Arte in pillole

TAPPETI DI PIETRA: LA PAVIMENTAZIONE NEL MONDO ROMANO

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Oggi vi porto nel magico mondo del mosaico!

Sono sempre rimasta affascinata dalla pazienza che si deve avere nell’accostare tesserine minuscole per creare vere e proprie opere d’arte.
Oggi si utilizzano un po’ meno, ma nell’antica Roma i mosaici non potevano mancare nelle residenze o alle terme come rivestimenti parietali o pavimentali.

Il mosaico deriva dall’ usanza di rivestire il pavimento con tappeti di tessuto decorati, in voga soprattutto nella seconda metà del IV secolo, all’inizio dell’impero di Alessandro.

Tessuto dalla tomba di Filippo II, IV secolo a.C.

Man mano che si avanza nel tempo i mosaici si sostituiscono diventando veri e propri tappeti di pietra,  creati con l’utilizzo di elementi grossolani come ciottoli di fiume ovali o circolari, fino ad una produzione standardizzata nel modello iconografico e nelle tecniche con l’utilizzo di tessere sempre più regolari e piccole nelle dimensioni.

Fondamentale è la committenza: i lavori vengono fatti solo su richiesta, soprattutto privata anche se non mancano i mosaici negli ambienti pubblici.

Si possono distinguere due categorie, più che altro dal punto di vista qualitativo: i mosaici del Nord Africa con la caratteristica di essere policromi e i mosaici di Roma e Pompei molto spesso prodotti in “bianco e nero”.

Diverse erano anche le tecniche:
Cocciopesto: battuto in terracotta per creare una pavimentazione unitaria su una messa in opera in cemento
Tessellato: il classico mosaico composto da tessere
Scutulato: lastre ritagliate e messe in opera su cementizio o cocciopesto
Opus Sectile: ritaglio di lastre di pietre colorate e poste con motivi geometrici
Opus Vermiculatum: tessere talmente minuscole che sembra di trovarsi davanti ad una pittura.

Cocciopesto, Tessellato, Scutulato

Opus Sectile

Opus Vermiculatum

Per quanto riguarda i temi:
– spesso si fa riferimento al mito
– alla caccia
– una fiera che attacca un toro o un cervo
– acqua e ambiente acquatico, con rappresentazioni di Nettuno e la moglie Anfitrite
– cibo nella dispensa o durante un banchetto
– rappresentazione delle proprietà
– rappresentazione dei giochi

I canoni dell’iconografia si rifanno alla scultura, le figure si stagliano nel pavimento e i dettagli vengono rifiniti e messi in risalto da effetti chiaroscurali che danno l’idea di essere dipinti.

Questi artisti antichi non finiranno mai di stupirmi!
Nel quotidiano, con strumenti elementari sapevano creare opere d’arte che (per fortuna!) sono durate nel tempo e anche noi possiamo ammirare.

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