TCBF - Treviso Comic Book Festival

#TCBF| Focus On: Elia Bonetti – Intervista

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Elia Bonetti, classe 1983, da sempre appassionato di disegno, dopo gli studi artistici ha illustrato Diabolik, ha lavorato per Star Comics, Marvel e Soleil e attualmente lavora per Glénat. Un curriculum di tutto rispetto per questo artista che, in occasione del Treviso Comic Book Festival 2014, ha ottenuto un bel sold out al suo workshop dedicato all’uso dell’acquerello, tecnica di cui Elia è un maestro.

I: Cosa ti ha spinto verso l’illustrazione, il fumetto e l’arte?

E: Ho sempre disegnato fin da bambino. Non ricordo bene il motivo, ma credo che sia per una questione di vanità, quando da piccolo ti dicono che sei bravo a fare una cosa (e io non è che fossi bravo in tante cose) ti senti apprezzato e ne fai sempre di più. Poi un giorno ricordo di aver letto uno dei Tex di mio padre e in quel momento ho capito che da grande volevo fare il fumettista. Dopo essere diventato fumettista, ho cominciato a dipingere, in un primo momento solo per affinare la tecnica ed aprirmi nuove possibilità nel fumetto, poi mentre dipingevo ho scoperto invece di divertirmi molto ed ho ritrovato un lato di me, che per colpa del lavoro probabilmente, avevo un po’ abbandonato.

I: Hai qualche modello di riferimento?

E: Di modelli ne ho tantissimi e se ne aggiungono sempre di nuovi. In generale ho una forte predilezione per l’illustrazione di magazine degli anni 50/60 (Bernie Fuchs, Bob Peak, David Grove, Ferenc Pintér, etc). Poi tutti i grandi del fumetto ovviamente(Milazzo, Zaffino, Breccia, etc…).

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I: Sei considerato uno dei maestri dell’acquerello, come l’hai scoperto e come hai sviluppato la tua tecnica?

E: Ah si? Lo scopro ora di essere considerato un maestro dell’acquerello eheheh. L’ho affrontato per la prima volta molto superficialmente all’Istituto d’Arte, poi per parecchio tempo l’ho abbandonato perché mi sono dedicato al disegno puro e alla colorazione digitale, dal momento che stavo studiando per diventare un fumettista. Solo qualche anno fa, saturo del digitale, ho ripreso in mano un po’ tutte le tecniche tradizionali, perché ero stanco di stare seduto davanti ad un pc e sentivo la necessità di sporcarmi le mani, ma forse volevo solo sniffare i solventi. Comunque, ho capito fin da subito di avere una grande affinità con l’acquerello, almeno rispetto ad altre tecniche come la tempera che invece mi è sempre stata ostile. La cosa che mi piace di più dell’acquerello è la sua incontrollabilità e per sfruttare al meglio questa sua caratteristica ho deciso di dipingere “bagnato su bagnato”. Spesso comincio da un’idea, so cosa devo mettere, so che colori usare, ma poi buona parte dell’acquerello si compone da solo, è l’acqua a fare tutta la magia e si creano quelli che in gergo si chiamano “happy mistake” che rendono il dipinto unico, irriproducibile e molto umano.

I: Hai iniziato a disegnare per Star Comics e sei passato a Marvel e a vari editori francesi, tutti nomi importanti… Vuoi ripercorrere un po’ la tua carriera?

E: Si, hai detto bene, ho iniziato lavorando per Star Comics su una serie non molto fortunata perché in realtà è stata interrotta proprio al numero che avevo disegnato, quindi in sostanza non è mai uscito, ma avevo disegnato i prologhi di tutta la serie. Fortunatamente, poco tempo dopo, quando mi si è presentata l’opportunità di poter lavorare su una storia Marvel l’ho colta al volo, e così ho iniziato la mia esperienza con “La casa delle idee” su una storia di Capitan America. Di tanto in tanto capita di disegnare ancora per loro, tra un albo francese e l’altro. Nello stesso anno in cui ho iniziato con Marvel, facendo vedere il mio portfolio ad una importante fiera di settore (Angouleme), sono stato assoldato tra le file di Soleil con cui ho collaborato fino a quest’anno, per poi passare al mio attuale editore: Glénat.

I: Com’è stata la tua esperienza al Treviso Comic Book Festival? Hai avuto un sold out al tuo workshop, com’è andato?

E: È la mia seconda volta al Treviso Comic Book Festival, infatti non tutti si ricorderanno, ma molti anni fa feci una storia di Diabolik dedicata a Treviso e presentata al Festival di quell’anno. Personalmente mi sono divertito moltissimo, è una fiera unica nel suo genere che cerca di mescolare il mondo del fumetto a quello dell’illustrazione, la grafica, la street art, etc, campi che solitamente tendono ad essere (inspiegabilmente) separati. Per quanto riguarda il workshop, mi sono davvero stupito del sold out dopo pochi giorni, si vede che qualche amico veneto deve avermi fatto molta pubblicità. In ogni caso a giudicare dalla reazione dei partecipanti, mi sembra che sia andato molto bene, purtroppo il tempo non era tanto e ho potuto solo introdurre in linea generale quello che per me vuol dire fare l’acquerello, ma come input credo che sia sufficiente. Voglio ringraziare tutti quelli che hanno partecipato e l’organizzazione del TCBF, in special modo Alberto Polita e Nicola Ferrarese per avermi proposto di tenere questo workshop.

… E io ringrazio te, Elia, per avermi dato l’opportunità di intervistarti!

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