Dall'altra parte del vetro

“That’s a hole in my pocket”

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Apro questo articolo con una piccola prefazione. Da perfetta paracula dichiaro ufficialmente che io e la politica non abbiamo mai stretto amicizia. Ma non voglio fare quella ribelle che va contro il sistema e contro il paese a priori e senza un valido motivo, penso solo che ultimamente associo il governo italiano ad un grandissimo circo gremito di pagliacci e a me il circo non è mai piaciuto.

Per me non esiste destra, sinistra, Grillo con le sue stelline (che ormai gli ruotano intorno alla testa, visto la botta presa all’europee), per me son tutti uguali, una sorta di sciure che si trovano di pomeriggio dal parrucchiere e a parte il chiacchiericcio non riescono a combinare nulla.
Ma devo essere sincera, quando mi sono ritrovata come capo del governo uno che il giorno della mia nascita probabilmente non era già vecchio e decrepito, ero pressoché “felice”. Anche se ha raggiunto quella carica con dei modi abbastanza discutibili, era bello sapere che si dava spazio a qualcuno che probabilmente il giorno dello sbarco di Armostrong sulla luna, non era nemmeno nei pensieri dei suoi genitori. Finalmente una ventata di aria fresca, un po’ di gioventù in quella poltrona così importante.

Poi un giorno mi ritrovo a guardare il Tg, anche in maniera abbastanza distratta, visto che ultimamente la cronaca nera la fa da padrona. Ad un certo punto sento parlare di “tassa sui smartphone”. Da quel momento inizia la tachicardia: come una tassa sul mio amato figlioletto? Perché son sincera, lo ammetto, sono smartphone dipendente. La mia vita, soprattutto quella più intima, è gelosamente conservata tra quei giga di memoria. Li dentro si trova la vita che vivo veramente, mi piace avere i miei segreti. Devo pagare una tassa sui miei segreti? Diciamo proprio che non è così. I media non sono sempre sul pezzo.

La cosiddetta tassa sui smartphone si chiama “Equo Compenso”, non esiste da una settimana ma dal 2009, ed è una quota che le aziende produttrici di apparecchi elettronici, in grado di contenere musica (vedi gli stessi smartphone, tablet o chiavette USB) devono corrispondere allo Stato, o per meglio dire alla SIAE, come indennizzo sull’uso e la copia di materiale coperto dal diritto d’autore. Fino a qui tutto ok. Io non sono mai venuta a conoscenza di questo indennizzo, pensavo che il compenso sui diritti d’autore ci fosse solamente nell’atto dell’acquisto del CD e invece no.
Fino a pochi giorni fa questo “Equo compenso” era un’inerzia, da un minimo di 99 cent ad un massimo di 1,90 euro, ma da pochi giorni a questa parte le cose son cambiate, siamo passati da un minimo di 3 ad un massimo di 4,80 euro (tutto dipende dalle capacità del dispositivo).
Le aziende produttrici “assicurano” che non ci saranno degli aumenti su quei dannati e adorati aggeggi, ma visto che non sono nata ieri e non credo che signor Apple o signor Samsung si siano magicamente trasformati in Santa Claus, non credo che siano disposti a mettere di tasca loro centinaia di migliaia di euro.

Ma questo Equo Compenso è veramente così indispensabile? Cioè, tralasciando i vari iPod, iPad e iPhone, che possono riprodurre musica, ma una chiavetta USB o una semplice memory card vengono utilizzati esclusivamente per quello? Io posso utilizzare una chiavetta per metterci le mie foto del mare, la SIAE mi restituisce un compenso visto che quelle foto sono state scattate maldestramente da me? Credo proprio di no.
E poi la SIAE… Un’ente che guadagna circa 80 milioni di euro all’anno, che dispensa ai vari autori più soldi di quanto ne guadagnino con le vendite (se si pensa che il solo Vasco Rossi l’anno scorso è riuscito a guadagnare 1.600.000 € con i soli diritti d’autore), aveva veramente bisogno di questi rincari? Secondo il ministro della cultura Franceschini e il Presidente del Consiglio Renzi si, secondo il presidente della SIAE Gino Paoli e secondo i maggiori esponenti della musica italiana che come ho già precisato prima, prendono già la loro buona dose di denaro è tutto ok, anzi dovevamo pensarci prima, adeguarci alla Germania che ha aumentato i costi (e non all’Inghilterra che non ha questo Equo Compenso).
Si dice che i rincari porteranno dei guadagni pari a un totale di 200 milioni di euro all’anno, di cui 120 milioni verranno utilizzati per produrre giovani autori e visto che sono come San Tommaso, se non vedo non credo, spero che la SIAE si degni d’informarci sull’utilizzo dei nostri soldi. Non vedo l’ora di conoscere tutte queste giovani star.

E con questa nota sarcastica e con la vaga sensazione che ci hanno nuovamente preso per i fondelli, voglio chiudere con un pezzo degli Hard-Fi, si chiama “Cash Machine”, con un video molto carino dove tanti piccoli lavoratori lavorano in uno sportello bancomat. Ecco io m’immagino la cassa delle entrate dello Stato e tanti piccoli lavoratori con un sacco di lavoro da fare.
Alla prossima!

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