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The dark side of the artist

Kalos kai agathos. È greco. Sta ad indicare che ciò che è bello è anche buono, ma non sempre questo è vero, soprattutto se si parla del sottobosco dello star system hollywoodiano. Nel corso degli anni vari esponenti del mondo della recitazione, della regia, della produzione sono finiti sotto i riflettori (e lampade da interrogatorio) non per il loro talento ma per veri e propri crimini che, talora, hanno finito per stroncare delle brillanti carriere.

 

1) Kevin Spacey e Harvey Weinstein: il nuovo sexgate

C’è anche poco da dire, ormai tutti ne sono a conoscenza e i media hanno riempito pagine intere negli ultimi mesi. Harvey Weinstein era semplicemente il più potente produttore cinematografico del pianeta, i suoi film hanno ricevuto oltre 300 nominations agli Oscar (sì, non c’è uno zero di troppo), e nell’ambiente hollywoodiano era considerato, e si considerava, più intoccabile del Papa. Tuttavia a inizio Ottobre il New York Times pubblica un’inchiesta che getta più di un’ombra sulla condotta sessuale del soggetto e inizia un effetto domino che porterà a scoprire le decine di molestie ai danni di Gwyneth Paltrow, Lea Seydoux, Cara Delevigne e svariate altre donne. Lo scandalo ha inghiottito anche uno dei migliori attori della nostra generazione, Kevin Spacey, ponendo fine alla sua carriera per i comportamenti inappropriati con diversi uomini, alcuni dei quali minorenni all’epoca dei fatti. Netflix l’ha liquidato nonostante le gravi perdite economiche derivate dal cambio di rotta in House of Cards e Ridley Scott ha fatto ancora meglio: a una decina di giorni dalla distribuzione del film “Tutti i soldi del mondo” ha chiamato in fretta e furia Christopher Plummer per rigirare tutte le scene di Spacey, poi naturalmente tagliate dal film.

 

2) Woody Allen, Roman Polanski e Lars Von Trier: controversie dietro la macchina da presa

Scandali di questo tipo non sono del tutto nuovi nell’ambiente registico, anche se non sono mai state chiarite le circostanze i dubbi non solo non si sono mai placati ma addirittura esacerbati. È questo il caso del brillante e visionario Allen che negli anni 90 ebbe una decennale relazione con Mia Farrow, l’attrice all’epoca aveva al seguito 7 figli, alcuni dei quali adottati come la coreana Soon-Yi (di cui si trovarono delle foto di nudo in casa del regista). Mia e Woody adottarono insieme Dylan ed ebbero come figlio naturale (?) Ronan (c’è più di qualche dubbio sul fatto che il ragazzo sia in effetti il figlio biologico di Frank Sinatra). Il pediatra di Dylan accusò Allen di aver abusato sessualmente della bambina all’età di 7 anni, il regista si difese additando la Farrow come manipolatrice assetata di vendetta per la vicenda Soon-Yi.

Altrettanto gravi e più fondate le accuse invece che circondano Roman Polanski, condannato per aver approfittato di una minorenne il regista polacco scontò 42 giorni (sì, anche qua non ci sono errori di battitura) nel reparto psichiatrico del carcere di massima sicurezza di Chino, California. Prima di scontare il resto della pena Polanski scappò in Europa e dal 1977 non fa ritorno negli States a causa del mandato di arresto che ancora pende sulla sua testa, evitando accuratamente le gite in paesi che potrebbero concedere l’estradizione. C’è da dire che Polanski ebbe purtroppo a che fare con criminali di ben altro calibro, nel ’69 perse la moglie Sharon Tate in cinta di otto mesi sotto 16 coltellate per mano della family di Charles Manson nella sua villa di Beverly Hills (eventi che sono alla base del nuovo progetto di Quentin Tarantino, Once upon a time in Hollywood, annunciato come il nuovo Pulp Fiction).

Di altro genere sono le controversie che circondano il danese Von Trier, esponente di uno dei più interessanti e particolari (diciamo così) cinema d’autore. Nel 2011 alla presentazione di “Melancholia” al Festival di Cannes in sala stampa disse candidamente di capire e simpatizzare per Adolf Hitler per concludere con un “ok, sono nazista” mentre al suo fianco Kirsten Dunst stava morendo dentro nell’assordante silenzio della platea di giornalisti. Andarono a fargli visita i gendarmi francesi per interrogarlo, ma prima che la situazione sfuggisse di mano corresse il tiro dicendo che si trattava di uno scherzo.

 

3) Allison Mack: la reclutatrice di schiave

Che l’amica di Clark Kent nello spinoff televisivo Smallville potesse essere arrestata per traffico sessuale non ce lo si aspettava di certo. L’accusa è piuttosto solida e, è il caso di dirlo, insolita, e se confermata potrebbe costarle 15 anni di galera: la Mack sarebbe stata ai vertici di una setta chiamata dominus obsequious sororium con il ruolo di reclutare aspiranti attrici e donne in difficoltà, condurle da un santone e procedere ad un lavaggio del cervello e ricatti per renderle vere e proprie schiave sessuali con tanto di marchio a fuoco con le iniziali della coppia. Pare che avesse contattato anche Emma Watson tra le aspiranti serve ma non ci sono ancora conferme. Anche da questi eventi verrà tratta una serie televisiva che è già in lavorazione. Questa volta neanche Superman ti tirerà fuori dai guai Allison…

4) Mark Wahlberg: pugni e bastoni

Un’adolescenza non facile per il candidato all’Oscar Mark Wahlberg, già dipendente da cocaina all’età di 13 anni e con disturbi nel controllo dell’aggressività; all’età di 16 anni passeggiando per strada assalì ferocemente un signore vietnamita di mezza età prendendolo a bastonate sulla testa fino a lasciarlo privo di sensi, non pago raggiunse un secondo vietnamita e lo colpì senza preavviso con un gancio in un occhio rendendolo quasi cieco, il tutto condito da epiteti razzisti che continuò a ripetere anche una volta portato in centrale di polizia. Fu condannato per tentato omicidio a due anni di reclusione che tuttavia non scontò interamente. Fatti una camomilla ogni tanto Mark!

5) OJ Simpson: if it doesn’t fit you must acquit

Famigerato. Negli Stati Uniti viene ancora ricordato come il processo del secolo, the people vs O.J.Simpson, le surreali vicende giudiziarie che coinvolsero una delle star della trilogia della Pallottola spuntata (con l’indimenticato Leslie Nielsen) sono state recentemente raccontate anche da una serie televisiva di FX.

Ma facciamo un po’ di cronistoria. Il 13 giugno del 94 Nicole Brown, ex moglie di OJ, viene trovata morta accoltellata insieme all’amico/compagno Ronald Goldman in casa Simpson. Da subito OJ è il principale indiziato anche a causa delle precedenti denunce di violenza domestica. Pochi giorni dopo vengono trovate tracce di sangue compatibili con il sospettato e viene formulata l’accusa di duplice omicidio di primo grado per l’attore, che in quel momento si trovava in casa Kardashian con il suo avvocato, Shapiro, e gli amici Robert Kardashian e Al Cowlings. Alle 11 del mattino una volante della polizia arriva in casa Kardashian perché OJ avrebbe dovuto consegnarsi spontaneamente a quell’ora, ma una volta entrati in casa gli agenti succede l’impensabile: Cowlings e OJ fuggono dal retro e scappano a bordo di una Ford Bronco.

Le scene successive sono entrate nella mitologia americana: 20 macchine della polizia e un elicottero inseguono la Bronco sulla 405 di Los Angeles, tutte le televisioni si collegano all’unisono arrivando a interrompere la diretta di una partita dei playoff NBA. Nel frattempo Shapiro comunica che Simpson era molto turbato e nei giorni precedenti aveva pensato al suicidio, salta fuori anche una fantomatica lettera che confermava queste intenzioni; a conoscenza di questo il detective Lange telefona a Cowlings che gli riferisce di essere alla guida della Bronco con una 357 Magnum puntata alla nuca. Arrivati in casa Simpson i due furono circondati e OJ fu convinto a uscire dall’auto senza fare o farsi del male.

Se pensate che la parte teatrale sia terminata vi sbagliate. A processo il dream team di avvocati di OJ, capitanati di Cochran, provò che i test di DNA non erano stati eseguiti scrupolosamente secondo procedura e puntarono molto sulla prova rinvenuta in loco, il guanto in pelle del killer. Ora poco importa che il guanto si fosse rappreso di sangue e ristretto per l’umidità, che OJ indossasse sotto dei guanti in lattice, che Cochran condì il tutto con la memorabile filastrocca “if it doesn’t fit, you must acquit” (“se il guanto non calza dovete assolverlo”), al momento di indossarli Simpson fece fatica e tanto bastò per assolverlo dal processo penale, che gli sarebbe probabilmente costato la pena di morte. Ora lungi da me giudicare colpevole o innocente qualcuno, ma sarei più sollevato se OJ non conoscesse il mio indirizzo di casa…

Fu comunque considerato colpevole in sede civile (in cui basta una netta prevalenza di prove contro, ma non “l’aldilà di ogni ragionevole dubbio”) a un risarcimento di 34 milioni di dollari. Nel 2008 fu arrestato per rapina a mano armata e sequestro di persona e condannato (questa volta sì) a 33 anni di reclusione.

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