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Sviluppa ogni tua intelligenza

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Fare il test del QI per verificare quanto siete intelligenti non è poi così significativo. Chiedetevi piuttosto quali intelligenze avete sviluppato o potreste migliorare. Perché ognuno di noi è dotato di più forme d’intelligenza.
Ho scoperto questo in una chiacchierata con Rodolfo Cavaliere, ideatore del progetto “Sempre Meglio”, che ha l’obiettivo di aiutare le persone a intraprendere la via per un miglioramento continuo in diversi campi: dinamica mentale, sviluppo motorio e riequilibrio posturale.
Rudy ha affrontato questo percorso in molti anni di studi, ricerche e sperimentazioni su se stesso, su atleti professionisti e su persone che erano desiderose di migliorare il rapporto con il proprio corpo e con le proprie dinamiche mentali.
Secondo Cavaliere, ingegnere gestionale, istruttore in dinamiche mentali Metodo Silva, ex pallavolista e allenatore di volley e posturale, “ciascuna intelligenza ha un suo modo di comprendere ed interpretare la realtà che va lasciato esprimere e non incastrato nella gabbia delle procedure logico-razionali in cui spesso ci areniamo”.

Non si tratta di udire vocine nella testa come nel cartone Inside Out, quindi non spaventatevi e seguite questo sorprendente ragionamento al termine del quale, prometto, vi sentirete meglio!

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Sin dagli anni’80 lo studioso Haward Gardner aveva individuato nove diverse forme di intelligenza alle quali, negli anni, se ne sono sommate molte altre, tra cui quella musicale, quella naturalistica, etica, filosofica-esistenziale, linguistica, e così via.
Una delle intelligenze più potenti ed innate dell’essere umano è quella numerica, che ci permette di riconoscere il concetto di quantità. La professoressa Daniela Lucangeli (nota ricercatrice in apprendimento matematico e docente di psicologia dello sviluppo all’università di Padova) spiega:

«A pochi giorni di vita, un bimbo riconosce la quantità ben prima di saperla nominare con le parole. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che un neonato in braccio alla mamma discrimina 1. All’arrivo del papà discrimina 1 diverso da 1 e all’arrivo dell’infermiera 1 diverso da 1 diverso da 1. Non solo, all’interno del 3 il neonato è in grado di riconoscere maggiore, minore e uguale. Riconoscere le quantità – la base per contare – è infatti una capacità innata, sviluppatasi in migliaia di anni di evoluzione della nostra specie».

Questo tipo di intelligenza, con cui veniamo al mondo, è così forte ed importante che nonostante per sei anni non venga esercitata quasi per nulla sopravvive e si sviluppa. Provate a pensare a quali danni potrebbero subire le nostre intelligenze motoria e fonologica se sei nostri primi sei anni di vita ci tenessero immobili oppure nessuno ci rivolgesse parola.
L’intelligenza motoria è un tema particolarmente caro a Rudy, non solo perchè ha testato su se stesso l’enorme differenza di benessere e di performance da quanto l’ha scoperta e ha capito come addestrarsi a lasciarla esprimere, ma anche perchè, lavorando soprattutto a contatto con i giovani, vuole fornire loro gli strumenti adatti per riscoprire la gioia del movimento. Troppo spesso, infatti,l’incapacità di relazionarsi con il proprio corpo li porta all’abbandono dello sport in età precoce, con tutte le conseguenze che ne derivano a livello di integrazione sociale e di salute.
“Ciascuna intelligenza, per essere bene allenata, deve fare esperienze relative alla propria abilità”, afferma Rodolfo; non si può pensare di imparare una lingua studiandone mnemonicamente la grammatica; molto meglio ascoltare un madre lingua e provare a ripetere senza timore di sbagliare.

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L’abilità di sviluppare il talento di muovere il proprio corpo passa necessariamente dall’accettazione che c’è una parte più profonda di noi che, se lasciata esprimere, è in grado di produrre movimenti fluidi e senza alcuno sforzo. Provare a comandare il nostro corpo in azione con istruzioni verbali o sforzi per controllarlo porta inevitabilmente ad irrigidimento e fallimento.
Negli anni ‘80 Benjamin Libet ha dimostrato con un esperimento che nel nostro cervello viene registrata attività cerebrale relativa al movimento di un arto prima che noi abbiamo coscienza di volerlo muovere. La consapevolezza che stiamo per muovere un dito, in pratica, avviene qualche frazione di secondo dopo che una parte più profonda di noi l’abbia deciso.

Lo stesso avviene in molti campi come la fisica, la matematica, l’arte: e persone “brave in matematica” sono persone che usano una specifica parte del cervello capace di visualizzare concetti astratti e ad avere intuizioni che solo a posteriori, per mezzo di conoscenze teoriche e metodologiche, possono verificare e spiegare. Queste parti del nostro cervello non devono essere controllate, ma hanno bisogno di fiducia e di libertà di espressione.
Occorre allenare queste abilità con le metodologie adeguate e non chiedendo agli studenti di studiare a memoria formule e concetti che servirebbero solo a rafforzare la loro capacità fonologica e mnemonica che nella matematica, ad esempio, serve a poco. Sarebbe più efficace proporre esercizi stimolanti che aiutino a“vedere la matematica” attivando quella parte del cervello che permette di rendere reali concetti astratti.

L’intelligenza motoria ad esempio si allena per imitazione. È il caso del maestro d’arti marziali che tiene la lezione senza dire una parola, ma invitando gli allievi a imitarlo. E ancora dell’insegnante di danza che oltre a dare dimostrazione chiede ai ballerini di “ascoltare la musica e il proprio corpo”. Il problema è stato vissuto da Rudy in prima persona quando a trent’anni, all’apice di una brillante carriera pallavolistica professionistica, ha “mollato” perché non si divertiva più e tutto era difficile. La dimostrazione che invece questo approccio allunga la carriera, e la qualità della prestazione nonché l’autostima, è rappresentata da Valeria Rosso che ha seguito le “logiche” dell’intelligenza motoria che Rudy le ha proposto e a trent’anni ha deciso di lasciare il ruolo di centrale -nel quale non primeggiava- per riproporsi come chiacciatore-ricevitore meritando il riconoscimento di fuoriclasse internazionale.
Quando si pratica un gesto atletico, in particolare durante la concitazione del gioco, non c’è tempo per pensare e non si può sentire cosa sta facendo un compagno o un avversario. La concentrazione deve essere tutta sul proprio corpo. Bisogna lasciare che il gesto sia fluido e ascoltarlo così da registrarlo. In questo modo lo si potrà ripetere correttamente o si avrà chiaro dov’è l’errore. Verranno così meno le tipiche paure di sbagliare e con esse le frustrazioni anche in caso di sconfitta.

La grande sfida di progetti come “Sempre Meglio” è quella di diffondere (a scuola e in palestra; tra insegnanti e allenatori; alunni e atleti) la consapevolezza che il miglioramento può avvenire scoprendo e mettendo in pratica le strategie giuste per ogni intelligenza.
Tutto ciò, non solo aumenta le competenze in quei campi, ma permette di ottenere risultati importanti in termini di aumento dell’autostima e della conoscenza di se stessi.
Se sapremo mettere da parte l’ossessione per l’applicazione delle procedure logico-razionali a tutti i costi la fatica e lo sforzo di imparare scompaiono e ci si scopre fieri ed orgogliosi di espandere la propria zona di confort e scoprire i propri talenti.

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Per approfondire
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