TCBF - Treviso Comic Book Festival

#TCBF| Focus On: Massimo Giacon – Intervista

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Artista, fumettista, musicista e designer, tutto questo è Massimo Giacon! Al Treviso Comic Book Festival ha presentato la lettura musicata de Il Mondo Così Com’è: Musica e Parole (disegni e musica di Massimo Giacon, storia e voce di Tiziano Scarpa); con questo volume Giacon e Scarpa hanno anche vinto il Premio Boscarato per il Miglior Fumetto Italiano. E dopo questo breve preambolo, godetevi l’intervista a Massimo Giacon…

I: Com’è entrata nella sua vita l’illustrazione?

M: L’illustrazione è entrata nella mia vita con lo stesso scopo per cui è entrata nella vita di tante persone come me e prima di me: ovvero per salvarla. A parte gli scherzi è proprio così, e come incipit scriverò con questa prima risposta una delle affermazioni più sincere e imbarazzanti: se non ci fosse stata la felicità unica che mi dà l’atto del disegno probabilmente in certi momenti mi sarei ammazzato.

I: Ha avuto qualche maestro?

M: Nessuno e centomila. Nel senso che mi accorgo di avere talmente tante influenze diverse che è difficile dirlo. Mi rendo conto che si tratta di una risposta abbastanza banale. Altri autori sarebbero stati più ironici o strafottenti e avrebbero detto “Stalin”, oppure “Dio”, ma la verità è che sono sempre affascinato da numerosi stimoli, e posso perdermi dentro le pagine di un disegnatore e innamorarmi di come disegna gli alberi, oppure ammirare frustrato come altri disegnano cose difficilissime come i cavalli, e odiarli profondamente perché non sarò mai alla loro altezza, ma alla fine trovo sempre un modo per disegnare le storie nella mia maniera, che non sarà la maniera migliore possibile, ma è “mia”.

I: Vuole raccontare la sua esperienza al Treviso Comic Book Festival?

M: Frequento Treviso Comic da moltissimi anni, fin da quando era gestita dal grande Silvano Mezzavilla, che mi chiamò come ospite in una lontanissima edizione del 1985, da allora non ho quasi mai mancato un anno, e per un certo periodo facevo anche parte del comitato “scientifico”. Adesso il Festival si è trasformato in qualcosa di diverso e Alberto “Alpo” Polita e Nicola Ferrarese sono riusciti (con grande costanza, abnegazione e pazienza), a riportare la manifestazione (dopo qualche anno di pausa) ai fasti del passato, anche se ora è completamente diversa, i tempi sono cambiati, e secondo me sarebbe ingiusto fare confronti con il passato. Si tratta di un nuovo progetto, e mi sembra che venga accolta ogni anno con maggiore gradimento sia dai trevigiani che dagli operatori del settore.

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I: Lei è anche musicista, cosa l’ha spinto verso la musica? E come si è sviluppata la sua carriera musicale?

M: Hum, chiamarla carriera direi che è fin troppo lusinghiero… Sono sempre stato immerso nel mondo della produzione indipendente, e la mia attività musicale ha sempre seguito un percorso parallelo alla mia attività di autore di fumetti, e anche se dall’attività musicale raramente ho ricavato guadagni sufficienti a vivere solo di quello, non sono mai riuscito a considerarla un semplice hobby. Quando persone che mi conoscono come fumettista vengono a vedere i miei concerti restano un po’ basiti dal fatto che non si tratti del solito autore che imbraccia la chitarra per cantare i successi delle colonne sonore dei cartoni animati giapponesi, ma di qualcosa di diverso (ho detto “diverso”, il che non vuol dire che sia migliore).

I: E cosa ci dice del suo interesse per il design?

M: Al momento è qualcosa di più che un semplice interesse, è un lavoro vero e proprio. Lo vedo come una estensione del mio disegno, solo che per un po’ di tempo il fascino derivava dal fatto che rendeva materiale e utilizzabile dei concetti astratti, ovvero delle semplici idee e dei disegni, ma oggi, con nuovi materiali straordinari, con le stampanti 3D e la possibilità di trasformare in prototipazione diretta anche le idee apparentemente più bislacche credo che la mentalità legata alla progettazione subirà dei cambiamenti abbastanza radicali. Siamo di fronte a un nuovo mondo da esplorare ancora a fondo.

I: Oltre a questi, ha anche altri interessi? E che progetti ha per il futuro?

M: Oltre a fumetto, illustrazione, musica e design vorrei continuare la mia ricerca artistica nel mondo delle gallerie di arte contemporanea, con cui ho iniziato un interessante percorso negli anni ’90. Non ho mai pensato che questi fossero mondi a compartimenti stagni, ma che ognuna di queste discipline confluisse e debordasse nell’altra, fino a rendere i confini sempre meno distinti. Ora sto pensando a una mostra sui personaggi televisivi, e dovrebbe intitolarsi Famiglia Allargata, e parte dalla semplice considerazione che i fantasmi dell’etere (televisione, web, radio, gossip), sono molto più presenti nelle nostre vite dei nostri parenti stretti. Dopotutto sappiamo molto di più su George Clooney che su quel che combina nostro cugino. Su come svilupperò questo concetto è ancora tutto avvolto nel mistero e nella nebbia… Poi ci sono nuovi oggetti Alessi, due nuovi libri e un sacco di altre cose che sicuramente al momento non ricordo.

I: Per quanto riguarda il design avrei una domanda personale da chiederle: leggendo il suo curriculum ho notato che ha collaborato con Ettore Sottsass, io sto scrivendo la tesi su Fernanda Pivano quindi posso permettermi di chiederle se lei ha conosciuto personalmente Sottsass e se ha avuto l’occasione di incontrare la moglie Fernanda Pivano?

M: Questa domanda richiederebbe una risposta davvero lunghissima e molto articolata: Ettore mi chiamò per collaborare con lui e con il suo studio nel 1985, quando era da poco uscito il mio primo libro a fumetti (scritto da Mimì Colucci, l’autore di molte delle mie prime storie), e lo fece proprio perché aveva visto quei racconti disegnati e vi aveva trovato delle sintonie comuni. La nostra collaborazione e amicizia è andata avanti fino alla sua morte, anche se non sempre con la stessa costanza. Ettore mi ha introdotto al mondo del design, che fino a quel momento per me era quasi sconosciuto. Per merito suo, e dopo un bel po’ di anni di fatiche, ora posso fregiarmi anche del titolo di designer, ma prima di avere il coraggio di definirmi tale è corsa molta acqua sotto i ponti e ho dovuto fare decine e decine di progetti e oggetti con varie aziende di design prima di potermi sentire un progettista a tutti gli effetti; anche oggi direi che lo sono, ma abbastanza “sui generis”, nel senso che da Ettore ho appreso un approccio più umanistico, emozionale e narrativo al mondo della progettazione, piuttosto che un approccio tecnico e funzionale. Non ho mai avuto il piacere di incontrare Fernanda Pivano, di cui ho sempre apprezzato le splendide traduzioni e il lavoro con scrittori e poeti che definire dei giganti è dir poco… Purtroppo quando ho conosciuto Ettore le strade sue e di Fernanda si erano già separate.

Grazie Massimo!

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