Sciarada

TI RACCONDO L’ANNO CHE È STATO: WORLD PRESS PHOTO

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Da domenica in mostra a Milano i 150 scatti di quello che è ormai uno dei più importanti riconoscimenti in materia di fotogiornalismo: The World Press Photo 2014.

Associaizone indipendente, no profit attraversa 45 paesi con una delegazione che ogni anno, in rappresentanza della “Foundation”, controlla l’allestimento del tour mondiale che dal 1995 seleziona quelle che sono state le immagini più didascaliche dell’anno appena concluso. Tante le categorie: storie di attualità, vita quotidiana, notizie generali, sport news, volti ritratti in presa diretta, volti ritratti in posa, sport in azione e sport in primo piano. Un carosello che ripercorre, con climax differenti, fatti tragici e pieni di gioia, famosi e sconosciuti che senza il lavoro di questi addetti ai servizi – i fotogiornalisti – non sarebbero noti.

La rassegna non ha solo un valore documentale e di riconoscimento al lavoro di tanti, ma vuole riportare in primo piano le situazioni di crisi, i conflitti, i disastri naturali e per causa umana, raccontati nei giornali di tutto il mondo e quindi del mondo. Come se, una volta catturati una volta impressi nella pellicola, rimanessero sempre attuali, obbligandoci a non dimenticare.

A 10CorsoComo anche quest’anno viene così ripercorsa la timeline del 2013, che si è macchiata di grandi tragedia – The Bosthon Marathone e gli innumerevoli sbarchi profughi, ma raccontando anche di mondi e culture lontane – i culturisti egiziani in posa con le loro madri o il bonobo del Congo, la scimmia più vicina all’uomo che usa il sesso per comunicare.

La Press Photo of the Year, la “sintesi fotogiornalistica”, in questa edizione è stata vinta dall’americano John Stanmeyer con “Signal”. La foto, scattata sulla spiaggia di Gibuti, ritrae alcuni migranti africani con i telefonini in mano mentre cercano di cogliere nella notte il segnale della vicina Somalia per riuscire a parlare con i propri familiari. Nell’oscurità quei pallidi bagliori creati dai telefoni diventano emblematici del momento storico in cui viviamo, caratterizzato dalla diffusione della tecnologia e globalizzazione, ma anche dall’aumento del senso di alienazione e del divario sociale.

Tra i 53 fotografi premiati nelle varie categorie del concorso figurano anche tre giovani italiani, Bruno D’Amicis, Gianluca Panella e Alessandro Penso. Quest ultimo, Penso, ha vito il primo premio Notizie Generali ritraendo un centro in Bulgaria di 800 profughi in fuga dalla geurra civile siariana.
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Quello che colpisce nello scatto non è, come sarebbe normale pensare, il disagio vissuto da queste persone, che non compaiono nell’unica foto presente, ma sulla loro “traccia umana”, come abbiano cercato di adattare a loro uno spazio, cercando della privacy con l’uso di lenzuoli e teli, non adatto all’emergenza vissuta. L’inquadratura del fotografo si focalizza su come nell’emergenza l’uomo abbia necessità di ritrovare un nucleo o famiglia, una propria intimità e “casa”.
Tutta la mostra è costruita in un continuo sbalzo emotivo tra crudeltà e finzione, perpetua il contrasto tra civiltà e natura, lasciando in bocca – parafrasando Jilian Edelstein, mebro della giuria – una grande preoccupazione del mondo d’oggi.

 

PILLOLA DEL GIORNO
Il 17 maggio ci sarà l’inauguazione, sempre a Milano, della Galleria Leica e della mostra “THE RIGHT MOMENT”, insieme ai grandi fotografi Magnum Photos: Abbas, Bruno Barbey e Steve McCurry. Per  maggiori info:  

Leica Galerie comes to Italy

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