Arte in pillole
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Tempo di Pasqua: dalle tenebre alla Luce

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La Pasqua.

Che tempo meraviglioso:
il tempo in cui la luce sconfigge le tenebre;
il tempo della gioia, arrivata dopo un lungo periodo di silenzio e di meditazione.

Più dell’Avvento, la Pasqua mi dona un senso di speranza, di rinascita vera.
Per me la Pasqua è momento di chiusura dei conti e apertura del nuovo anno, per fare spazio a una nuova me: una Cristina 2.0, come mi è stato suggerito.

Dopo mesi difficili e stressanti come quelli di gennaio e febbraio (che inesorabilmente sembra durino un’eternità), con la primavera, mi do la possibilità di ricominciare, con un nuovo spirito, qualunque progetto mi si presenti davanti, abbandonando tutto ciò che mi faceva stare male e provando a vivere la vita così come viene, momento dopo momento, con pazienza ma anche coraggio e curiosità.

L’immagine per raccontare tutto quello che si sta scatenando nella mia anima in questi giorni, la recupero ancora una volta da Giotto. In quelle che sono diventate le mie due scene preferite: Compianto sul Cristo Morto e Resurrezione/Noli me tangere.

Compianto sul Cristo morto, Cappella degli Scovegni, 1303-1305

Compianto sul Cristo morto, Cappella degli Scovegni, 1303-1305

Resurrezione e Noli me Tangere, Cappella degli Scovegni, 1303-1305

Resurrezione e Noli me Tangere, Cappella degli Scovegni, 1303-1305

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I due affreschi della Cappella degli Scrovegni sono vicini tra loro, collegati simbolicamente, temporalmente e anche strutturalmente.

Nel Compianto sul Cristo morto troviamo una scena straziante: Cristo, dopo la Passione e la Morte in croce, viene deposto e pianto dai suoi conoscenti. Maria, sua madre lo saluta in un abbraccio tenero, dallo sguardo disperato ma anche dolce. Maria di Magdala invece, ai suoi piedi, persa, probabilmente ripensa a come Gesù è riuscito a guarirla col suo sguardo d’amore. Giovanni, allargando le braccia sembra urli dalla disperazione, mentre anche gli angioletti in cielo, tutti con un’espressione diversa, si dimenano e piangono la morte di Gesù.
In questa scena dolorosa, poniamo lo sguardo sulla struttura dell’immagine: l’andamento è crescente.
La testa di Cristo è il punto focale della disperazione, mentre il monte ci suggerisce una visione di speranza: il suo andamento verso l’alto culmina con un albero. Ad occhio nudo non si vede, ma quell’albero ha dei piccoli germogli.

Ed ecco, spostiamoci verso l’immagine successiva, il Noli me tangere: il monte della scena precedente ci dà l’idea di continuità, si ripresenta, questa volta decrescendo fino alla figura di Gesù risorto, il quale, col vessillo in mano ci fa intendere di aver vinto la morte.
Resurrezione, Vita, che si ripresenta anche negli arbusti e nelle erbe, nate sotto i passi di Cristo che fa fruttare anche dov’è deserto.

 

Vi auguro un tempo di rinascita, in cui abbiate modo di ricominciare da capo, di ripartire più forti di prima, perché è vero: la speranza è l’ultima a morire.

Buona Pasqua!

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