.

Il bello è stato nella diversità e quindi nell’originalità, nella personalità del presentarsi dei vari artisti: chi con un’intervista, chi con la lettura di brani del proprio libro, altri con una chiacchierata col pubblico o con immagini o altri ancora con suoni.

La mia schiena ne risente ma so che non è fatica, bensì soddisfazione.

Alla serata conclusiva del festival. Sul palco, tutti (o quasi) i volontari. FOTO DI FABIO FUSER

Alla serata conclusiva del festival. Sul palco, tutti (o quasi) i volontari.
FOTO DI FABIO FUSER

CartaCarbone è stato, è, e mi auguro continui ad essere il festival delle meraviglie!

GRAZIE.

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